In der Fremde – Robert Schumann

Fischer Dieskau (baritono), Günther Weissenborn (pianoforte), 1955

 

In der Fremde

Aus der Heimat hinter den Blitzen rot
Da kommen die Wolken her,
Aber Vater und Mutter sind lange tot,
Es kennt mich dort keiner mehr.
Wie bald, ach wie bald kommt die stille Zeit,
Da ruhe ich auch, Da ruhe ich auch
und über mir rauscht die schöne Waldeinsamkeit,
die schöne Waldeinsamkeit
Und keiner kennt mich mehr hier
Und keiner kennt mich mehr hier.

 

Sotto un altro cielo

Son le nubi giunte da un altro cielo
s’accendono ai lampi di qui,
ma mio padre, mia madre son morti già,
non c’è chi di me sa laggiù.
In fretta, in fretta m’acquieterò,
in pace sarò, in pace sarò
ed io sola nel dolce fiato di un bosco,
nel dolce fiato di un bosco
né più di me si saprà
né più di me si saprà.

Adattamento lirico originale: Robert Schumann in Liederkreis, Op. 39. Traduzione cantabile in italiano: Federico Federici

 

 

 

Aus der Heimat hinter den Blitzen rot
Da kommen die Wolken her,
Aber Vater und Mutter sind lange tot,
Es kennt mich dort keiner mehr.

Wie bald, wie bald kommt die stille Zeit,
Da ruhe ich auch, und über mir
Rauschet die schöne Waldeinsamkeit,
Und keiner mehr kennt mich auch hier.

Testo originale in Totenopfer (1833) di J. K. B. von Eichendorff

 

 

 

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I will pass through Piazza di Spagna – Cesare Pavese

 

Passerò per Piazza di Spagna

Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu – ferma e chiara.

 

 

I will pass through Piazza di Spagna

It will be a light sky.
The paths will open onto
hills of pines and stones.
The tumult in the streets
won’t move that still air.
The flowers sprinkling out
colours by the fountains
will cast glances like women
amused. The stairs,
the terraces, the swallows
will be all singing in the sun.
That path will open,
the stones will sing,
my heart will beat and leap
up like the fountains water –
this will be the voice
that goes up your stairs.
The windows come
to know the smell of stones
and morning air. Some door
will open wide. The tumult
of the streets will be my heart’s
own tumult, the light goes lost.

It will be you – still and bright.

 

 

© Cesare Pavese (1908 – 1950)
© traduzione Federico Federici
edizione di riferimento: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Giulio Einaudi editore, Torino 1951

Pseudocavallo – Giampiero Neri

 

Pseudocavallo

 

I.
Il nome è isolato e per l’assenza della caratteristica erre non
sembra latino.
Secondo l’Ernout-Meillet deriverebbe dal sumerico ansu.
Equus asinus indica un animale del genere Equus, come il
cavallo, la zebra e il quagga.

 

II.
Paragonato al cavallo è di piccola statura.
Ha la testa robusta, corre in modo meccanico come sui
trampoli.

 

III.
Dall’Africa viene portato in Europa.
È citato una volta da Omero nell’undicesimo capitolo dell’Iliade.

 

IV.
Si accontenta degli alimenti più grossolani tenendo soltanto alla limpidezza dell’acqua.
Non occupa mai il centro della strada ma d’abitudine cammina sul margine estremo.
È ritenuto poco intelligente, caparbio e spesso di indole
perversa.
La sua voce che ha toni acuti e bassi si risolve in un grido
prolungato e spiacevole.

 

V.
Simile in questo al mastino, ha una presa tenace.
L’atto improvviso, senza ragione apparente.
Ricordo bene il missionario, di ritorno dall’Africa, che ne
portava i segni sulla mano a distanza di anni.
Era accaduto durante un viaggio.
“e l’asino?” ho chiesto.
“l’asino è morto” mi ha detto.

 

 

 

Pseudohorse

 

I.
The name got isolated and from the lack of the typical “r” is not
seemingly Latin.
According to the Ernout-Meillet it would derive from sumerian ansu.
Equus asinus suggests some kind of beast in the genus Equus, like
horse, zebra, quagga.

 

II.
Compared to a horse it is short of stature.
It is strong headed, when running it shows a mechanical going like on
stilts.

 

III.
From Africa it was carried to Europe.
Homer mentions about it once in the eleventh chapter of Iliad.

 

IV.
Rough food is enough for it, but it values the limpidness of water.
It never walks roadway, but the farthest edge of it.
It is regarded as little clever, stubborn, being often tainted-natured.
Low and shrill tones are in its voice, uttering long,
unpleasant cries.

