Two stuffed texts: an experiment with T. S. Eliot’s “Hollow men”

Stuffed text number 1

We are the hallowed men
we are the duff-head men
keen to gather
head peace filed in row. Alas!
Hours drive choices, where
the will-o’-the-wisps are
quaint mien and our lenses
shield us, behind chipped
glasses, while gloves don’t fit
in with other laces,
sheep without norm, shirts without collar,
in a para-lizard farce, just an urgent notion;
on the snow that crusts
we draw reptiles, too deaf fathers keen on
remembrance – in fact, all note us lost,
violence howls against
us, hallowed men
duff-head men.

 

Stuffed text number 2

Ђeře ðe hollåƭn
Ђeře ðe tsŭÞedƭn
Lїnŋ togeðr Hїdþǝš
filð Ђið tsraЂ ŏr
drǝd voišs, Ђhen
Ђe Ђhisþr togeðr ře
qŭǝt alj mїnŋlsessaa
Ђilj in drÿs ğsaas
Or rąsfēt ovr borcken
glsaas inŏr drÿs šllř
šaþe Ђiðŏt form, šade
Ђiðŏtcolŏr, þřalÿssed
forš, gsetŭre Ђiðŏtmotnjr,
ðose Ђho hve corssed
Ђiðdirect eÿsse, to dїðs
oðr ckŋdom Reƭmbr
ŭsif ą ålj tnosaa ollts
Vnjlent sŏls, bŭt orlÿssaa
ðe hollåƭn ðe tsŭÞedƭn.

First appeared on «Ex-Ex-Lit», August 29, curated by Volodymyr Bilyk and Bil Sabab, 2018.

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Quattro Quarti – Maurizio Maggioni


Nei Quattro Quarti di Antonio Diavoli, il verso libero si frantuma in brevi incisi, con frequenti rimandi a scambi d’identità letterarie (Eliot, Achmatova, Pasolini e altri). Oggetto della scarna poetica è il fenomeno singolare del cantare, del dirsi, secondo Massimo Sannelli, tra momenti di silenzio («atto minimo per portarsi altrove») e lotte esistenziali. Come l’idrometra (pag. 23) non si fa risucchiare nel proprio stagno/mondo, così il poeta incontra le superfici della propria realtà (pp. 22, 46). Il passato, l’amore vero verso i morti (pag. 54), il movimento a ritroso (Giuliano Mesa), la coda dell’occhio e gli scorci in retrospettiva (pag. 22) fanno del momento post-mortem l’unico istante possibile della ricapitolazione biografica in senso pasoliniano. – Maurizio Maggioni, Carmina

Disponibile in tutte le librerie su ordinazione e su internet presso i principali rivenditori: barnes&noble | amazon.it | .com | .de | .es | .uk

Guernica

Post-truth thrives on noise. When broadcast over different networks, information warp, organize temporary encounters between disconnected facts, unveil new narratives while refusing to deliver a clear message. Out of the relational dimension incumbent upon the globalized world, the citizens of the infosphere are relieved of responsibility and pushed to support all stages of the breeding of truth, drawing from the often contradictory fragments spread by the search engines, to activate private connections and build a reputation as influencers before their fictitious audience.
This video is a speculation about the anatomy of noise, which in turn becomes the world of some unstable imaginary, where the tacit rules of propaganda and artifice tune an unprecedented representation of history, disjointed from time, where the words of A. N. Chamberlain intertwines with those of T. S. Eliot, at the end of history.

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This is not my hour – Studio sulla poesia di Peter Russell

«Let art hide art, dissimulate the truth»
(s. 15)

Al di là di ogni tentazione canonica, il sonetto rappresenta per Russell la capienza esatta entro cui disporre significati e suoni secondo un criterio unificante, dando vita a quella che chiamava ‘forma-pensiero’. Non è una scelta di “maggior letterarietà”, ma è per esprimere attraverso un meccanismo funzionale la propria disciplina interiore, elaborando soluzioni metriche diverse, quasi a tentazione di un mantra occidentale. La contesa tra scrittura e forma ricalca quella tra individuo e società, richiede lo stesso carisma, la stessa dedizione all’esperienza e abitudine all’astrazione per essere risolta. Solo così la parola poetica può incarnare, nell’estenuante reinterpretazione di una delle sue forme più letterarie, la novità di una vera norma morale e la sua ambigua versatilità.
Scrivere poesia significa esprimere l’aderenza dell’essere alla parola, secondo una disposizione di sé che non può semplicemente accoglierla quale termine ultimo di paragone, limitandosi a riflettere in essa la propria interiorità, quasi fosse luce ben disposta su materia inerte, quasi fosse un “fatto letterario” inconfutabile, un’illusione beatificante e consolatoria («Poetry for me is not just what I do,/ but what I am, perpetually. Days pass.», s. 23). Se il tempo tenta di corrompere persino la parola, Continue reading “This is not my hour – Studio sulla poesia di Peter Russell”