Lettera: Chianale, 21 Febbraio 2015

Caro *,
oggi ho finalmente posto fine ad anni di fatica intorno a un testo. A breve, ne stamperò una bozza da inviarti, perché tu veda quanto impegno sia costato scriverlo, nella speranza sempre di raggiungere, con l’esattezza della forma, un contenuto di “verità”.
Le poesie, raggruppate ora in due sequenze, sono quasi tutti quelle di partenza, con parecchie ricomposizioni interne però e smottamenti da una parte all’altra, o rimozioni di strofe intere.
È un paesaggio carsico, quello che si offre al peso della scrittura, puntellato da ossessioni, scavato in certi punti più che in altri, nella frenetica ostinazione di seguire, attraverso il ventre della montagna, una vena, Continue reading “Lettera: Chianale, 21 Febbraio 2015”

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28 Agosto 2014, Appunti da una gita sull’Appennino

Cara *,
nel fuori campo di Bergman, ho scoperto un’altra ossessione, un suono nuovo, che d’ora in poi me lo farà per sempre ricordare, come in Fellini il vento: la sirena di una nave al porto, quando attracca o salpa.
Per le stesse ragioni, credo, il fischio del treno, un attimo prima di entrare in galleria (o uscirne), quel pianto di nascita o scomparsa nella dissolvenza di una montagna, Continue reading “28 Agosto 2014, Appunti da una gita sull’Appennino”

22 Aprile 2014: Lettera da una casa in collina

Caro *,
forse è affiorato nei miei scritti quel substrato misterioso che per anni li ha nutriti, è diventato insomma materia stessa dei versi, si è mescolato al gioco dei significanti, staccandosi da quel margine di riflessione teorica, spesso a carattere epistolare, cui l’avevo relegato.
Questo non significa, naturalmente, aver sostituito la Letteratura con una fenomenologia della Letteratura, in cui il testo è terreno di prova per le sue stesse cause, effetto di un pre-testo ben più interessante, nel quale si annida il vero oggetto del discorso. Piuttosto, tendo a non rimuovere più dai versi gli indizi e le occasioni che li hanno rivelati, lasciandoli lì nudi, accanto a forme ben più liriche fiorite in essi, nelle quali la parola segue ancora le impercettibili increspature del discorso, per farsi forza e poesia e passare oltre.
Troverai certo alcuni tratti sorprendenti, Continue reading “22 Aprile 2014: Lettera da una casa in collina”

Lettera: Spotorno, 6 Gennaio 2014

Appunti riordinati dopo una conversazione
con Luigi Bosco sul progetto “In realtà la poesia”

Caro *,
il tuo «rapporto non istituzionale col testo» non è dissimile dal mio sguardo intorno e oltre il Canone, da molti inteso come un paradiso di Cantor, eterna aspirazione e saldo fondamento di ogni scrittore.
Ben arduo è il compito affidato al Noé di turno di fabbricare un’arca, che resista all’insistente dilavare di scritture che consumano la memoria e salvi l’opera del mondo, di tanto in tanto accostando a riva per l’imbarco dei superstiti di un secolo nuovo.
In un domani puro, ripulito dall’attrito delle voci, il carattere ermafrodito di ogni autore rifiorirà sulle terre emerse, ma l’azione irriducibile di scrivere, rianimata da millenni di silenzio, deporrà presto altra cenere sul fuoco, riportandoci al limite del buio, sull’orlo inaccessibile a qualsiasi parola.
C’è un altro nodo in ciò che scrivi: Continue reading “Lettera: Spotorno, 6 Gennaio 2014”

dopo la lettura di “Ode a Psiche” di John Keats

Caro *,
eccoti finalmente, insieme a questa lettera, le osservazioni e i pensieri sui versi che mi hai spedito.
Sei fortunato a passare tanto tempo tra i Romantici, alla ricerca di una più libera confidenza con il loro stile, che non ne sacrifichi però i valori formali e non mortifichi, in uno slancio teso alla modernità della lingua, i miti palpitanti e gli Dei creduti ancora vivi.
So quanto sia difficile scavare in una carne che non è la propria, eppure sentirsi tutto il dolore dell’operazione addosso, cercare con ostinata fede l’anima per trasmigrarla: questo, in fondo, è l’atto più sciamanico della traduzione.
Mi prende una vertigine, Continue reading “dopo la lettura di “Ode a Psiche” di John Keats”

