Da cosa si divide il tempo – Profilo Minore

Da Profilo Minore, raccolta inedita.

da cosa si divide il tempo,
da che ammasso immobile
e coeso elide i piccoli residui,
numerosi al conto delle parti,
che s’accumulano in secoli
e millenni; cosa erode
senza fine i margini,
come si frantuma sempre
in punto di finire, mai
sfinito, nella brevità
spezzato, mai scalfito
nella fibra ultima

13 movimenti rapidi – Profilo Minore

Da Profilo Minore, raccolta inedita. Su “Ulisse” n.16, 2013. Su “Nazione Indiana” (13/07/11) a cura di Andrea Raos | download.

 

premi qui, fai luce,
non la prima che fu
luce appena che fu detta
e giorno e tenebra la notte
e che finisca il buio
sul perimetro dei muri
e ti sia dato tempo un giorno

 

in parti marginali della stanza
distingui firmamenti e terre,
il sopra e il sotto i cieli,
separa dai soffitti i pavimenti,
un solo lembo unito
l’altro lato dello spazio

 

raduna sedimenti
e rimanenze scure,
le masse senza forma,
reminiscenza vuota
alla parola pronunciata

 

impasta rugginosi ammassi
e luccicanti scorie, i cumuli
frammisti a colla e smalti
in scorticanti attriti erosi
ai cardini nel legno

 

fa’ schermo ai sibili
nei giunti degli armadi,
a nugoli e formicolii Continue reading “13 movimenti rapidi – Profilo Minore”

#1 “Profilo minore”

ci muoviamo in ciò che non struttura
[l’ombra]

profilo n. 1

pensa
che dura il giorno finché lo vedi
come si muove prima che solo
una luce resti sopra la traccia
in un calore da togliere il fiato

non è così che
si fa più breve dopo
già non sapendolo certo
o che ritorni, mentre col labbro
lì da un centimetro sopra
la polvere dire quel poco
che non ripete parola
né suono, fare un rumore
come se fosse più niente
ciò che si fa, il molto
che argina il tempo

profilo n. 3

segui
me dall’ombra, sino a che
ricresca in superficie
l’anima versatile col corpo
nella pelle vertebrata mise

prime ali
scuotersi nell’aria dopo i fili
i tendini dal corpo, l’arto agile
alla luce dove stare lì nei vivi
movimenti di un Aprile, sopra
ciò che è già scomparso

profilo n. 6

argina il vuoto la mano
meglio purché s’apra e
prenda parte al movimento

prima ancora e dopo
dentro la fessura si fa largo
l’unghia, dove c’è silenzio
tra le ossa, le giunture

càpita poi per ritrovarlo qui
di fare un segno dentro il tempo

profilo n. 20

dirsi capìti poiché ripete la bocca
sopra levando le labbra per l’aria,
le ciglia per dare alla retina luce,
oppure chiudersi dentro una ragione
fino a che tutto finisca, dove si muovono
tutte le cose segnate nell’ombra
senza una storia, fare silenzio
ché si ricreda chi ascolta (come
se andarsene fosse un non dire di più)

profilo n. 33

l’argine aggirare a scatto
d’occhio a nottetempo già sbarrato
in piena luce con la torcia

scavalcare l’ombra propria
invalicabile al soffitto

storto ai muri dai minuti
dà bisbigli d’angolo all’orecchio
l’eco della voce
e nulla più ad una svolta

Estratti da Profilo minore, di Federico Federici
in Leggere variazioni di rotta, a cura di Luigi Metropoli
Le Voci della Luna, 2008, ISBN 9788890245084