Da “Per innata difesa (variazioni sul tema dell’umore)” – 12.11.2004


[…] i movimenti di scena ingannano l’attesa, sono l’illusione di una storia quasi pronta, o già in pieno svolgimento. Tutto potrebbe svelarsi di colpo, nel frastuono di un soppalco, nello squarcio di un telone. Assisto alla farsa del muro abbattuto da risollevare, del tubo da interrare. Se solo scavassero qualche centimetro in più nel pavimento, emergerebbe il dente d’oro di un Doria in cucina e l’anello di un Doge sotto il letto: la storia ha le mani bucate.
Corre anche il fanciullo che tiene in pugno il mare, per farne dono alla madre, ma le dita non si stringono abbastanza e alla madre porgerà le mani vuote da consolare.
Questo accade, in una casa martoriata dalla storia. […]

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Da “Per innata difesa (variazioni sul tema dell’umore)” – 03.11.2004


[…] Da microscopista, nella fitta tenebra del laboratorio al terzo piano, ho avuto spesso la sensazione di stare nella pancia di un grande pesce luna cieco, addormentato, o alla consolle di un sommergibile appoggiato sul fondale di una fossa, schiacciato da tonnellate d’acqua senza luce. Da dietro il periscopio, ho sperato spesso di intercettare il guizzo di un dio, o il salto di un diavolo nel buio, di vederlo spiccare sulla magra fluorescenza di un’alga, o nel palpito assetato delle ciglia di un paramecio. Ovunque abbia diretto la mia ricerca, però, ho colto solo gli artefatti delle mie protesi di vetro, i rumori elettrici, i fotoni persi a qualsiasi luce terrestre. È anche per questo che, dopo un paio d’anni, ho deciso di non proseguire il dottorato. […]

Da Per innata difesa (variazioni sul tema dell’umore) in Quattro Quarti di Antonio Diavoli, disponibile in tutte le librerie su ordinazione e su internet presso i principali rivenditori: barnes&noble | amazon.it | .com | .de | .es | .uk

Lettera: Genova, 8 dicembre 2006

Caro *,
eccoti gli undici estratti che avevo promesso a *, unitamente a una bozza di copertina.
Al momento non esistono ipotesi definite di pubblicazione in volume, solo un’intenzione e una promessa. A libro ultimato, credo si conteranno una sessantina di prose brevi senza titolo, seguite da un appunto conclusivo. Per la copertina, avevo inizialmente pensato alla foto scura di una ballerina, nell’atto di liberarsi dagli ingranaggi di un carillon, ma temevo di sovrapporre al testo un simbolo imperfetto e non combaciante. La figura della splendida signorina che ti invio, forse colta in una Parigi d’inizio Novecento, accompagnerà meglio, con la sua dolcezza, queste prime pagine, come fossero a lei dedicate. Del resto, i visi dei vivi si ritrovano, per conoscenza più profonda, in quelli dei morti: sono pochi quelli che restano, alla radice del cuore, soli.
Ti lascio alcune considerazioni conclusive, che potrebbero esserti d’aiuto nella stesura del testo per la rivista. Queste prose strette, come forse è giusto chiamarle, per non dire prose tout court, essendo in fondo poesie dal metro più libero e dialogato, sono state davvero, in origine, lettere e come tali spedite e lette. L’ordine in cui sono qui presentate è verosimilmente cronologico, anche se, tra l’una e l’altra, ho dovuto omettere alcuni testi, per rispettare la consegna degli undici richiesti. Mi accorsi che queste pagine non si limitavano solo a un rapporto epistolare, dopo la lettura di opere enigmatiche quali Cose o Bestie di Federigo Tozzi e la visione dei documentari di Vittorio De Seta e Luigi Di Gianni, esempi altissimi di un naturalismo visionario occulto e minore. Mi pareva di scorgere in loro una dimensione poetica scorticata, mondata da ogni trama, eppure ancora non pienamente sciolta da ogni vincolo con la vita. Tentai così di riordinare queste lettere nella forma che ora leggi, con la speranza di non sottrarre troppo della loro fresca ispirazione.
Un abbraccio e un ringraziamento per ciò che farai, quando avrai tempo.
Spero di riuscire un giorno a ricambiare la tua gentilezza.
Federico

Stuttgart, 2 novembre 2017

Caro *,
torno a scriverti dopo diversi anni su temi che tante volte abbiamo sfiorato o affrontato nelle nostre conversazioni: la sottrazione del soggetto e l’irruzione della realtà in tanta produzione poetica contemporanea. Siamo spesso inciampati in una infinità di equivoci intorno a questi punti e spero di non aggiungerne di nuovi con questo scritto.
Se penso che il nocciolo stesso della questione è racchiuso in una parola che nella propria radice ha quella di cosa (re-s), dunque di fatto non ben precisato ma indubitabilmente esistente, mi sento ricacciato al punto di partenza, a manipolare una pietra ben levigata, priva di connotati particolari, di venature o sfumature nel colore che ne suggeriscano composizione e provenienza. Eppure, di fronte a una parola che sembra racchiudere tutto per escluderci, qualcuno ha superficialmente e definitivamente liquidato l’uso del termine cosa, accampando teorie tanto diversificate da mettere in discussione la pretesa scientificità della propria analisi. Del resto, la critica di qualsiasi concetto, in qualsiasi campo, richiede, perché sia feconda, che l’idea in oggetto sia compresa a fondo in tutte le sue parti. Diversamente, si rischia d’imbastire un discorso sulla futura forma, altezza e fertilità di un albero adulto, ragionando sul seme o su un germoglio, ignorando tutte le avversità (o i casi favorevoli) che incontrerà nel suo sviluppo. Sono per questo convinto che tanto l’autorità dell’artista più appartato, quanto della corrente più in voga, vada sì cercata nei motivi che l’hanno spinta a fondarsi tale e quale è, ma che tali principi non ne costituiscono la teoria, non ne inquadrano pienamente gli sviluppi, ma ne sono i germi. Continue reading “Stuttgart, 2 novembre 2017”

