Dunkelwort (e altre poesie) – Nuova edizione

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Dunkelwort (e altre poesie) (ISBN: 978-1326223373)
Edizione riveduta e ampliata, con una lettura di Marta Vilardaga.

Presentazione al Festival di Berlino

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Estratti dalla sezione L’imitazione di Dio

Il libro è disponibile su Amazon .IT, .COM, .DE, .CO.UK

A tea cup in Frankfurt am Main (lùmina, n.29)*

a Eugenio Calabi e Shing-Tung Yau

a parte il capitolo inaugurale del mattino
– a colazione con lettura dei giornali –
in quale spazio di Calabi-Yau somatizzi la storia?
ammetti la tua volatilità verbale
da incantatore di basilico? eh,
ora più vivente che esistente
perfezioni il cibo in punta di forchetta
ingurgiti centimetri di fibre e carni
resisti in ogni specie
                       dal tuo catalogo di universi:
i micromondi, le superstringhe
                                 oblunghe
pendenti al pezzetto duro di lapis lazuli,
la superstizione di parole in-crociate
che si ripetono a frantumi di matière à penser,
di frasi, di forse, di accerchiamenti densi
sorvegliati una volta e l’altra stringati ai denti,
disegni della croce in odor di morte
l’ordinata composizione delle mani, irreale quasi

(aussi faut-il qu’Il soit parfois
assassiné)

*In lùmina (archivio apocalittico farsesco) (La Camera Verde, 2012).
Un’edizione critica può essere ordinata QUI.

n.60 – Il cinema delle origini e la musica futurista

La striscia di celluloide non ancora esposta alla luce è l’inconscio filmico perfetto, nelle cui profondità si cela intatta e indicibile l’opera. Il diaframma, sorta di palpebra in bilico tra il sonno e la veglia, disegna i contorni del buio e gioca a diffrangere il mondo.
Durante la presentazione di Histoire(s) du cinéma al Festival di Locarno (1995), Jean-Luc Godard sostiene che «nel Cinema dei primi decenni c’è uno slancio, una forza che è stata irregimentata per la prima volta con l’arrivo del sonoro […]». Sino a quel momento, in lavori quali Rhythmus 21 (Hans Richter, 1921), Symphonie diagonale (Viking Eggeling, 1924), o Berlin – Die Sinfonie der Groβstadt (Walter Ruttmann, 1927), che coglie il respiro di un’intera città, i movimenti della macchina da presa, i viraggi cromatici, l’uso di nude forme geometriche che richiamano il dinamismo cubista di Georges Braque, o il neoplasticismo e le riflessioni teoriche di Piet Mondrian, racchiudono di per sé una notazione ritmica, musicale e la stessa tecnica di compensazione/opposizione delle luci acquista valenza timbrica. Per contro, al di fuori di precisi schemi (tetracordo, contrappunto fiammingo ecc.), il suono è considerato rumore: gli strumenti (a fiato, a pizzico, a percussione) e, nel canto, l’uomo vanno accordati e intonati in un’amalgama distillata e pura, esatta quasi nel senso ideale della Matematica.
Con l’avvento della macchina, l’impianto regolare e ripetitivo degli ingranaggi progettati e tarati a perfezione acquista, nell’orecchio degli artisti più spregiudicati, un valore formale che si discosta dal rumore. Ogni macchina sembra avere in sé una voce, un suono proprio, frutto di miriadi di cinghie, incastri, sfiati e attriti. L’accordo tra i congegni nel funzionamento, o la somma di più macchine al lavoro nel fragore dell’industria acquistano un contorno musicale sovversivo e nuovo. Le catene di montaggio nei capannoni, le strade tagliate dalle rotaie dei tram, le valvole metalliche e gli scambi, gli scoli, i sibili e i risucchi d’aria, i soffi dei camini e i fischi, le condutture gorgoglianti fanno, della città moderna, una fisiologia complessa ma regolata, una sterminata orchestra obbediente alla bacchetta della Scienza e allo spartito del progresso. La sala del perpetuo concerto futurista è ovunque, dai pontili del porto dove s’alza l’assolo di una sirena, al vicoletto che accoglie e amplifica il coro di una filanda all’alba, dallo stradone impolverato su cui modula le rotative una tipografia, alle pagine d’assedio di Adrianopoli in Zang Tumb Tumb (Filippo Tommaso Marinetti, 1914). Fioriscono così, in ambito musicale, pagine memorabili quali Risveglio di una città (Luigi Russolo, 1914), L’aviatore Dro (Francesco Balilla Pratella, 1920) o Balli plastici (Fortunato Depero, 1918), emblematico progetto di teatro futurista con il contributo di Gilbert Clavel, che anticipa, nella grottesca figurazione del ballo di marionette–automi, alcune linee tematiche e stilistiche di Metropolis (Fritz Lang, 1927). Mi pare che proprio questa rivoluzionaria estensione della teoria musicale abbia, tra le altre cose, ispirato un Cinema diverso, sottraendo all’immagine il controllo esclusivo della scena, sino a dividere col silenzio una parte che prima spettava solo al buio e al nero: l’inconscio, su cui s’imprimono luce e suono.