 

V.
Its strong bite is that of a mastiff,
sudden act from seemingly no reason.
I can perfectly remember the missionary on his return from Africa,
having showed the marks on his hands for years.
It happened on a trip.
“and what about the donkey?” I asked.
“it is dead now,” he said.

 

 

© Giampiero Neri; Federico Federici (traduzione); medea_black (fotografia)

 

sottotitoli in Pseudocavallo di Giampiero Neri, un film di Alessandro e Valentino Ronchi (Treviglio Video/Poesia, 2009).

 

 

#3 “One window and eight bars” di Rati Saxena

 

वह बनना नहीं चाहता शासक
किसी राज्य का
उसकी इच्छा है कि
राज करे
निहारिकाओं पर

उसे सलाखे पसन्द नहीं
पर खिड़कियों से एतराज नहीं

 

He doesn’t want to rule
a kingdom
he wants to rule galaxies.

He doesn’t like bars.
he doesn’t mind windows.

 

Per sé
non vuole un regno,
ma galassie.

Non gli piacciono le sbarre.
Non bada alle finestre.

 

*

 

पंख फड़फड़ाये
बड़े शोर के साथ
मैंने खिड़की से बाहर देखा
कुछ पंख कतरे पड़े थे
मैंने भीतर देखा
कहाँ गए मेरे पर?

 

A loud flap of wings.
I looked out of the window and
saw some fallen wings.

I looked in.
where did my wings go?

 

Un sonoro battito di ali.
Ho guardato fuori, alla finestra
e visto delle ali in terra.

Ho guardato dentro.
Le mie, dov’erano finite?

 

*

 

पिता का एक प्रिय वाक्य था
“जब चींटी की मौत आती है तो पर निकलते हैं”
जब कभी हमारे सपने उड़ान के लिए तैयार होते
उनका मुहावरा हमारे सामने डट जाता

 

Father loved this saying:
«When an ant dies, it grows wings»
He said this whenever our dreams
seemed ready to take–off.

 

Mio padre amava dire:
«Quando una formica muore, crescono le ali».
Lo diceva sempre, quando i nostri sogni
sembravano sul punto di spiccare il volo.

 

*

 

आज खिड़की खोलते ही
ढेर से “आप्त वचन” भड़भड़ा कर घुस आए
मैंने उन्हें उलट–पलट कर देखा

और कूड़ेदान में डाल दिया

वे मेरी खिड़की की हद लाँघ
कब और कैसे भीतर चले आए
मुझे मालूम ही नहीं पड़ा,

दो जोड़ी आँखें
मुझे घूर रही हैं.

 

Today, as soon as I open the window
many sayings rush in.
I take a good look and then
toss them in the bin.

I never knew when
they had come in,
crossing boundaries.

Two sets of eyes are
staring at me

 

Oggi, aperta la finestra
in un colpo solo sono entrate voci, molte.
Ho guardato bene in giro,
le ho gettate nel cestino.

Non ho mai saputo quando
sono entrati attraversando i muri.

Due diversi gruppi di occhi
stanno fissi su di me.

 

 

In foto: “Interno di un monastero”, di Sara Russo © 2006

#2 “One window and eight bars” di Rati Saxena

 

खिड़की के पार मकान
मकान के उस पार फिर मकान
फिर कहीं जाकर एक घाटी है
घाटी में हवा गेन्द की तरह घूमती है
उछल कर कूद आती है खिड़की से

मैं और खिड़की, दोनों खिलखिला उठते हैं।

 

Beyond the window, a house
beyond the house, yet another house
beyond again, perhaps a valley
with wind like a bouncing ball
that leaps up and lands in here,
through the window

The window, and I
start to laugh.

 

Oltre la finestra, una casa
oltre la casa, e una dopo l’altra
ancora oltre, forse una valle
di vento come una palla che balza,
che salta fuori qui e ricade,
alla finestra.

Io e
la finestra
ridiamo.

 

*

 

जैसे ही खिड़की खुलती है
मेरी बंद साँस चलने लगती है।

As soon as the window opens
my held breath stirs.

 

Quando la finestra s’apre
il respiro prima trattenuto
nasce.

 

*

 

रात में देखे गए सपने का स्वाद
बाकी है जीभ पर
मैं खिड़की को सपना सुनाने को बेताब हूँ
मुँह खोलते ही सपना
उड़ कर बाहर जाता है
फिर लटक जाता है
तने से बैताल की तरह

मेरा अपना सपना
खिड़की के बाहर
मैं भीतर

 

The taste of last night’s dream
persists on the tongue.
I want to narrate my dream to the window
but as soon as I open my mouth,
my dream slips out
and hangs on a branch like a ghoul.

