Asemic phenomenology

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by Federico Federici

«bababadalgharaghtakammin
arronnkonnbronntonnerronntuonnthunntr
ovarrhounawnskawntoohoohoordenenthurnuk!»
James Joyce, Finnegans Wake

Asemic writing points to a gradual weakening of the correlation between sign and meaning or, within the language of Biology, to contradict the «form follows function» statement. Any textual hermeneutics based on an archaeological approach (restoration of a minimum set of alphabet signs from fragmented subsets, recovery of the original syntax from noisy communication channels etc.) would hopelessly fail. The reason for this failure is programmatic. The flux of symbols does not tend to intercept and duplicate encrypted information. It works around the uniqueness of each code by blending familiar patterns out of context, devising new ones or introducing modifications. This is one of the most subversive traits, legitimizing the paradox of asemic communication. There is no recognisable genome, nor any implicit one accepted by the community. Each text, regardless of its extent, embodies the highest expression of a unique and obscure language, which constitutes its stimulus and essence. This powerful, iconic synthesis absorbs all the traditional phonic elements, turning the act of reading into a pure visual experience, contemplative, even where the persuasive sequence of figures on the page seems to encourage the recovery of possible narrative dynamics, such as in The Giant’s Fence [1] or Action Figures [2] by Michael Jacobson.
Each asemic form is not a statement in itself. It’s rather an unaussprechbare Aussage, triggering the interpretive schemes of the subconscious, making the idea of an a priori meaning redundant. Reading no longer consists of two contiguous but distinct phases, namely decoding and interpreting; it becomes a unique and creative activity, acted upon the free surface the text, drawing from unknown resources. The psychological effects of brief asemic activities, stimulated in individuals with schizophrenia and alexithymia, have recently been investigated [3]. The comparative analysis of the writings, Continue reading “Asemic phenomenology”

La somiglianza dell’Universo

«Rappresentare una teoria significa rappresentare quel complesso di fenomeni il cui raggruppamento è operato dalla teoria». [A. Einstein]
«Un segno di originalità capace di assicurare status canonico a un’opera letteraria è una singolarità che mai assimiliamo del tutto o che diviene un dato tale che restiamo abbagliati dalle sue idiosincrasie». [H. Bloom]

 

Queste riflessioni nascono dalla scoperta, tra gli scaffali di un mercatino dell’usato in provincia di Cuneo, di un prezioso libriccino del 1922: Prospettive relativistiche dell’etere e della geometria di Alberto Einstein (“Audace” Casa Editrice Italiana, Milano), prima edizione italiana autorizzata. In una cinquantina di pagine, sono raccolti gli appunti di due conferenze: L’etere e la teoria della Relatività, tenuta a Leida nell’Università Reale (5 maggio 1920) e La Geometria e l’Esperienza, tenuta a Berlino nell’Accademia delle Scienze (27 Gennaio 1921). Con l’ispirazione dello scienziato e il candore di un bambino, che si appresti a smontare di fronte agli amici un giocattolo, temendo di romperlo o di perderne un pezzetto e non poterlo ricostruire, Einstein discute la nuova geometria possibile dell’Universo, cercando di renderla sensata, proponendosi di «dimostrare come il patrimonio di possibilità intuitive dello spirito umano non debba necessariamente esaurirsi nel dominio della Geometria euclidea».
Se «le relazioni tra gli oggetti sono l’unica realtà che siamo in grado di comprendere» (H. Poincaré), il modo in cui questa comprensione avviene può limitarsi alla mera esecuzione, sintatticamente impeccabile, di calcoli nella nuova geometria, o arricchirsi di un potere immaginifico, caricarsi della misteriosa quadratura delle lunule di Ippocrate, di quel «[…] moon’s task – staring at seas» [A. Oswald] al quale non dovrebbe mai ridursi la poesia nel suo farsi meraviglia del mondo.
La singolarità di questo ritrovamento mi ha spinto, nei mesi seguenti, a ritornare su questioni antiche, Continue reading “La somiglianza dell’Universo”