L’opera racchiusa – testi n.4

piace la tua parola alla bocca, rosa di giugno
tutta adornata di luce, bianca – dici – com’è
bella in aprile, già governata dal vento:
fosse questa ragione la gioia! gli occhi
insonni, le mani su milioni di invisibili fuochi
spenti; io lo sapevo dal muro caldo di luce
che questa casa vuota ci aspetta; hai fiato
a dire in bocca che il domani qui va oltre
il tempo; forse l’amore, ciò che facciamo
insieme non si dà pace o ragione da sé
a ritornare, ma séguita il gesto: spingere
dentro le tasche le dita sino a staccarsi
di un niente dove ti cerco, senza badarci
[da L’opera racchiusa, p.51]

L'opera racchiusa

L’opera racchiusa, with an essay by Lorenzo Carlucci, lulu.com, Morrisville 2018 (It).
ISBN 978-0244103491
Lorenzo Montano Prize 2009
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Voglio sola con te sedere – Nika Turbina

Я хочу с тобой одной
Посидеть у дома старого.
Дом стоит тот над рекой,
Что зовут Воспоминанием.
След ноги твоей босой
Пахнет солнцем лета прошлого,
Где бродили мы с тобой
По траве, ещё не скошенной…
Голубели небеса,
Исчезая за околицей,
И звенели голоса…
Вот и всё, что нам запомнилось…
И отсчёт всех дней
Подошёл к концу,
Стаи птиц – все дни –
Собрались у ног…
Покормить их чем?
Не осталось строк.


Voglio sola con te sedere
un po’ nella vecchia casa,
la casa che dà sul fiume
che ha nome memoria.
L’impronta del tuo piede nudo
sa ancora di sole
di una estate trascorsa,
dove andavamo insieme
sull’erba da falciare.
Si faceva azzurro il cielo
e dietro il cancello sparivano
le voci ancora risuonando:
ho questo ricordo
e nient’altro.
Termina il conto dei giorni,
e quasi stormi di uccelli
ai miei piedi si sono raccolti:
di cosa potranno nutrirsi?
Non restano versi.

© Eredi di Nika Turbina
© Traduzione di Federico Federici

Nika Turbina, Federico Federici, 2018, (It-Eng). ISBN: 978-0244998455.
Disponibile in tutte le librerie su ordinazione e su internet.
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Concrete asemic poetry! – Michael Jacobson

Federici has written a text of concrete poetry that extends itself all the way into asemic writing. Ultimately this book shines a light on the collapse of words and verbal communication, as if the concrete and the asemic were a swirling binary code unto themselves, living as a poetic thing, never dead but constantly being altered and altering the other. Yes walls collapse and so do languages. Writing systems disappear. Graffiti is painted over. The Berlin wall itself being the ultimate page and scar, leaving us with the question of what comes next now that the page is gone, and the asemic and concrete have run their course. Federici’s book suggests that after the wall comes down we are left with a poetry heavy with mashed up typography and information. These are beautiful poems searching for freedom, and they document the duality of the physical natural world becoming digital echoes written on a computer. I am glad this book is a physical book; it gives me hope that writing will continue to strive for new forms of expression yet not forget its history and where it came from. I recommend this book to poets, artists, typographers, cryptographers, and anyone with an interest in asemic writing.

Michael Jacobson

The way I discovered the Berlin wall has fallen, lulu.com, Morrisville 2017 (Eng-Asemic). ISBN: 978-0244930172
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Lletres de l’alfabet – Paraula de Tenebra

Lletres de l’alfabet,
pols mortal
– et riuen a darrere.

Millor per això llegir xifres
mentre et xiuxiueiges a tu mateix
sobre els murs.

Què comptaràs?
Les llàgrimes? Els anys?
Els ulls dels morts
que escampen llum?

Allí no és paraula la mort.


sterblicher Staub
– sie verspotten dich.

Besser Zahlen lesen,
während du dir selbst
zuflüsterst, um Mauern herum.

Dann, was magst du noch zählen?
Die Tränen? Die Jahre?
Die Augen der Toten,
die das Licht zerstreuen?

Da ist der Tod kein Wort.


Lettere dell’alfabeto,
polvere mortale
– ti ridono dietro.

Meglio perciò legger cifre
mentre sussurri a te stesso
sui muri.

Che mai conterai?
Le lacrime? Gi anni?
Gli occhi dei morti
che spargono luce?

Non è lì parola la morte.

