VI.d Ein Meter Seil brennt drei Stunden rapido precipitando

Partivano tutti portandosi dentro i pensieri del mondo,
tenevano il conto dei passi tra i denti battendoli in terra.
Che colpi ogni metro, che urli e comandi: «serrate le righe!»
Marciare compatti trasporta anche i morti e nasconde i feriti.
Nel grande tripudio, gli scoppi lontani accendevano i visi:
sembravano belli i soldati, agghindati di elmetti e fucili,
scolari per classi che mostrano fieri le squadre e i pennini.
Gettarsi al segnale, all’unisono in terra e tener posizione,
strappare altri sassi, riempirsi di fango, la bocca di sangue
a scavare cunicoli e fossi, tra i fili spinati al riparo dell’erba
sparare, saltare per aria, far mucchio insepolti tra i sacchi
di sabbia sui morti, strisciare tra i chiodi e le croci
di ferro cucite agli stracci. Raschiarsi di dosso il sangue
di un altro, fiutare la pece sui cenci, il gasolio, rischiare
di prendere fuoco, tirare spolette – un metro di corda
tre ore – coprirsi, contare i secondi allo scoppio e tremare
ascoltando i tedeschi ubriachi strillare: «Wir sterben!
                Wir sterben!»

                Wir auch.

Alter Krieg, Federico Federici, Morrisville 2017. ISBN: 978-0244926977
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Recensione di “Alter Krieg” su “Solo Libri”

Quasi in concomitanza con l’uscita di Mrogn (2017) nella collana del Premio Pagliarani, Federici dà alle stampe il requiem di guerra Alter Krieg (2017).
Il libro rimanda continuamente a precisi episodi dell’ultimo conflitto mondiale (dalla battaglia di Nikolajevka del 1943 a quella di Berlino del 1945, dalle deportazioni nei campi di sterminio agli eccidi di resistenza), ricostruiti attraverso documenti d’archivio e incontri con reduci o familiari coinvolti.
Tra i passaggi più toccanti, Post bellum (27.11.1944), che descrive la visita, sul finire dell’inverno, alla piccola radura sul Colle Tortagna, dove furono fucilati diciassette Alpini della Divisione Monterosa.
Da un punto di vista stilistico, l’opera si fonda su una precisa scelta di partenza, il sonetto, quasi a marcare un ordine preesistente.
Ciò che in guerra è demolizione, alienazione, sradicamento dell’individuo dai luoghi che gli sono cari, si ripercuote sul testo, progressivamente scardinato dal deflagrare del conflitto, ma mai ridotto a un accumulo disorganico di immagini o frammenti nel groviglio dell’incubo.
Ai versi brevi e scanditi delle parate, seguono quelli più lunghi delle marce; alle raffiche di mitra segnate dagli accenti più ravvicinati, seguono versi piani e sospesi nell’attesa tra i silenzi delle trincee.
Questa scelta di mantenere ovunque un solido rigore formale rimanda da un lato alla naturale forza di spirito richiesta a chi voglia scampare all’inferno, dall’altro al progressivo indurirsi della coscienza individuale di fronte a tanto orrore.

Carlotta B.

Alter Krieg, Federico Federici, Morrisville 2017. ISBN: 978-0244926977
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“Mrogn” and “Alter Krieg” in Berlin

Excerpts from Mrogn (Zona Editrice, 2017) and Alter Krieg (lulu.com, 2017), translated in German and English, will be presented during the Poesiefestival Berlin, organized by the Haus für Poesie.

26 Mai 2018, 18.00-20.00 Neukölln
ORi. Forum künstliche Bildmedien e.V., Friedelstraße 8, U Hermannplatz
Mit Federico Federici, Nadja Grasselli, Tse Hao Guang, Denise Pereira
Moderation: Anna Gianessi
Die Veranstaltung findet in italienischer, portugiesischer und deutscher Sprache statt.

Senza fanfara, largo calando

Quanti se ne sono andati
dove mi dirigo anch’io, tanti
che non si direbbe dove
li han portati, a passi lunghi
dentro fiumi e campi,
non lasciando a caso niente,
neanche il sangue sulle pietre,
né le tracce calpestate
dalle impronte dei soldati,
non un’ombra sui lenzuoli,
solo sporco di trincea,
polvere degli scomparsi.

Alter Krieg, Federico Federici, Morrisville 2017. ISBN: 978-0244926977
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Su “Alter Krieg” – Sara Veltroni

Questo libretto per un requiem si articola in sezioni tematiche, che affrontano la guerra in tutti i suoi frangenti: l’arruolamento e la partenza di soldati spesso giovanissimi, l’arrivo al fronte, lo scavo e la difesa delle trincee, gli assalti, le ritirate, la resistenza e le rappresaglie, i bombardamenti, le tregue e le città aperte. In queste pagine, si rianimano figure altrimenti dimenticate nei numerosi diari di guerra e corrispondenze private, conservati dai familiari dei reduci. Nei versi riecheggiano Stalingrado e Nikolajevka, la battaglia di Berlino del ’45, le vicende dei deportati e degli scampati ai lager, le voci dei testimoni dei tanti episodi di guerra locali, estrema trincea della miseria umana, come l’eccidio di resistenza nei pressi del forte Tortagna, sull’Appennino ligure.
Nessun superstite si sente mai scampato a quell’orrore e la parola, che qui entra in guerra e si fa incendiaria, esprime l’irriducibilità del suo dolore.

Sara Veltroni

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