The way I discovered the Berlin wall has fallen

Over the almost three decades the wall stood in Berlin, it was referred to as Antifaschistischer Schutzwall by the authorities of the German Democratic Republic, a legitimate concrete curtain incubating the socialist state. While from the East Berlin side it soon became the dull edge of the death strip, from the West Berlin side it often served as a natural, urban canvas for politically engaged graffiti art, claiming freedom for all. When every ideology needs a precise vision of the world to be conveyed, these pages state a well pondered sense of annihilation rather than of revelation, avoiding any speculation on icons and mass culture. The debris of the wall are the latest generation of the wall itself.

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The Way I Discovered The Berlin Wall Has Fallen, Federico Federici, Morrisville 2017. ISBN: 978-0244930172

Lettera dietro il muro di Berlino (rinvenuta in una casa d’affitto)

elke

a Elke Weckeiser

 

 

19 Febbraio 1968, Berlino

Mia cara Elke,
ogni volta l’esito è più incerto. Ho vissuto un’intera vita con il muro addosso, fino al crollo: la mia ombra mai più nera della sua, né più lunga o alta, tutta tesa a scavalcarlo, attaccato con le dita a una fessura, per succhiare luce e buio all’altro lato. Nella crosta in terra, le radici affondate nel cemento sono artigli, ferro, tubature d’acqua e sfiati d’aria.
La mia casa intorno è morta, la precipita il dolore pietra a pietra. Resterà solo una macchia, una fila di mattoni contro il muro, col passar del tempo.
Non c’è forza di tirarsi in salvo, di insegnare al corpo un passo silenzioso, d’infilare un varco tra folate d’aria, scivolare in un cunicolo da un buco e riaffiorare dietro il muro. Sopra, il peso è tanto e si sbriciola la terra a seppellirti mentre scavi, o compatta il cielo contro cui dibatti l’ala.
Non ci resta da scalfire che la pelle con le unghie, farsi un buco in testa o in petto.
Si è nascosti bene e salvi solo dopo morti.
Ti abbraccio
Dieter