Paraula de tenebra, Trad. de Marta Vilardaga Vila, Morrisville 2018, (It-Ger-Cat). ISBN: 978-0244992859
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L’opera racchiusa – Introduzione

Любимая, давай поцелуемся!
Остались ты и я…

Gott steh uns bei, ein kluges Tier.
Ich habe es selbst gejagt.

Nichts bringt den Duft
seines Blutes zurück.

Esiste veramente la casa immaginata qui scrivendo. Si trova accanto alla vecchia scuola elementare, ha finestre sulla strada verso il mare e su sbilenche fasce un orto. Ricordo una sera di neve, parecchi anni fa: usciva dal rosario una figura, una madonna scura saliva per le scale in quella casa, consacrandola (per me). Da allora, ho saputo anch’io che al piano alto abita un poeta e tiene spalancate al cielo le persiane. Ne fosse mai quella figura che ho intravisto l’anima, o l’amante che lo visita in certe ore di preghiera. [da L’opera racchiusa, p.5.]


l’anima tema, Genova, 4 febbraio 2007, tranne p. 15 e p. 27, Finale Ligure, inverno 2005
radici scoperte, Ansbach, Stuttgart, Karlsruhe, Chiasso 13–17 febbraio 2007
come s’inoltra, Genova, Milano, 2–10 marzo 2007 (con A.)

Una prima bozza di raccolta risale ad agosto 2007 e consta delle prime due sequenze precedenti, riunite con poche varianti. La firma è ancora Antonio Diavoli, sostituita definitivamente con Federico Federici dopo l’incontro con Giovanni Andrea Semerano, presso La Camera Verde di Roma, a dicembre dello stesso anno.
A dicembre 2008, viene aggiunta l’ultima sezione, come s’inoltra.
A gennaio 2009, la stesura definitiva presenta decisi rifacimenti, soprattutto in radici scoperte. [La stesura originale è ora pubblicata nel Quaderno Tre.]

Le tre sequenze sono state, per un certo tempo e in una forma ancora provvisoria, distribuite liberamente su internet: le prime due da Menilmontant Edition, la terza da Zeichen Verlag.
Alcuni estratti da l’anima tema e radici scoperte sono stati pubblicati, in una versione a volte leggermente diversa da questa, su rivista “Atelier” (n. 49, 2008), con una nota introduttiva di Giancarlo Rossi.

L'opera racchiusa

L’opera racchiusa, with an essay by Lorenzo Carlucci, lulu.com, Morrisville 2018 (It).
ISBN 978-0244103491
Lorenzo Montano Prize 2009
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Da salire e scendere gradini – Nika Turbina

Ступеньки вверх,
Ступеньки вниз –
Кружется голова.
Ступеньки вверх,
Ступеньки вниз –
Как жизнь моя мала!
Но не хочу
Я верить в то,
Что смерть придёт ко мне,
Что не увижу никогда
Я снега в январе.
Я не сорву цветов
И не сплету венок.
Не надо лишних слов,
А просто верьте в то,
Что утром снова день придёт,
И будете опять
Ступеньки вверх,
Ступеньки вниз,
Летя по ним, считать.


Da salire
e scendere
gradini –
mi gira la testa.
Da salire
e scendere
gradini –
com’è piccola la vita!
Non voglio credere
che da me verrà la morte,
che mai vedrò
la neve di gennaio,
che non raccoglierò
più fiori a primavera
per fare una ghirlanda.
Vi prego!
Non ditemi altro.
Abbiate solo fede
che al mattino sarà giorno
ancora e avrete
da salire e scendere
gradini al volo,
e tutti li conterete.

© Eredi di Nika Turbina
© Traduzione di Federico Federici

Nika Turbina, Federico Federici, 2018, (It-Eng). ISBN: 978-0244998455.
Disponibile in tutte le librerie su ordinazione e su internet.
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This collection of sheets is a purely asemic tone poem, sketching the mood of the first man to stand erect, taking inspiration from the musically depicted portrait given by Charles Mingus, in his Pithecanthropus Erectus.
Aiming at dealing with the story of mankind in its own way, asemic writing seemed the most appropriate choice, insisting upon semiotics, rather than idioms.
Overcome with his alleged superiority over the trees, likewise standing erect, but unmoving in the background, and over the animals, still in a prone position, man first conceived of conquering the Earth, then of eventually ruling Nature.
Given these assumptions, his sought emancipation led to solitude and self-enslaving.
As the original jazz suite, this poem can be loosely divided into four movements:
evolution, p. 11–23
superiority-complex, p. 24–47
decline, p. 48–53
destruction, p. 54–58
The first movement sets the elementary shapes (dots, stains, lines), which get later on, in the second movement especially, organized into more complex dynamic structures or repeated solos.
The introduction to the third movement, instead, registers a much more organic disturbance in the whole pattern. Further attempts to regain control over that first frantic signs of crisis fail.
The fourth movement is again based on the third, except that it develops into an increasing complexity ending with blank language lines, resembling those on page 28 and 29, but somehow unnaturally upwards, no longer organized into blocks.
The final, definite climax is a white fallout, an unexpressed ultimate (or even anew primordial) act.