n.58 – Reperti del silenzio

Passeggiando lungo un tratto di sentiero ghiacciato, ho raccolto foglie accartocciate, grovigli di radici e piume di uccelli, gusci, semi e cortecce rosicchiate dai cervi. Da tempo, catalogo reperti di bosco, esplorandone le pieghe e le torsioni invisibili, i tagli inferti dai rumori, sempre in cerca di un indizio, di quell’attimo preciso in cui l’ultima parte viva della pianta si atrofizza e il silenzio s’impossessa dell’intera struttura, trasformandola in scultura organica. A ogni frammento associo una didascalia, un verso lungo che perimetri le circostanze del rinvenimento, lo collochi nel corpo vivo del bosco e formuli un’ipotesi sulla sua storia.
Questa pratica d’archivio rigorosa si ispira alla scrittura: come su radure brulle sembra non affiori nulla, non lo scheletro di un fiore, non lo stelo di una sempreverde disseccata e invece tra le pietre spunta il croco, così la parola buca i punti morti del discorso e all’orecchio accosta il fiato corto e pende aperta sull’abisso, come sopra l’acqua nera si spalanca l’occhio.

n.57 – Sul cinema delle origini (Über das Alte Kino)

In svariate sperimentazioni, l’accurata distorsione dei suoni e dei rumori, l’artefatto della pellicola strappata, il viraggio dei colori o il fruscio dei solchi dai grammofoni al posto del silenzio creano l’impressione che ci sia stata un’altra epoca in cui veramente si è vissuto, un’età dell’oro, pura e che di quella sola resti una nostalgia inappagata, un’interferenza incancellabile che non risolve mai il presente.

*

In mehreren Experimenten haben künstlich hergestellte Effekte wie Klangverzerrungen, Risse im Filmband, Verfärbungen oder das Knacken eines alten Grammophones, den Eindruck erweckt, dass man nur in der alten Zeit wirklich gelebt hat, in diesem einen goldenen Zeitalter, dem Original, und dass von dieser nichts als ein unerfülltes Verlangen bleibt, nicht löschbare Störungen, die die Gegenwart niemals beheben kann.

n.56 – Un fischio di poiana

Chino su una pietra, ne interroghi le facce più affilate, la soppesi tra le mani, poi la getti al fiume, riconsegnandola a un fondale erboso o a una fessura di roccia, ventre da cui, sbrecciandosi, è venuta.
Scandagli senza pace una terra muta, toccata appena dal vento, spezzi lentamente canne e arbusti secchi lungo i greti, strappi i fogli morti al libro sino al cuore del silenzio. Ogni passo in più è misura di un esilio interminabile.
Con un fischio in cielo, la poiana, creatura senza poesia, mostra quanto è alta invece la vocazione del volo sulla miseria dell’abisso.

Finds of silence – Funde der Stille

genre: objects
technic: installation/archive
material: organic
year: 2016 – ?
ongoing archive on Behance
exhibition: “Stille”, Group Global 3000, Berlin, (13.01 – 10.03.2017)
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ABSTRACT

Trees act as living antennas, collect mechanical stimuli from air and soil pressure, adjust their freshly sprouted architecture, embody prints in the slow, continuous growth of their permanent structures. The back and forth vibration of particles, regardless of whether they belong to air, soil or whatever else, affects the living things embodied in the medium.
Each single cell hears sound, in the overall state of tension or slack a tree is capable of. Sound is an active force which constantly tends to shape things, leaving unexpected folds within vibrating structures. Silence, whose boundaries avoid tracing, hides somewhere within and around each shaped thing. It is the haunting, ultimate message morphed into dead trees transformed into a fortuitous sculptural medium.

Jede einzelne Zelle hört Geräusche, ob der Baum angespannt oder entspannt ist. Schall ist eine aktive Kraft, die unaufhörlich die Dinge formt und in schwingenden Strukturen unerwartete Falten finden lässt. Stille, deren Grenzen keine Spuren hinterlassen, verbirgt sich irgendwo innerhalb und um jede geformte Sache. Sie ist die eindringliche, letzte Botschaft, die in tote Bäume verwandelt wird, die wiederum in ein zufälliges plastisches Medium verwandelt sind.
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