Dunkelwort (e altre poesie) – Nuova edizione

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Dunkelwort (e altre poesie) (ISBN: 978-1326223373)
Edizione riveduta e ampliata, con una lettura di Marta Vilardaga.

Presentazione al Festival di Berlino

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Estratti dalla sezione L’imitazione di Dio

Il libro è disponibile su Amazon .IT, .COM, .DE, .CO.UK

Intervista Premio Elio Pagliarani

premiopagliarani

D – Sul suo rapporto così fecondo di suoni e immagini tra Poesia e Fisica. Perché ha scritto ad evidenziare questo rapporto: «quando mi occupo di Matematica o di Fisica, se non tentassi comunque la via poetica del linguaggio, mi sentirei perso nel buio dei simboli»?
R – Pensavo a un fatto sorprendente, l’entanglement quantistico: due particelle, per un certo tempo interagenti, possono continuare a comportarsi come un unico sistema anche separate da una grande distanza. Questa indissolubilità sublima l’etimologia del termine simbolo. L’equazione di Dirac, che descrive il fenomeno, ha l’ermetica eleganza di certi endecasillabi danteschi. Se la Fisica si compone ispirandosi al “mondo” e la Matematica ne è la lingua, cosa sta all’altro capo di un’equazione? Che rapporto simbolico si instaura con quel “mondo”? Certe equazioni ci interrogano come versi.

D – E ancora perché ha scritto (Inediti n.18) «Ciò che vorremmo toccare invece con meraviglia, (è) raccolto nell’oscurità della sintassi dei suoni»?
R – Nella precedente raccolta, Dunkelwort, sviluppo proprio questo tema. Rispetto alla scrittura matematica, la parola poetica coinvolge livelli di sintesi diversi: un’equazione non si legge, non ha musicalità, eppure ha uno stile. Il suono, che trascende i segni, ne arricchisce e complica il rapporto con la “realtà”.

D – Elio Pagliarani scriveva in Lezioni di Fisica: «e aspetto/ il suono di un oggetto la comunicazione dell’effetto/ su te, delle modifiche/ Non sono io/ che ti tradisco, chi ti prende alla gola è la tua amica/ la vita». Perché si può quindi considerare Pagliarani un autentico fisico del suono della parola poetica? Pier Vincenzo Mengaldo scrive a questo proposito che quello che privilegia Pagliarani è lo scorrimento dell’esistente che si traduce da una parte nel sistematico collage di lingua letteraria e linguaggi speciali.
R – Le lezioni incorporano, con estrema naturalezza, lo spirito della nuova Fisica, senza stravolgere la lingua, come accade invece in Joyce: ogni effetto, pur inseparabile dalla propria origine, non la svela. L’esistente argina l’onda d’urto della lingua, le parole luccicano in superficie.

[Dall’intervista a cura di Marcello Tosi, Corriere di Romagna, 29.12.2016]

Group Global 3000 – Kunst und andere Nachhaltigkeit: “Stille”

groupglobal3000-2017

Ausstellung – Performances – Gespräche
13.01.2017 – 10.03.2017, freitags 17-20 Uhr

Vernissage: 13 Januar, 19:00, Leuschnerdamm 19, Berlin, mit Whathappensnext-Ensemble Berlin, Metastilistische adhoc-Kammermusik: Connie Voss und Gudrun Doberenz, Stimme, Max Stehle Saxophon, Hartmut Arweiler, Gitarre, Reinhard Gagel Akkordeon und Leitung.

Der Verkehrslärm ist allgegenwärtig. Zuhause dudelt TV, Hifi, unterwegs Radio, Smartphone, mp3-player, Kommerzgeräusche im Supermarkt. Werbung schiebt sich optisch und akustisch ins Bild. Manche halten es nicht mehr ohne Geräusch aus. Lärm stresst und macht krank. Stille hieße, sich spüren, aushalten, ruhen, erholen, genießen, Heilung. Eine kostenlose Bereicherung.
18 Künstler/innen zeigen dazu mit Objekt, Photo, Malerei, Grafik, Video, Sound und Performance ihre Positionen: Sandra Araújo, Gudrun Arndt, Yegor Astapchenko, Federico Federici, Francesca Fini, Anne Glassner, Stephan Gräfe, Michael Hess, Stephanie Hough, Geeske Janssen, Anneke Kleimann, Maria Korporal, forschungsgruppe kunst,  RZEPRASZAM, Korvin Reich, Dina Shenhav, Svoradov Theatre, Sarah Wölker. (more…)

n.54 – Valdinferno, dalla casa di pietra vicino al bosco di betulle

Ci sono diari in cui raccolgo gli arti secchi dei discorsi colti al volo; angoli di casa in cui non poso più la mano, punti inesplorati dove un’elitra sguarnita si riordina alla polvere.
Ci sono luoghi che si volgono a noi sempre da lontano – pareti verticali, guglie, spigoli, ghiacciai spaccati al sole, alpeggi popolati da pastori d’ombre, incamminati lungo precipizi erbosi, dietro greggi inesistenti.

n.52

Poesia non è un masso rotolato sul sentiero, che si spinge via a fatica, o si aggira per lasciarselo alle spalle. È montagna lontanissima, sempre al centro del paesaggio, forse meta da scalare, che scompare solo quando ci si crede in vetta: per davvero allora il fiato è corto – resta poco o nulla alla scrittura.