Federico Federici
London, Coldharbour Lane

Liner notes for a Pithecanthropus Erectus sketchbook, with a foreword by SJ Fowler, lulu.com, Morrisville 2018, (Eng-Asemic). ISBN: 978-0244999049
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Viviana Scarinci su “L’opera racchiusa” da “Poesia 2.0”

Quanto l’anima abbia da temere
su L’anima tema in L’opera racchiusa di Federico Federici

Se un catalogo servisse a mostrare ciò che l’anima debba temere, racconterebbe forse la storia della degenerazione di una stella. Nella relatività generale un buco nero è una singolarità nello spazio-tempo, causata dal collasso gravitazionale di una stella di una certa massa, che non lascia sfuggire più nulla al proprio orizzonte degli eventi. Si può forse azzardare allora che un buco nero, sia una stella cioè un’entità celeste visibile, che per via di un dato evento, prosciuga il suo corpo, iniziandosi alla sua scomparsa. Ciò sembra accadere ad alcune stelle di grande superficie, che a un dato punto della loro esistenza, come ubbidendo a un’intima galvanizzazione, si contraggono, per via dell’attrazione che ogni loro singola particella attua verso le altre se stesse, che insieme fanno l’astro. Questo moto pare generare nell’atmosfera intorno alla stella, un particolare trattenimento, che influisce sulle azioni e sul tempo, creando un orizzonte isolato e indipendente che lascia l’astro vivere solo della sua progressiva scomparsa all’occhio che la osserva. L’anima tema di Federico Federici inizia, similmente a questo fenomeno, come se tutto si fosse già esaurito secondo una sua propria maturazione, in un punto di osservazione in cui l’accaduto, più che essere dipanato, sia stato concentrato in una contrazione in cui luce e spazio, esistono inscindibili dal tempo. E creano una sorta di ambiente assoluto, un inizio fine a se stesso, un trattenimento inàne delle coordinate di un luogo. Il luogo è una casa, una «casa vuota» con un «lume dentro il vetro» (pag. 14) che forse accenna una presenza, forse definisce un’assenza o concentra soltanto l’attenzione, in un’aura di estremo contatto. È questa la condizione della casa del poeta. Una condizione sempre esistente, nella misura in cui viene nominata ma che se non detta, mimetizza le presenze immateriali e la possibilità di contatti ulteriori, in un vuoto che rende altrimenti quel luogo disabitato. Ma ora, qui finalmente, «l’angelo ammirato attentamente nel dipinto» (pag. 15) può suggellare la stanza al suo centro liquido, come iniziandola a un varco. È l’incipit. Il risveglio e lo stabilirsi di una veglia puramente auditiva che finalmente rende al luogo il cuore della sua geometria. Da questo orizzonte, gli eventi mutano in una zona visibile solo poeticamente, perché la resa di una simile densità accade solo in poesia. Quando il corpo poetico inizia la caduta nella fisica della sua anima. E quando ciò accade in modo perfettamente conscio, avviene un’assunzione di presenza in un tempo inesausto «un tempo andato altrove» (pag. 17) che olia l’ingranaggio dell’ora stante, e dice di una impossibile fede «che dura un attimo» «sopra il male» (pag. 17); un male che anche minimamente cruento, strazia di pena e uccide ogni credo, e ciò giusto in quel protrarsi dell’attimo all’infinito, che è il verso che lo dice. È a questo punto di sintesi estrema, come a dimostrarsi fattivamente e attraverso se stessa, che la poesia si erge a quell’infinità sospesa e immediata avvalendosi di un tempo che non ravvisa etica. Un tempo che si colloca spontaneamente al colmo del suo stesso movimento «sempre l’apice lo stremo del crepuscolo/ ci approssima la notte:» (pag. 18) e di qui accosta la speciale captazione che chiamiamo ascolto. Quando, questo, non sia smarrito nella diramazione del giorno, che schiude sempre parti, a generare e degenerare notti per pura necessità, solo perché luce e buio sono «uniti senza origine nel moto» (pag. 18). Allora «l’aria ferma» (pag. 19) che Federici nomina, sembra essere un’impressione legata al climax di tutta l’opera, ciò che consente di esperire il vuoto, attraversato fissamente dai corpi che propagano oltre la propria forma un afflato indecifrabile che sta a misurare gli interstizi, i silenzi, come fossero il messaggio più pregnante che si possa tra creature. Ma certo questo paesaggio asciugato dal superfluo delle azioni, non poteva essere ricreato in assenza di parola. È la parola che introduce a un altro grado la visione di quel «mondo», che «ne matura il senso» (pag. 20) cui tutto e tutti sembrano partecipi. Parola che ogni cosa detiene indistintamente come una rimembranza o una dimenticanza che sembri adattare o disattendere quanto del mondo stesso appaia: «non così che si conserva/ l’apparenza delle cose» (pag. 21). Apparenza che vive dell’esatta tempistica della sua dispersione e che perciò, al di là del suo aspetto effimero, può rimanere, in un verso, come rivela Federici: «tiepida nel palmo/ pura quando fu toccata» (pag. 21). Ma quanto l’anima abbia ragione di temere, riguardo questa scomparsa, che sembra paradossalmente l’unico movente veramente assertivo della sua presenza al visibile, lo dice, la caduta di ogni gesto, nel trattenimento fatale di un orizzonte che si incunea sempre di più «nel vivo della storia» (pag. 22), un trattenimento fino alla percezione che concentra ogni idioma in un unica lingua in cui, dei vivi e dei morti «restano confusi i nomi» poiché sia «mai nessuno perso nel conto della grazia» (pag. 24). E ciò consenta comunque, in questo passaggio inaudito, a coloro che il poeta chiama, fratelli e sorelle, e che «restano in colmo all’invisibile» (pag. 25), di affacciarlo, come a guardare il come questo avvenga, come la poesia ripieghi nella «luminosa piaga» che scava il fuoco, coniando parole in cui l’origine cominci in luce, nominata (pag. 26), e in ogni istante renda a ognuno rintracciabile «nei cuori l’atto di presenza» (pag. 28). Una presenza dei cuori alle cose, la cui impossibilità, è forse davvero l’unica cosa che l’anima abbia da temere.