My very own dream, now outside the window.
while I’m inside.

 

Non si scioglie il gusto dalla lingua
l’altra notte, un sogno.
Voglio raccontarlo alla finestra ma
come apro bocca
scivola di fuori il sogno e
si appende come un ghoul al ramo.

Il mio sogno proprio oltre la finestra,
io che resto dentro.

 

*

 

लोग हटाए जा रहे हैं
अपने पुरखों की जमीन से
लोग हट रहे हैं
पुरखों की जमीन से

खिड़की का कोई
कसूर नहीं
हटने– हटाने के लिए
दरवाजा चाहिए

 

People are being banished
from their homes.
People abandon
their homes.

It is not the fault of the window.

To move out
you need a door.

 

Chi è scacciato di casa
e chi l’abbandona.

Ma non ha colpe la finestra.

Per uscire
serve una porta.

 

*

 

पत्ते, तना, दरख्त
सब खो गए हैं अंधकार में
खिड़की जग रही है
इस इंतजार में कि
सुबह की पहली रोशनी
उसे ही मिलेगी

 

Leaves, trunk, tree…
lost in the darkness.
The window is awake,
and hopes to be the first to see
the morning light.

 

Le foglie, il tronco, l’albero…
perduto nell’oscurità.
La finestra veglia,
spera di essere la prima
a vedere luce
nel mattino.

 

*

 

वह एक चित्र बनाती है
एक नकाबपोश आदमी
हाथ में बन्दूक

फिर फाड़ देती है कागज
इस तरह बदला ले लेती है
अपने दोस्त की हत्या का

गुस्सा खिड़की से
बाहर चला गया है

 

She draws a picture
of a masked
armed man.

Then she tears up the picture.
this is how she takes revenge
for the murder of her friend.

Her anger has gone
out the window.

 

Traccia una figura
d’uomo
mascherato in armi.

Poi la strappa,
vendica così l’amico ucciso.

La rabbia
scomparsa oltre la finestra.

 

 

© Rati Saxena, traduzione di Federico Federici; fotografia di Sara Russo

#1 “One window and eight bars” di Rati Saxena

Inizia questa settimana la pubblicazione di alcuni estratti dal lavoro di Rati Saxena, in uscita per le Edizioni Cantarena. Versione originale in Hindi e in Inglese di Rati Saxena; traduzione dall’Inglese di Federico Federici

 

 

एक खिड़की और आठ सलाखें, आठ भागों में कटा
नारियल वृक्ष का तना, पीछे से झाँकती
कटहल की एक शाख, ढ़ेर सारे पत्ते
चिड़िया चहचहाई,
पड़ोस से किसी बच्चे के रोने की आवाज

एक हवाई जहाज गुजरा
एक दिन पूरा हो गया.

One window
cut into eight parts
a coconut tree, and peeping from behind it,
a leafy jackfruit tree.

Some bird calls.
some kid bawls.
a plane crosses.
one day’s done.

 

Una finestra sola
divisa in otto parti
un albero di cocco e
dietro appena spuntano
le foglie all’albero del pane.

Qualche uccello chiama.
Urla qualche bambino.
Un aereo incrocia il cielo.
Così finisce il giorno.

 

*

 

खजुराहो की भंगिमाओं के बीच, कलम से भरा जार
बस्तर का घोटुल, दिल्ली का कलमदान
खिड़की की सिल पर,
पूरा देश बस गया
ठहरो!!
सलाखों से लटकते गुजरात की पुतलियों की ओर
किसी का ध्यान गया नहीं.

 

Between Khajuraho’s statues and Bastar’s figurines
a vase of pens.
on this windowsill, see the whole country.
wait,
don’t forget, even the puppets of Gujarat
hang from these bars!

 

Tra statue di Khajuraho e statuine di Bastar
un vaso di penne.
Guarda, sul davanzale tutta la nostra terra.
Aspetta,
non le dimenticare, anche le bambole di Gujarat
pendono a queste sbarre.

 

*

 

यदि यह खिड़की नहीं
चित्र होता?
पत्ते हवा में हिलते नहीं
चिड़ियों की चहचहाटें सुनाई नहीं देतीं

तब शायद मैं खिड़की के अन्दर नहीं
बाहर होती

 

If this was not a window
would it be a picture?
then the leaves wouldn’t move
the birds wouldn’t sing

and I would be not on the inside
but on the outside.