Lettera: Chianale, 21 Febbraio 2015

Caro *,
oggi ho finalmente posto fine ad anni di fatica intorno a un testo. A breve, ne stamperò una bozza da inviarti, perché tu veda quanto impegno sia costato scriverlo, nella speranza sempre di raggiungere, con l’esattezza della forma, un contenuto di “verità”.
Le poesie, raggruppate ora in due sequenze, sono quasi tutti quelle di partenza, con parecchie ricomposizioni interne però e smottamenti da una parte all’altra, o rimozioni di strofe intere.
È un paesaggio carsico, quello che si offre al peso della scrittura, puntellato da ossessioni, scavato in certi punti più che in altri, nella frenetica ostinazione di seguire, attraverso il ventre della montagna, una vena, Continue reading “Lettera: Chianale, 21 Febbraio 2015”

28 Agosto 2014, Appunti da una gita sull’Appennino

Cara *,
nel fuori campo di Bergman, ho scoperto un’altra ossessione, un suono nuovo, che d’ora in poi me lo farà per sempre ricordare, come in Fellini il vento: la sirena di una nave al porto, quando attracca o salpa.
Per le stesse ragioni, credo, il fischio del treno, un attimo prima di entrare in galleria (o uscirne), quel pianto di nascita o scomparsa nella dissolvenza di una montagna, Continue reading “28 Agosto 2014, Appunti da una gita sull’Appennino”

22 Aprile 2014: Lettera da una casa in collina

Caro *,
forse è affiorato nei miei scritti quel substrato misterioso che per anni li ha nutriti, è diventato insomma materia stessa dei versi, si è mescolato al gioco dei significanti, staccandosi da quel margine di riflessione teorica, spesso a carattere epistolare, cui l’avevo relegato.
Questo non significa, naturalmente, aver sostituito la Letteratura con una fenomenologia della Letteratura, in cui il testo è terreno di prova per le sue stesse cause, effetto di un pre-testo ben più interessante, nel quale si annida il vero oggetto del discorso. Piuttosto, tendo a non rimuovere più dai versi gli indizi e le occasioni che li hanno rivelati, lasciandoli lì nudi, accanto a forme ben più liriche fiorite in essi, nelle quali la parola segue ancora le impercettibili increspature del discorso, per farsi forza e poesia e passare oltre.
Troverai certo alcuni tratti sorprendenti, Continue reading “22 Aprile 2014: Lettera da una casa in collina”

Lettera: Spotorno, 6 Gennaio 2014

Appunti riordinati dopo una conversazione
con Luigi Bosco sul progetto “In realtà la poesia”

Caro *,
il tuo «rapporto non istituzionale col testo» non è dissimile dal mio sguardo intorno e oltre il Canone, da molti inteso come un paradiso di Cantor, eterna aspirazione e saldo fondamento di ogni scrittore.
Ben arduo è il compito affidato al Noé di turno di fabbricare un’arca, che resista all’insistente dilavare di scritture che consumano la memoria e salvi l’opera del mondo, di tanto in tanto accostando a riva per l’imbarco dei superstiti di un secolo nuovo.
In un domani puro, ripulito dall’attrito delle voci, il carattere ermafrodito di ogni autore rifiorirà sulle terre emerse, ma l’azione irriducibile di scrivere, rianimata da millenni di silenzio, deporrà presto altra cenere sul fuoco, riportandoci al limite del buio, sull’orlo inaccessibile a qualsiasi parola.
C’è un altro nodo in ciò che scrivi: Continue reading “Lettera: Spotorno, 6 Gennaio 2014”

dopo la lettura di “Ode a Psiche” di John Keats

Caro *,
eccoti finalmente, insieme a questa lettera, le osservazioni e i pensieri sui versi che mi hai spedito.
Sei fortunato a passare tanto tempo tra i Romantici, alla ricerca di una più libera confidenza con il loro stile, che non ne sacrifichi però i valori formali e non mortifichi, in uno slancio teso alla modernità della lingua, i miti palpitanti e gli Dei creduti ancora vivi.
So quanto sia difficile scavare in una carne che non è la propria, eppure sentirsi tutto il dolore dell’operazione addosso, cercare con ostinata fede l’anima per trasmigrarla: questo, in fondo, è l’atto più sciamanico della traduzione.
Mi prende una vertigine, Continue reading “dopo la lettura di “Ode a Psiche” di John Keats”

Lettera ai lontani (e agli scomparsi) – appunti sotto il cielo di Kreuzberg

Cari *,
dopo molto che non ci scriviamo, abbandono in un angolo questo foglio d’appunti, che forse per curiosità un giorno ritroverete. Del resto, neppure di fronte a un addio mi sono mai tenuto dal pronunciarlo, fosse stato anche improvviso e sonoro come spezzare un ramo nel cuore del bosco.
Con alcuni di voi non ci siamo mai incontrati, con altri abbiamo trascorso le ultime ore insieme anni fa, seduti sotto un albero a parlare, o di sfuggita al bar, o ci siamo trovati in piedi per caso in metropolitana, spalla contro spalla, sorreggendoci a vicenda tra due fermate, nonostante la divergenza dei nostri ideali, prima di perderci in direzioni diverse.
Ho provato sempre a spiegarvi torti e ragioni di ogni mia scelta, ma ora conviene forse liquidarli tutti in una volta sola. La scrittura, Continue reading “Lettera ai lontani (e agli scomparsi) – appunti sotto il cielo di Kreuzberg”