n.75

In questi pomeriggi di sole, prendo spesso un foglio bianco e della carta vetrata, e mi siedo sotto un tiglio. Inizio a sfregare la superficie liscia senza bucarla, sino alle ossa sepolte, sino al reperto: un testo in tedesco da ricopiare con cura, strappato al silenzio.

n.74

Il limite di un’opera non sta nell’essere compiuta o solo pensata. Ci sono pagine meravigliose nelle intenzioni che resteranno tali. Ci sono poi opere scritte e accantonate che continuano a modificarsi per decenni, ma senza che si tocchi una parola. La misura è già definitiva e il silenzio le accarezza e non le sciupa.

n.72

Ci sono strumenti in cui più chiara è l’origine del suono: la viola, il violino, talvolta il pianoforte.
Lo sfregamento di una corda, il battito di un martelletto, il cigolio del legno in una vena della cassa armonica, ricordano lo scricchiolare delle ossa, il cedimento improvviso della voce che si fa corpo.

n.70

Cos’è la fitta, il colpo che senza pace rintrona dentro, come non ci fosse mai abbastanza vuoto, abbastanza spazio per smorzarlo? Però nel libro c’è una scomparsa, una morte forse, ma non so di chi: la mia? la sua?
La morte non è mai astratta, perché ha bisogno di un corpo e di affetti da recidere per compiersi: un sasso che si sgretola non muore.

Seppellitemi in montagna

Seppellitemi in montagna, evitando il disgustoso catering del funerale. A piangermi penseranno i temporali, a portarmi un fiore le stagioni. Più giro nei cimiteri, più resto incredulo dell’oltraggio dei vivi ai morti. Altrimenti, lasciatemi insepolto di fronte a una boutique, a una banca, o a una gioielleria, a puzzare e sputare vermi, atto certo meno rivoltante che usurarsi (o usurare) in prestiti, gadget, gioielli.

n.68

In guerra, chi non uccide muore senza colpe? O è l’esser stato in guerra già una colpa sufficiente a condannarlo? Essersi dato a corpo morto nell’annientamento collettivo, aver sperato nella buona sorte per schivare il colpo, avere sprecato il meglio delle proprie forze solo per salvarsi non è abbastanza?