Distici delle rose


Da Dunkelwort (e altre poesie)
di Federico Federici
Morrisville, 2015
ISBN 978-1326223373
Live-Improvisationen
Berlin, Wörther Straße 27
06/08/2017
Federico Federici: Stimme
Nadine Niester: Klavier
Michael Krenze: Gast
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n.60 – Il cinema delle origini e la musica futurista

La striscia di celluloide non ancora esposta alla luce è l’inconscio filmico perfetto, nelle cui profondità si cela intatta e indicibile l’opera. Il diaframma, sorta di palpebra in bilico tra il sonno e la veglia, disegna i contorni del buio e gioca a diffrangere il mondo.
Durante la presentazione di Histoire(s) du cinéma al Festival di Locarno (1995), Jean-Luc Godard sostiene che «nel Cinema dei primi decenni c’è uno slancio, una forza che è stata irregimentata per la prima volta con l’arrivo del sonoro […]». Sino a quel momento, in lavori quali Rhythmus 21 (Hans Richter, 1921), Symphonie diagonale (Viking Eggeling, 1924), o Berlin – Die Sinfonie der Groβstadt (Walter Ruttmann, 1927), che coglie il respiro di un’intera città, i movimenti della macchina da presa, i viraggi cromatici, l’uso di nude forme geometriche che richiamano il dinamismo cubista di Georges Braque, o il neoplasticismo e le riflessioni teoriche di Piet Mondrian, racchiudono di per sé una notazione ritmica, musicale e la stessa tecnica di compensazione/opposizione delle luci acquista valenza timbrica. Per contro, al di fuori di precisi schemi (tetracordo, contrappunto fiammingo ecc.), il suono è considerato rumore: gli strumenti (a fiato, a pizzico, a percussione) e, nel canto, l’uomo vanno accordati e intonati in un’amalgama distillata e pura, esatta quasi nel senso ideale della Matematica.
Con l’avvento della macchina, l’impianto regolare e ripetitivo degli ingranaggi progettati e tarati a perfezione acquista, nell’orecchio degli artisti più spregiudicati, un valore formale che si discosta dal rumore. Ogni macchina sembra avere in sé una voce, un suono proprio, frutto di miriadi di cinghie, incastri, sfiati e attriti. L’accordo tra i congegni nel funzionamento, o la somma di più macchine al lavoro nel fragore dell’industria acquistano un contorno musicale sovversivo e nuovo. Le catene di montaggio nei capannoni, le strade tagliate dalle rotaie dei tram, le valvole metalliche e gli scambi, gli scoli, i sibili e i risucchi d’aria, i soffi dei camini e i fischi, le condutture gorgoglianti fanno, della città moderna, una fisiologia complessa ma regolata, una sterminata orchestra obbediente alla bacchetta della Scienza e allo spartito del progresso. La sala del perpetuo concerto futurista è ovunque, dai pontili del porto dove s’alza l’assolo di una sirena, al vicoletto che accoglie e amplifica il coro di una filanda all’alba, dallo stradone impolverato su cui modula le rotative una tipografia, alle pagine d’assedio di Adrianopoli in Zang Tumb Tumb (Filippo Tommaso Marinetti, 1914). Fioriscono così, in ambito musicale, pagine memorabili quali Risveglio di una città (Luigi Russolo, 1914), L’aviatore Dro (Francesco Balilla Pratella, 1920) o Balli plastici (Fortunato Depero, 1918), emblematico progetto di teatro futurista con il contributo di Gilbert Clavel, che anticipa, nella grottesca figurazione del ballo di marionette–automi, alcune linee tematiche e stilistiche di Metropolis (Fritz Lang, 1927). Mi pare che proprio questa rivoluzionaria estensione della teoria musicale abbia, tra le altre cose, ispirato un Cinema diverso, sottraendo all’immagine il controllo esclusivo della scena, sino a dividere col silenzio una parte che prima spettava solo al buio e al nero: l’inconscio, su cui s’imprimono luce e suono.

