weißes werk

Dunkelwort (e altre poesie) – Nuova edizione

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Dunkelwort (e altre poesie) (ISBN: 978-1326223373)
Edizione riveduta e ampliata, con una lettura di Marta Vilardaga.

Il libro è disponibile su Amazon .IT, .COM, .DE, .CO.UK

Estratti dalla sezione L’imitazione di Dio

n.35

Torni al bianco della pagina, dove hai messo al centro una parola prima di partire, come un sasso sepolto nella neve del bosco, per ritrovare un giorno il punto esatto dell’incontro con un cervo e non calpestarne l’orma.
Immutata è la parola e impronunciabile nel suo limpido silenzio. Ogni idioma ne addolcisce il suono, ma la prima sillaba ferisce in bocca. Ha respinto l’insistenza del discorso, che è rimasto a lungo scarno e senza oggetto.
Salda, in terra, la pietra sull’impronta, centro e origine del bosco.

Quaderni

QuaderniFrontCon la serie Quaderni, inizia la pubblicazione di un archivio di lavori fuori catalogo, o di inediti giunti a una forma propria, ancorché provvisoria, accompagnati da appunti, manoscritti, bozzetti o disegni.
L’indice di ogni quaderno è disponibile nell’anteprima e il genere (poesia, prosa, critica, scienza ecc.) indicato nella scheda del libro, così come il livello di revisione (prima edizione, seconda edizione ecc.), aggiornato solo in presenza di significativi avanzamenti, qualora si tratti di opera in lavorazione.
Via via che l’Editore renderà disponibili codici di sconto per le spese di spedizione, li segnalerò su queste pagine.
Buona lettura.

n.34 Istruzioni per l’innesco di un fuoco (in assenza di fiammiferi)

Avvicinare tra loro due parole simili, simmetriche, allitteranti – affilate selci da percuotere e sfregare.
Il silenzio – l’esca.
Pronunciarle, combinarle con un certo saliscendi degli accenti, ascoltare cosa dicono, non arrendersi alle prove, al rumore che precede l’accordarsi del discorso – insistendo con la giusta forza e inclinazione, sprigionare una pioggia di scintille, non temere d’infiammarsi.
Predisporre una sequenza e via via che altre parole, ridestate dal trambusto delle sillabe, si affacciano afferrarle – avvicinare le pietre all’argine del fuoco.
Cancellarle – richiamare l’esca.
Occultarle – eccitare con la tenebra la luce.

n.33

Quello che ti appare oggi degno di sopravvivere in un discorso poetico è una parola talmente scarnificata, sacrificata al silenzio o colta nel balbettìo della vita, da essere quasi la scheggia rimossa dal corpo che ne soffriva, minuscolo osso che, insieme agli altri, appartato, componga lo scheletro di quel discorso. Per questo, forse, inorridisci di fronte alla scrittura degli ultimi mesi, rigettando la nobiltà di quel dolore disinteressato.
Hai rinunciato ai dialoghetti privati ricchi di sentimentalismi, di ambizioni spacciate per traguardi e di risentimenti: nessuna di queste occasioni risolveva il problema, ma ora maneggi un osso e interroghi nella sua lingua la morte.

Cinque congedi d’addio

Congedarsi è l’atto, forse un po’ formale, di chi si allontana senza ipotecare il futuro con il peso di un addio. Eppure le parole di Carraro affondano nel ripetuto fallimento di prendere una volta per tutte le distanze da qualcosa o qualcuno, voltare le spalle, magari con una scusa, e andarsene. Il loro scopo è subito chiaro: porre fine a un’incertezza, essere definitive, provocare un addio, senza falsificarlo con vuote formule di cortesia, rimuovendo ogni puntello biografico, seppellendo memoria su memoria. Tra le macerie urlano ancora le mille morti che un uomo si dà vivendo ed è lì che resta intrappolato il dolore, in attesa di essere giustiziato dal tempo e mutilato dal corpo.
Le due sezioni d’apertura (Ode al padre e Ode agli amici) costituiscono un unico incipit esteso, che assume spesso il tono di un invito a comparire, rivolto a imputati che sono anzitutto custodi e testimoni della coscienza di chi si appresta a liquidarli, giudicando se stesso. La sentenza è già scritta e non prevede assoluzione, ma solo discussione del caso, elencazione di colpe e discolpe, lettura finale delle ragioni e congedo.
La prima ode sfiora alcuni temi della celebre lettera kafkiana, nella quale la figura paterna tende a stagliarsi su tutte le altre, aspra e intransigente col figlio. Qui non sono però contrapposti ammirazione e disprezzo verso un’autorità comunque riconosciuta, ma difficile da scalfire con le sole ragioni dell’adolescenza. Il padre, l’antagonista per natura, si trova costretto in una condizione di subalternità nel presente (rispetto al figlio) e nel passato (rispetto al proprio padre). È come se lo spazio di una generazione fosse saltato e questa mancanza dovesse venir riscattata. Read the rest of this entry »

