weißes werk

Dunkelwort (e altre poesie) – Nuova edizione

Dunkel2

Dunkelwort (e altre poesie) (ISBN: 978-1326223373)
Edizione riveduta e ampliata, con una lettura di Marta Vilardaga.

Il libro è disponibile su Amazon .IT, .COM, .DE, .CO.UK

Estratti dalla sezione L’imitazione di Dio

Appunti dal passo del lupo #2

Messo di fronte a un albero come a me stesso: non so dare voce al vento; non so lasciarmi avvicinare dagli uccelli; non so offrire riparo nel mio corpo, senza dolore; non resisto all’accanito assalto degli insetti, alle prodigiose armate di formiche, decise al contrabbando di un’artiglieria di briciole e di semi, alle bande di termiti nel fragrante impasto della notte, ai bruchi pelosi e lenti, ai ragni appesi alle loro bave, solitari; conosco i buchi e le trincee, i bivacchi aperti a scariche di colpi, divenuti prima nascondigli, poi tombe; i prati crivellati dai proiettili, come dai fiori; l’affanno della marcia, l’ansia dei passi felpati nel buio; i visi calpestati dei sepolti, coperti di tralci precoci, o quelli scavati dal fiume: le loro ossa, trascinate in nessun porto, s’incastrano ai sassi nei muri – perciò la casa non ha pace e l’erba trema.
Come l’albero, però, so restare solo, nel mio bosco.

Per ordinarne una copia, scrivere qui, con oggetto “appunti del lupo”.

Carteggio XXVII

federico federici:

L’altra metà di un carteggio (di tanto tempo fa). Il video a cui si accenna nella lettera è QUI.

Originally posted on Carteggi Letterari - critica e dintorni:

Caro Federico,

Il fuoco con gli anni si va spegnendo e dovrebbe tornare la misura. Non ci sono date precise per la crescita, né per la misura, io ho sovvertito le regole prevedibili per natura per diverso tempo, ma oggi sono tornata ad essere vecchia, per fortuna, con   autoironia insperata. Riesco ad essere sempre meno “social” anche per questo, per l’esigenza di tornare a esprimermi in linea retta, per estensione, ma soprattutto per elezione e misurata selezione. I social sono dei tritatutto che centrifugano velocemente ogni pensiero e il nostro modo di intendere la comunicazione si va avvilendo sempre più, mutando inevitabilmente al passo con i tempi e con le esigenze frenetiche di questo continuo mordi e fuggi. Leggo prose e prosette piene di punti e accapo, o senza punteggiatura, quasi prive di sintassi. L’oggettivazione di tutto e la rapida assimilazione dello stretto necessario pare essere il nostro pane quotidiano. Non c’è da sorprendersi…

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Giancarlo Rossi su “Appunti dal passo del lupo” (Quaderni della Luna, 2013)

Gli Appunti dal passo del lupo di Federici, usciti nella collana “Quaderni della Luna” curata da Eugenio De Signoribus, offrono lucide meditazioni intorno ai temi della scomparsa e dell’abbandono. Ambientati in paesaggi nei quali sembra caduto un inverno perenne, che quasi cancella il corso delle stagioni, insistono sulla figura dell’Uomo, essere consapevole della morte, che conferisce alle cose la propria tragicità e si fa testimone e custode della creaturalità degli animali, o del segreto delle piante nel cuore del bosco. Qui, la Storia si concretizza nei manufatti dispersi tra i ruderi sull’Appennino, nei rifugi di guerra scavati nella pietra, o nelle trincee crivellate di colpi, dove i soldati, feriti o dispersi, hanno lasciato combattendo una sete d’aria e di luce inestinguibile.
La fatica di chi tira su ancora i tronchi con le funi dai fossi, o risale sentieri coperti di ghiaccio da solo, l’incontro fortuito con una volpe, o l’estenuante lotta tra insetti su una pietra infuocata dal sole ispirano la stessa gioia amara della contemplazione.
Pur trattandosi, almeno formalmente, di prose, la parola è tesa e asciutta, quasi rispetti la cadenza di un verso, ma quella misura è anzitutto morale e non retorica.
In appendice, le struggenti lettere al padre che, lasciando alle spalle ogni suggestione biografica, raccontano la solitudine e la paura dell’abbandono senza essere intimistiche ed esprimono quel mistero senza svelarlo.

