Distici delle rose


Da Dunkelwort (e altre poesie)
di Federico Federici
Morrisville, 2015
ISBN 978-1326223373
Live-Improvisationen
Berlin, Wörther Straße 27
06/08/2017
Federico Federici: Stimme
Nadine Niester: Klavier
Michael Krenze: Gast
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Paraula de tenebra – Marta Vilardaga

Condivido qui di seguito l’attenta lettura di Dunkelwort firmata da Marta Vilardaga.
Sono molto felice che una quinta lingua, quella catalana, si intrecci così alle quattro già presenti nel libro (tedesco, italiano, francese e svedese).
A margine di ciò, mi rincuora constatare che la scelta dell’Editore, di appoggiarsi per la stampa e la distribuzione a Lulu, non ha sinora costituito né ostacolo, né pregiudizio, ma ha anzi permesso al libro di spingersi oltre confine (Spagna, Germania e Inghilterra su tutte), con la spregiudicatezza con cui si parte per un viaggio, affascinati dal nome della città.

La nuova edizione è disponibile su Amazon .IT, .COM, .DE, .CO.UK

Dunkelwort (e altre poesie)

Dunkel2

Was ist es sonst, als feine Risse
zwischen Sache und Name?

Die Leere gebiert sich selbst,
die Welt unterscheidet die Teile
– sie liegen in Lichtlinien.

Lege die Worte in die Wunde,
in den blinden Stern der Sehnsucht.

So fallen die Toten,
so atmen die Steine
auf der schwarzen Träne.

*

Che altro se non le fessure
tra il nome e la cosa?

Da sé si genera il vuoto,
il mondo separa le parti
– consistono in linee di luce.

Tu nella ferita deponi parole,
nella cieca stella della nostalgia.

Così è la caduta dei morti,
così è il respiro dei sassi
sopra la lacrima nera.

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Il libro è disponibile su Amazon .IT, .COM, .DE, .CO.UK

Dunkelwort (e altre poesie) (ISBN: 978-1326223373)
Edizione riveduta e ampliata, con una lettura di Marta Vilardaga.

Charlottenburg, 30 luglio 2011 – lettera a Werner Karl Heisenberg sulla solitudine dell’uomo

caro *,
le tue parole mi accompagnano da giorni, ma per una forma di piacere che trovo a coltivare i pensieri senza scriverli, respingendo ogni istinto d’improvvisazione, ho finto maggiori impegni, ho rimandato il momento di sedermi qui e risponderti. Detto questo, penso che il percorso non sia verso la parola, ma dalla parola, quasi per un principio di trascendenza che dalla vita aspira a un oltre inattaccabile, in cui la parola è inservibile perché troppo “reale” o troppo “conosciuta”. Sembra che di ognuna il significato si perda nella ricerca della sua realtà, come il numero si frantuma approssimando senza scarti l’inafferrabile, diminuendo a ogni progresso l’errore, non per questo però giungendo a conclusione, anzi delimitando un territorio ostile, un infinitesimo sempre più inabitabile.
Le figure si complicano a ogni palpito di foglia, le cose conosciute, tagliate dalla luce, diventano altre cose tra le tante, cose più rare, polvere staccata al mondo – mi piace qui chiamare questi tratti del discorso “cose”, per non ridurli a un grumo di nomi tentando inutilmente di definirli.
Nei miei giri di città, Continue reading “Charlottenburg, 30 luglio 2011 – lettera a Werner Karl Heisenberg sulla solitudine dell’uomo”