Appunti dal passo del lupo #2

Messo di fronte a un albero come a me stesso: non so dare voce al vento; non so lasciarmi avvicinare dagli uccelli; non so offrire riparo nel mio corpo, senza dolore; non resisto all’accanito assalto degli insetti, alle prodigiose armate di formiche, decise al contrabbando di un’artiglieria di briciole e di semi, alle bande di termiti nel fragrante impasto della notte, ai bruchi pelosi e lenti, ai ragni appesi alle loro bave, solitari; conosco i buchi e le trincee, i bivacchi aperti a scariche di colpi, divenuti prima nascondigli, poi tombe; i prati crivellati dai proiettili, come dai fiori; l’affanno della marcia, l’ansia dei passi felpati nel buio; i visi calpestati dei sepolti, coperti di tralci precoci, o quelli scavati dal fiume: le loro ossa, trascinate in nessun porto, s’incastrano ai sassi nei muri – perciò la casa non ha pace e l’erba trema.
Come l’albero, però, so restare solo, nel mio bosco.

Per ordinarne una copia, scrivere qui, con oggetto “appunti del lupo”.

Carteggio XXVII

federico federici:

L’altra metà di un carteggio (di tanto tempo fa). Il video a cui si accenna nella lettera è QUI.

Originally posted on Carteggi Letterari - critica e dintorni:

Caro Federico,

Il fuoco con gli anni si va spegnendo e dovrebbe tornare la misura. Non ci sono date precise per la crescita, né per la misura, io ho sovvertito le regole prevedibili per natura per diverso tempo, ma oggi sono tornata ad essere vecchia, per fortuna, con   autoironia insperata. Riesco ad essere sempre meno “social” anche per questo, per l’esigenza di tornare a esprimermi in linea retta, per estensione, ma soprattutto per elezione e misurata selezione. I social sono dei tritatutto che centrifugano velocemente ogni pensiero e il nostro modo di intendere la comunicazione si va avvilendo sempre più, mutando inevitabilmente al passo con i tempi e con le esigenze frenetiche di questo continuo mordi e fuggi. Leggo prose e prosette piene di punti e accapo, o senza punteggiatura, quasi prive di sintassi. L’oggettivazione di tutto e la rapida assimilazione dello stretto necessario pare essere il nostro pane quotidiano. Non c’è da sorprendersi…

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Giancarlo Rossi su “Appunti dal passo del lupo” (Quaderni della Luna, 2013)

Gli Appunti dal passo del lupo di Federici, usciti nella collana “Quaderni della Luna” curata da Eugenio De Signoribus, offrono lucide meditazioni intorno ai temi della scomparsa e dell’abbandono. Ambientati in paesaggi nei quali sembra caduto un inverno perenne, che quasi cancella il corso delle stagioni, insistono sulla figura dell’Uomo, essere consapevole della morte, che conferisce alle cose la propria tragicità e si fa testimone e custode della creaturalità degli animali, o del segreto delle piante nel cuore del bosco. Qui, la Storia si concretizza nei manufatti dispersi tra i ruderi sull’Appennino, nei rifugi di guerra scavati nella pietra, o nelle trincee crivellate di colpi, dove i soldati, feriti o dispersi, hanno lasciato combattendo una sete d’aria e di luce inestinguibile.
La fatica di chi tira su ancora i tronchi con le funi dai fossi, o risale sentieri coperti di ghiaccio da solo, l’incontro fortuito con una volpe, o l’estenuante lotta tra insetti su una pietra infuocata dal sole ispirano la stessa gioia amara della contemplazione.
Pur trattandosi, almeno formalmente, di prose, la parola è tesa e asciutta, quasi rispetti la cadenza di un verso, ma quella misura è anzitutto morale e non retorica.
In appendice, le struggenti lettere al padre che, lasciando alle spalle ogni suggestione biografica, raccontano la solitudine e la paura dell’abbandono senza essere intimistiche ed esprimono quel mistero senza svelarlo.

Giancarlo Rossi

Per ordinarne una copia, scrivere qui, con oggetto “appunti del lupo”.

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