Giancarlo Rossi

Per ordinarne una copia, scrivere qui, con oggetto “appunti del lupo”.

il rovescio a parola (lùmina, n.12)*

eppure ti scrivo
parola a venire
t’invito nel tuo futuro
che non porti altrove,
troppo sarebbe averti
per nome

qui sono i giorni
di ogni altra attesa
parola staccata
mutilazione terrestre
escrescenza del tempo
che accosta e compone
le parti, nostre disinteressate
morti di spirito

vera o non vera per poco Read the rest of this entry »

Lettera: Chianale, 21 Febbraio 2015

Caro *,
oggi ho finalmente posto fine ad anni di fatica intorno a un testo. A breve, ne stamperò una bozza da inviarti, perché tu veda quanto impegno sia costato scriverlo, nella speranza sempre di raggiungere, con l’esattezza della forma, un contenuto di “verità”.
Le poesie, raggruppate ora in due sequenze, sono quasi tutti quelle di partenza, con parecchie ricomposizioni interne però e smottamenti da una parte all’altra, o rimozioni di strofe intere.
È un paesaggio carsico, quello che si offre al peso della scrittura, puntellato da ossessioni, scavato in certi punti più che in altri, nella frenetica ostinazione di seguire, attraverso il ventre della montagna, una vena, Read the rest of this entry »

Die Beiden Seiten

Schwachsinn, zu fragen wie es dazu kam. (D.G.)
Berlin and the wall’s death strip on the east side seen through the eyes of a Stasi spy and of a contemporary traveller:
Die Beiden Seiten

Il video è una prima ricognizione di Berlino, costruita incrociando l’occhio della Stasi (da documenti d’archivio) con quello di un viaggiatore contemporaneo, che si soffermi, in un giorno qualsiasi, sugli scenari che lo circondano.
Tra i luoghi indagati, spiccano la striscia della morte a Bernauer Straße e la stazione di Nordbahnhof, una delle celebri “stazioni fantasma” dei tempi del muro.
La linea del tempo è azzerata: passato e presente si confrontano sullo stesso livello, attraverso il meccanismo della proiezione, che di continuo ribalta il primo piano e lo sfondo.
Da ultimo, il pallone aerostatico che simboleggia il mondo, ripreso in volo da dietro i resti del muro lungo Niederkirchner Straße, si erge a simbolo quasi chapliniano del goffo trasformismo di cui il potere è, per sua natura, maestro.

Peter Fechter (1944-1962)

August 17, 1962: Peter Fechter was shot while trying to make his bid for freedom. He bled to death in agony right behind the Wall in Zimmerstraße near Checkpoint Charlie.

Walled in, death
by wall and concrete,
neither too tall, nor thick
but an empty zone
open to the appointed
West. The last jump,
the spark long since kept
lit against the spying
of the dark, Read the rest of this entry »

Poem after the waste wall

Most parts of the Wall were pre-fabricated segments, originally designed for other kind of buildings. It was never seen as the wall of a house, though.

An almost invisible thread
had guided crowds for years.
Rushing out from shelters
and bunkers, they gathered
here to eavesdrop winds
and western whispers
behind the wall. The firm
back of the winter’s hand
halted them all before it.
It didn’t upturn the hourglass,
nor did it shake and clean
its clogged throat.
The days were dust,
the dust that was their house.
Now none dares to speak to
those who’ve chosen to forget.
And we all go with them.
Dead men only speak
a language of regret.

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