 

Se questa non fosse una finestra
sarebbe un’immagine dipinta?
Allora non si muoverebbero le foglie
gli uccelli non canterebbero
ed io stessa non sarei qui dentro
ma fuori.

 

*

 

मैं खिड़की के पीछे हूँ
खिड़की मेरे सामने है
दोनो क्या एक बात है?

 

I’m behind the window.
the window is in front of me.
is that the same thing?

 

Sono dietro la finestra.
La finestra di fronte a me.
C’è forse differenza?

 

*

 

खिड़की के सामने एक घर है
घर की दहलीज पर एक सारस
पंख खुले हैं, गर्दन उठी
वह उड़ना चाहता है
किन्तु
पंजे सीमेंट में धँसे हैं

मेरा शरीर कसमसाने लगा.

 

A house in front of the window
a crane on the porch
wings open, neck stretched
wants to fly in the sky
but
feet stuck in wet cement

 

Una casa di fronte alla finestra
una gru sulla veranda
ali aperte e collo teso
vuole volare in cielo
ma
in piedi sta sul cemento fresco.

 

 

In foto: “Finestra nepalese”, di Sara Russo © 2006

जड़ें जानतीं हैं (Rati Saxena tradotta da Federico Federici)

 

झरती पत्तियों के बीच

जब कभी झरती पत्तियों के बीच
दरख्त विराम पाता है
वह देखता है एक नन्हें पर को
चहकती चौंच को, और
घर बनते तिनकों को
उसका मन थम जाता है

जब कहीं भीषण बरसात में
सड़क नदी पर बही चली जाती है
पानी घरों में घुसपेंठ करने लगता है
एक सूखा तना ढरढरा कर
बन जाता है पुल, तो
बादलों से दोस्ती खत्म नहीं होती है

जब कहीं भीषण सपने से गुजरते हुए
काँट-झंकार से उलझते हुए
अनजानी मुस्कराहट
दोस्ती का हाथ बढ़ाती है, तो
गीत में रंग चढ़ जाता है
मन थकते- थकते
थम जाता है।

 

Sempre, quando in mezzo alle foglie che cadono
l’albero prepara il suo riposo,
vede una piumetta
un becco cinguettante e
fili d’erba diventare nido,
in cuore si fa calmo.

Quando nello scroscio della pioggia
le strade dilavano nel fiume
l’acqua penetra le case
un tronco secco cade
e fa il ponte
non è rotta l’amicizia con le nuvole.

Mentre passi in sogno stranamente
in una via di spine tra i cespugli
un sorriso sconosciuto ti fa segno
d’amicizia e suoni e voci prendono colore
il cuore non si asciuga.

 

*

 

जब कोई दरख्त बूढ़ा होता है

दरख्त ज्यों- ज्यों बूढ़े होते हैं
अतीत की ओंर चलने लगते है
दो शाख पेड़ बनने से पहले
सफेद पत्तियों वाले पौधे से पहले
दो लाल किल्ले वाले अंकुर से पहले
बीज तक पहुँच कर भी
थमती नहीं उनकी यात्रा
वे पहुँचना चाहते हैं फल में
कुतरने वाली चौंच के खुरदरे पन में
मीठी लाल जीभ में
पंखों में, तपिश में
कण में अणु में

लौटने कौ यात्रा कभी सुखदाई नहीं होती
पखेरु उंगलियाँ थाम लेते हैं
बादल पाँव में उलझ पड़ते हैं
तिनके रास्ता रोक खड़े हो जाते हैं
भुनगे मचल लौट लगाने लगते हैं
बूढ़े होते दरख्त
क्या कभी लौट पाते हैं वर्तमान मे

 

Quando invecchia un albero
inizia il suo viaggio nel passato
prima dell’arbusto con due foglioline
prima della pianta dalle foglie bianche e
prima del germoglio rosa.
Il suo viaggio non si ferma al seme
va a toccare il frutto
la ruvida durezza al becco
che lo mastica
la dolce lingua rossa
le piume e il loro tremito
la pioggia e il caldo,
l’atomo, il pulviscolo.

Quando inizia il suo ritorno
il viaggio non è facile
gli uccelli afferrano le dita
le nubi strette ai piedi e
i cespi d’erba sulla via
iniziano gli insetti anche a ronzare sulla terra.

Un albero che invecchia,
farà qui mai ritorno all’oggi?

