Heus aquí la corba de l’ull – Paraula de Tenebra

Anticipazione da Paraula de tenebra.
Testo originale tedesco da Dunkelwort.
Traduzione in lingua catalana e lettura di Marta Vilardaga Vila.

 
Heus aquí la corba de l’ull,
el mirall cec del temps.

Des del punt de vista d’un ull
seria doncs alguna cosa?
Les dues meitats d’una poma?

Dos ulls fixos en el buit.
No van mai més enllà del mirall.

Res ens fa més sols
que la paraula
realitat.


 

Dies ist die Kurve des Auges,
der blinde Spiegel der Zeit.

Aus der Sicht eines Auges,
wäre ich etwas?
Zwei Apfelhälften?

Zwei starre Augen im Leeren.
Sie überschreiten den Spiegel nie.

Nichts macht so einsam
wie das Wort
Wirklichkeit.

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Tu saps – Paraula de Tenebra

Anticipazione da Paraula de tenebra.
Testo originale tedesco da Dunkelwort.
Traduzione in lingua catalana e lettura di Marta Vilardaga Vila.

 
Tu saps
on són les paraules
– de les síl·labes desaparegudes
bufen les ferides.

No feu soroll, vents!

Són d’aquest arbre els ossos
on fan gemmes els morts.


 

Du weißt,
wo die Wörter liegen
– aus verschwundenen Silben
wehen die Wunden.

Leise, ihr Winde!

Es sind die Knochen des Baumes,
in denen die Toten knospen.

Intervista Premio Elio Pagliarani

premiopagliarani

D – Sul suo rapporto così fecondo di suoni e immagini tra Poesia e Fisica. Perché ha scritto ad evidenziare questo rapporto: «quando mi occupo di Matematica o di Fisica, se non tentassi comunque la via poetica del linguaggio, mi sentirei perso nel buio dei simboli»?
R – Pensavo a un fatto sorprendente, l’entanglement quantistico: due particelle, per un certo tempo interagenti, possono continuare a comportarsi come un unico sistema anche separate da una grande distanza. Questa indissolubilità sublima l’etimologia del termine simbolo. L’equazione di Dirac, che descrive il fenomeno, ha l’ermetica eleganza di certi endecasillabi danteschi. Se la Fisica si compone ispirandosi al “mondo” e la Matematica ne è la lingua, cosa sta all’altro capo di un’equazione? Che rapporto simbolico si instaura con quel “mondo”? Certe equazioni ci interrogano come versi.

D – E ancora perché ha scritto (Inediti n.18) «Ciò che vorremmo toccare invece con meraviglia, (è) raccolto nell’oscurità della sintassi dei suoni»?
R – Nella precedente raccolta, Dunkelwort, sviluppo proprio questo tema. Rispetto alla scrittura matematica, la parola poetica coinvolge livelli di sintesi diversi: un’equazione non si legge, non ha musicalità, eppure ha uno stile. Il suono, che trascende i segni, ne arricchisce e complica il rapporto con la “realtà”.

D – Elio Pagliarani scriveva in Lezioni di Fisica: «e aspetto/ il suono di un oggetto la comunicazione dell’effetto/ su te, delle modifiche/ Non sono io/ che ti tradisco, chi ti prende alla gola è la tua amica/ la vita». Perché si può quindi considerare Pagliarani un autentico fisico del suono della parola poetica? Pier Vincenzo Mengaldo scrive a questo proposito che quello che privilegia Pagliarani è lo scorrimento dell’esistente che si traduce da una parte nel sistematico collage di lingua letteraria e linguaggi speciali.
R – Le lezioni incorporano, con estrema naturalezza, lo spirito della nuova Fisica, senza stravolgere la lingua, come accade invece in Joyce: ogni effetto, pur inseparabile dalla propria origine, non la svela. L’esistente argina l’onda d’urto della lingua, le parole luccicano in superficie.

[Dall’intervista a cura di Marcello Tosi, Corriere di Romagna, 29.12.2016]