Viviana Scarinci, “Poesia 2.0”

L'opera racchiusa

L’opera racchiusa, with an essay by Lorenzo Carlucci, lulu.com, Morrisville 2018 (It).
ISBN 978-0244103491
Lorenzo Montano Prize 2009
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Pioggia, notte, una finestra infranta – Nika Turbina

Дождь, ночь, разбитое окно.
И осколки стекла
Застряли в воздухе,
Как листья,
Не подхваченные ветром.
Вдруг – звон…
Точно так же
Обрывается жизнь человека.


Pioggia, notte, una finestra infranta.
E le schegge al vetro
puntano nell’aria,
come foglie che non stacca il vento.

D’improvviso – un tocco.
E così s’infrange
vita a un uomo.

© Eredi di Nika Turbina
© Traduzione di Federico Federici

Nika Turbina, Federico Federici, 2018, (It-Eng). ISBN: 978-0244998455.
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Some notes on the not missing link – SJ Fowler

My feeling on the poems is that they are a cohesive set, yet each has its own identity. How much time the reader spends with each is up to them, but they might spend hours, or seconds, with each or with all. How rare is a clear control of the pansemic aesthetic? Essentially it seems as though Federico’s poems are often the evocation of a structure evading itself, an exact match to what Mingus declared his piece was about – a ten minute tone poem. Certainly in terms of actual construction Federico is also providing a score, a rescoring of that which been unscored. Here is metaphorical language without semantics. Ambiguous detail activating the poetic. The work is remarkable precisely because it works in a graceful, familiar space to do often stark and unfamiliar things. Like jazz that absorbs sound. This feels to me a faithful act towards listening and the intention towards possibility and inspiration. The roll, the smudge, the dead signature. The cut in the scrawl. The squig. The line, cards and bled ink. Sounds on paper.

SJ Fowler

Liner notes for a Pithecanthropus Erectus sketchbook, with a foreword by SJ Fowler, lulu.com, Morrisville 2018, (Eng-Asemic). ISBN: 978-0244999049
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