 

*

 

जड़ें जानतीं हैं

जड़े जानती हैं कि
वजूद उनका ही है
जिनके हिस्से में
रोशनी है

रोशनी उनकी है जो
बिना किसी परवाह
पी रहे हैं गटागट
धूप और छाँह
उंगलियों के रेशे-रेशे से
मिट्टी को थामे
सोचती रह जाती है वह
पीठ पर चढ़े
तने के बारे में
कोटर के बारे में
पखेरुओं के बारे में
अधमुन्दी आँखों से देखती है
टहनियों को, उन पर लदी पत्तियों को
तभी, कैंचुएँ गुदगुदाने लगते हैं
सँपोले कुदकियाँ भर
घेर लेते हैं
किस्से सुनाने लगतीं हैं चींटियाँ
लम्बी यात्राओं के
इक्कट्ठे हो जाते हैं वे तमाम
जिनके हिस्से में बस अंधेरा है

जड़े जानती हैं
सबसे बड़ा सुख
रोशनी नहीं है

 

Sa la radice che
solo a loro spetta di distinguersi
e stare in vista,
a quelli è data luce
che sanno inghiottire
il sole e l’ombra.
Quando, salda in terra
vi penetra più a fondo,
ha pensato al tronco
che si arrampica e
ai nidi già dell’albero
gli uccelli in volo in cielo
allora, gli occhi schiusi appena
ai rami, alle spesse foglie verdi,
solo allora
i vermi iniziano a spuntare
saltellano le serpi tutto intorno e
di lunghi viaggi dicono le storie le formiche
si riuniscono tra loro quelli
cui la tenebra è toccata in sorte.

La radice sa
che la felicità più grande non dà
luce.

 

*

 

उसका बड़ा होना

उसने कहा
« माँ, मैं बड़ी हो गई हूँ »
वह दाहिनी एड़ी पर घूमी
मुड़ी और धरती बन गई
इधर- उधर देख मैंने
छिपा लिया आँचल में

उसने कहा
« माँ, मैं सच में बड़ी हो गई हूँ »
बादल का एक टुकड़ा
छितरा लिया
चेहरे पर
घबरा गई मैं
झट से लाल चूनर ओढ़ा दी

उसने कहा
« मैं बड़ी हो गई, माँ
देख चाँद का टुकड़ा
मेरा स्तन चुभला रहा ह »
ठिठकी रह गई मैं
असमंजस में
अब मैं चाह रही हूँ
एक बार फिर से
वह छोटी हो जाए

 

Lei mi dice:
« Madre, sono cresciuta. »
Sta ritta sulla punta del piede destro
fa una giro su se stessa
poi si piega in terra.
Mi guardo intorno
la nascondo tra le braccia.

Lei mi dice:
« Madre, sono ormai cresciuta. »
Ha un’aria calma di nuvola
che le copre il viso
– mi preoccupa –
si avvolge in un saari rosso.

Lei mi dice
« Sono cresciuta, madre,
guarda: la luna mi succhia il seno. »
Mi giro più tranquilla.

Ora spero che
abbia anche un figlio.

 

*

 

एक से बारह के बीच

बरसों बरसों से
मेरे सीने के बीचों बीच
जड़ी रखी थी घड़ी
एक से बारह के बीच
वक्त को पकड़ कर
एक पाँव से घिसटती
दूसरे से सरपट दौड़ती

मैं दौड़ रही सुइयों के साथ
रुक कर थमती रही
जिन्दगी के साथ
दुआ कर रही थी कि
टूट जाएँ ये सुइयाँ
हथेली में बिखर जाए वक्त गुलाल सा

बरसों बरसों बाद
अचकचा कर रुक गईं घड़ी
टिकटिकाहटों को समेट
मुँह लटका कर खड़ी हो गई
वक्त के मकड़ जाल ने
लपेट लील लिया मुझे

चीख उठी मैं
कहाँ है सुइयों की रस्सी
कहाँ है मेरी घड़ी
वक्त हँस दिया
चल दिया मुझे छोड़

 

Per anni e anni
ho portato un orologio
fisso in cuore al centro
che segnava il tempo
tra l’uno e il dodici
lento da una gamba
agile nell’altra.

Correvo io spronata
al pari della vita
pregando che
questo tormento poi finisse
e si spargesse il tempo sopra il palmo
come Gulal rosa.

Dopo così tanti anni
l’orologio all’improvviso si è fermato
raccogliendo i battiti del cuore
si è fermata la malinconia
la tela del tempo già riavvolta
mi ha inghiottita.

E gridai:
dov’è che si dà corda alle lancette
e dove il mio orologio?

Di me rise il tempo
facendo un passo avanti
lasciandomi indietro.