Uno studio di Lorenzo Carlucci

Un’analisi approfondita di Lorenzo Carlucci su L’opera racchiusa QUI. Alcuni testi e una nota di Giancarlo Rossi su Atelier n.49.

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L’opera racchiusa – testi n.3

Dalla sezione Radici scoperte

 

i ciechi solo non vedono la via
davanti a loro muovono le dita
conoscono i contorni delle cose
le voci e i volti prima avvicinati

certo muta anche d’aspetto il giorno
e danno l’impressione di sapere
già il futuro i morti e per questo
calati lungo versi come lungo funi
qui, da parte in altro luogo, scesi
a fondo, sotto, in cerca di radici

*

restano però scoperti i passi
indietro dove non si può più
andare a tempo, a cogliere
i minuti in atto con la forza
spingerli davanti come l’acqua
a nuoto, cedere quel posto,
alzarsi, giungere se stessi
altrove, d’altre cose ormai
capaci come lasciarle ad altri
in sorte da esaudire, a turno
qui venuti a struggersi in segreto
sopra la maniglia rotta di una porta ferma
che non apre più alla stanza dove siamo:
ruota sì la chiave a vuoto, non dà scatti

 

L’opera racchiusa, di Federico Federici
Collana Festival a cura di Valentino Ronchi
Lampi di stampa, 2009, ISBN 9788848807999
Premio Lorenzo Montano 2009 nella sezione “Opera edita”.
In libreria su ordinazione e in tutti i principali rivenditori online.

L’opera racchiusa – testi n.2

Dalla sezione Radici scoperte

 

la città arriva prima delle case
lamiere e catrami nei canali neri
dentro fiumi rivoltati in aria
sulla pancia delle pietre ride
già una neve spoglia; non ha
fine sino a che la notte versa
ai margini degli occhi tutto
acqua scura di due pozzi
scavati dentro un prato

lega un pianto sotterraneo
mute le sorgenti, tiene l’acqua
cheta, sulle mani non ci sono volti

*

non proteggono le palpebre distese
gli occhi, sulle mani un poco calmi,
attenti, ripuliti al vento, invecchiati
sulle carte scritte, crollano al primo
tremito, macerie sulle fondamenta
proprie o polvere, derisi
in atto di sbocciare, fiori

 

L’opera racchiusa, di Federico Federici
Collana Festival a cura di Valentino Ronchi
Lampi di stampa, 2009, ISBN 9788848807999
Premio Lorenzo Montano 2009 per l’opera edita.
In libreria su ordinazione e in tutti i principali rivenditori online.

L’opera racchiusa – testi n.1

 

 

[ da l’anima tema ]

si cala in silenzio, luce da cielo – sta scritto
e ci si posa per assomigliare l’uno all’altro
al termine di tutto in niente – si è scoperto

e sono più che i tentativi queste offerte
alle madonne cave e di sangue
sangue rifinire l’anima di dentro a fuori
perché di foglia e ramo e di non altro è la ragione

da terra a cielo la perfezione è nell’attesa

 

 

nella luce appena ferma il tuo volto
forse per ammonimento mi cancella
il nome sulle labbra, forse qui d’un tratto
muto sempre rinascente è di traverso
il lume dentro il vetro in una casa vuota
visto alla finestra acceso come un segno

 

 

qualcuno, che prima è venuto, è andato via lasciando
presto il suo sigillo d’acqua al centro della stanza Continue reading “L’opera racchiusa – testi n.1”

Giovanni Catalano su “L’opera racchiusa”

 

per aver soltanto vòlto il viso al tuo passaggio
hai finito lì da dietro di guardarmi, dove non vedevo
a onor del vero: non sono forse belli i tuoi occhi? o
come non sapessi già il colore dei capelli, l’opera
dolce delle labbra, il fiato, il dono della voce, chiusi
dietro al dito che indicava la più breve via in silenzio

 

C’è un atteggiamento mistico di fronte ai simulacri dell’immaginazione e del ricordo.
In una poesia che è religione della poesia, il poeta si muove misurando ogni gesto e ogni silenzio, risparmiando la luce perché la luce è sacra, la luce brucia irreversibilmente.
E la luce è quello che resterà di noi dopo la nostra morte, per persistenza retinica.
Ma anche la luce ha una velocità finita e questo ci condanna ad arrivare sempre in ritardo.
Per cui questi appunti di viaggio, scanditi dall’ansia di misurare, sono traditi dalla paura di non trovare una corrispondenza spazio-temporale nelle cose e nelle parole.
Il poeta si muove, deve muoversi, deve viaggiare perché ogni saluto per strada, ogni incontro fortuito, può farsi salvezza.
Non è dato sapere se il poeta si muova alla ricerca delle tracce lasciate da una donna nella speranza di indovinare il prossimo momento di un incontro, se prevalga la paura di dimenticare e quindi commettere in futuro gli stessi identici errori (se bastasse la memoria), se – come dopo un trasloco – il vuoto di una casa abbia magicamente risparmiato qualche indizio, un capello, una fotografia.
C’è un attraente odore di polvere quando si entra in questa casa e, tra una poesia e l’altra, quel silenzio di chi resta in piedi a guardarsi attorno perché è arrivato in ritardo (o in anticipo) ad un incontro importante.
Ci sono morti che non si rassegnano, che ancora parlano ai morti.
E se è la distanza a rendere tutto impossibile, la ricerca della via più breve è il tormento degli uomini attaccati alla terra, con le loro radici scoperte, non a caso l’indice che chiude le labbra è lo stesso che dà indicazioni stradali.
Nella missione etica di significato, nella ricerca del senso (sia esso regola o eccezione) il poeta deve mettere in discussione non solo la percezione ma l’esistenza tout court.
Allora il logos (parola, numero, rapporto) è la cura quotidiana che dobbiamo al mondo, perché esista davvero.

Giovanni Catalano