n.59

Scrivere diventa monotono, se non aiuta a leggere gli altri.

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n.58 – Reperti del silenzio

Passeggiando lungo un tratto di sentiero ghiacciato, ho raccolto foglie accartocciate, grovigli di radici e piume di uccelli, gusci, semi e cortecce rosicchiate dai cervi. Da tempo, catalogo reperti di bosco, esplorandone le pieghe e le torsioni invisibili, i tagli inferti dai rumori, sempre in cerca di un indizio, di quell’attimo preciso in cui l’ultima parte viva della pianta si atrofizza e il silenzio s’impossessa dell’intera struttura, trasformandola in scultura organica. A ogni frammento associo una didascalia, un verso lungo che perimetri le circostanze del rinvenimento, lo collochi nel corpo vivo del bosco e formuli un’ipotesi sulla sua storia.
Questa pratica d’archivio rigorosa si ispira alla scrittura: come su radure brulle sembra non affiori nulla, non lo scheletro di un fiore, non lo stelo di una sempreverde disseccata e invece tra le pietre spunta il croco, così la parola buca i punti morti del discorso e all’orecchio accosta il fiato corto e pende aperta sull’abisso, come sopra l’acqua nera si spalanca l’occhio.

n.57 – Sul cinema delle origini (Über das Alte Kino)

In svariate sperimentazioni, l’accurata distorsione dei suoni e dei rumori, l’artefatto della pellicola strappata, il viraggio dei colori o il fruscio dei solchi dai grammofoni al posto del silenzio creano l’impressione che ci sia stata un’altra epoca in cui veramente si è vissuto, un’età dell’oro, pura e che di quella sola resti una nostalgia inappagata, un’interferenza incancellabile che non risolve mai il presente.

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In mehreren Experimenten haben künstlich hergestellte Effekte wie Klangverzerrungen, Risse im Filmband, Verfärbungen oder das Knacken eines alten Grammophones, den Eindruck erweckt, dass man nur in der alten Zeit wirklich gelebt hat, in diesem einen goldenen Zeitalter, dem Original, und dass von dieser nichts als ein unerfülltes Verlangen bleibt, nicht löschbare Störungen, die die Gegenwart niemals beheben kann.

n.56 – Un fischio di poiana

Chino su una pietra, ne interroghi le facce più affilate, la soppesi tra le mani, poi la getti al fiume, riconsegnandola a un fondale erboso o a una fessura di roccia, ventre da cui, sbrecciandosi, è venuta.
Scandagli senza pace una terra muta, toccata appena dal vento, spezzi lentamente canne e arbusti secchi lungo i greti, strappi i fogli morti al libro sino al cuore del silenzio. Ogni passo in più è misura di un esilio interminabile.
Con un fischio in cielo, la poiana, creatura senza poesia, mostra quanto è alta invece la vocazione del volo sulla miseria dell’abisso.

n.55

L’oscurità del testo è in sé bagliore delle origini, enigma assoluto.
Strappare l’ultima sillaba al silenzio, fare respirare l’anima oltre le leggi dello spirito, offrire nuda gola alle parole, come un pettirosso il canto alle spine del rovo.

n.54 – Valdinferno, dalla casa in pietra accanto al bosco di betulle

Ci sono diari in cui raccolgo gli arti secchi dei discorsi colti al volo; angoli di casa in cui non poso più la mano, punti inesplorati dove un’elitra sguarnita si riordina alla polvere.
Ci sono luoghi che si volgono a noi sempre da lontano – pareti verticali, guglie, spigoli, ghiacciai spaccati al sole, alpeggi popolati da pastori d’ombre, incamminati lungo precipizi erbosi, dietro greggi inesistenti.

n.53

Comporre lo stesso testo in due lingue, riga dopo riga, è quasi accompagnarsi, lungo un incerto spartito, con due strumenti diversi. Quale deciderà la prossima nota? Quale senso ne ispira il suono?

n.52

Poesia non è un masso rotolato sul sentiero, che si spinge via a fatica, o si aggira per lasciarselo alle spalle. È montagna lontanissima, sempre al centro del paesaggio, forse meta da scalare, che scompare solo quando ci si crede in vetta: per davvero allora il fiato è corto – resta poco o nulla alla scrittura.

n.51

Un’ora accanto al lago, tra betulle filiformi. Una foresta scura, eterna dietro. Una sagoma nera taglia i riflessi dell’acqua allontanandosi da riva. Lo sguardo si acceca nel solco dell’orizzonte. Coprono il mondo parole illuminate.