Finds of silence – Funde der Stille

genre: objects
technic: installation/archive
material: organic
year: 2016 – ?
ongoing archive on Behance
exhibition: “Stille”, Group Global 3000, Berlin, (13.01 – 10.03.2017)
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ABSTRACT

Trees act as living antennas, collect mechanical stimuli from air and soil pressure, adjust their freshly sprouted architecture, embody prints in the slow, continuous growth of their permanent structures. The back and forth vibration of particles, regardless of whether they belong to air, soil or whatever else, affects the living things embodied in the medium.
Each single cell hears sound, in the overall state of tension or slack a tree is capable of. Sound is an active force which constantly tends to shape things, leaving unexpected folds within vibrating structures. Silence, whose boundaries avoid tracing, hides somewhere within and around each shaped thing. It is the haunting, ultimate message morphed into dead trees transformed into a fortuitous sculptural medium.

Jede einzelne Zelle hört Geräusche, ob der Baum angespannt oder entspannt ist. Schall ist eine aktive Kraft, die unaufhörlich die Dinge formt und in schwingenden Strukturen unerwartete Falten finden lässt. Stille, deren Grenzen keine Spuren hinterlassen, verbirgt sich irgendwo innerhalb und um jede geformte Sache. Sie ist die eindringliche, letzte Botschaft, die in tote Bäume verwandelt wird, die wiederum in ein zufälliges plastisches Medium verwandelt sind.
Continue reading “Finds of silence – Funde der Stille”

Group Global 3000 – Kunst und andere Nachhaltigkeit: “Stille”

groupglobal3000-2017

Ausstellung – Performances – Gespräche
13.01.2017 – 10.03.2017, freitags 17-20 Uhr

Vernissage: 13 Januar, 19:00, Leuschnerdamm 19, Berlin, mit Whathappensnext-Ensemble Berlin, Metastilistische adhoc-Kammermusik: Connie Voss und Gudrun Doberenz, Stimme, Max Stehle Saxophon, Hartmut Arweiler, Gitarre, Reinhard Gagel Akkordeon und Leitung.

Der Verkehrslärm ist allgegenwärtig. Zuhause dudelt TV, Hifi, unterwegs Radio, Smartphone, mp3-player, Kommerzgeräusche im Supermarkt. Werbung schiebt sich optisch und akustisch ins Bild. Manche halten es nicht mehr ohne Geräusch aus. Lärm stresst und macht krank. Stille hieße, sich spüren, aushalten, ruhen, erholen, genießen, Heilung. Eine kostenlose Bereicherung.
18 Künstler/innen zeigen dazu mit Objekt, Photo, Malerei, Grafik, Video, Sound und Performance ihre Positionen: Sandra Araújo, Gudrun Arndt, Yegor Astapchenko, Federico Federici, Francesca Fini, Anne Glassner, Stephan Gräfe, Michael Hess, Stephanie Hough, Geeske Janssen, Anneke Kleimann, Maria Korporal, forschungsgruppe kunst,  RZEPRASZAM, Korvin Reich, Dina Shenhav, Svoradov Theatre, Sarah Wölker. Continue reading “Group Global 3000 – Kunst und andere Nachhaltigkeit: “Stille””

Poem after the waste wall

Most parts of the Wall were pre-fabricated segments, originally designed for other kind of buildings. It was never seen as the wall of a house, though.

An almost invisible thread
had guided crowds for years.
Rushing out from shelters
and bunkers, they gathered
here to eavesdrop winds
and western whispers
behind the wall. The firm
back of the winter’s hand
halted them all before it.
It didn’t upturn the hourglass,
nor did it shake and clean
its clogged throat.
The days were dust,
the dust that was their house.
Now none dares to speak to
those who’ve chosen to forget.
And we all go with them.
Dead men only speak
a language of regret.

The wall jumpers

I shake my head. Dead days lie ahead of us at the trial.
We would wander aimlessly long after the shutters were up, unable to work or sleep. We had hardly spoken in years.
As she disappeared, after sitting with me on a pavement around Alexander Platz overnight, I must have discovered what wall jumpers felt like – who knows from what heights fallen. No shelter. No heaven. All books and papers burnt, all lines broken, all nails cut, all suspects confessed Continue reading “The wall jumpers”