Lettera ai lontani (e agli scomparsi) – appunti sotto il cielo di Kreuzberg

Cari *,
dopo molto che non ci scriviamo, abbandono in un angolo questo foglio d’appunti, che forse per curiosità un giorno ritroverete. Del resto, neppure di fronte a un addio mi sono mai tenuto dal pronunciarlo, fosse stato anche improvviso e sonoro come spezzare un ramo nel cuore del bosco.
Con alcuni di voi non ci siamo mai incontrati, con altri abbiamo trascorso le ultime ore insieme anni fa, seduti sotto un albero a parlare, o di sfuggita al bar, o ci siamo trovati in piedi per caso in metropolitana, spalla contro spalla, sorreggendoci a vicenda tra due fermate, nonostante la divergenza dei nostri ideali, prima di perderci in direzioni diverse.
Ho provato sempre a spiegarvi torti e ragioni di ogni mia scelta, ma ora conviene forse liquidarli tutti in una volta sola. La scrittura, Continue reading “Lettera ai lontani (e agli scomparsi) – appunti sotto il cielo di Kreuzberg”

Lettera dal Monumentale di Milano

Cara *,
abbiamo genitori per la nascita, ma nella morte siamo padri e madri di noi stessi. La questione cresce con il tempo: viviamo come fosse già deciso ma lontano il giorno, invece mille volte e più la scaltra non ci attende al varco, ci accompagna su ogni passo, conta i palpiti residui sostenendoci dai polsi, trattenendoci indagati nell’oltraggio del suo sguardo, quando spia per le pupille gli occhi. Basterà li sfiori perché sfugga il mondo.
Nulla di simile tormenta gli animali, che forse non sospettano neppure, scavando nella terra smossa, che sono tra le pietre già sepolti anche gli artigli e le schegge delle loro ossa. Non sono certi della fine, sanno forse di un interminabile spavento tramandato per il sangue e stanno in guardia.
Dopo i portici infestati da rumori e luci, Continue reading “Lettera dal Monumentale di Milano”

lettera su un appunto metrico: 9 giugno 2013

Caro *,
in questi mesi, piuttosto ardui sul piano personale, ho divagato molto e trascritto qualche appunto su Spazi metrici. Solo ora mi pare di aver messo mano con più dolcezza ai nodi di cui ti scrivevo e di poterli finalmente districare: ti manderò entro l’estate le mie riflessioni.
Queste quattro paginette, in appendice a Variazioni Belliche, sono tremendamente affascinanti e confuse, come solo sa esser bella e confusa proprio la poesia, che si sottrae alla luce dopo aver lasciato un’orma chiara.
In passato, mi sono già occupato di questo tema in una fitta corrispondenza, utile alla stesura del saggio di un’amica. In quell’occasione, rispondevo a un fuoco di fila di domande sul rapporto tra Fisica moderna e Poesia, perché, chi le poneva, cercava di far collimare, forse troppo razionalmente, due aspetti difficilmente conciliabili, al di là di un gioco con la Scienza suscitata per immagini (vedi buona parte dei testi in Lezioni di Fisica).
Coincidenza vuole che questo tuo richiamo al tatà di Mesa Continue reading “lettera su un appunto metrico: 9 giugno 2013”

lettera a un aspirante suicida

Caro *,
ad essere nulla davvero si colgono i frutti dell’assoluto, per questo bisogna imparare a trascurare l’opera, farla sparire dentro le ossa, invece di tendere tutte le corde del vento per catturarla, o farle nel cuore una rete.
Non sei folle tu, ma chi cerca l’origine della luce nella luce, chi si ferma al creatore.
Il corpo intreccia terra e buio in un’unica matrice d’acqua che tutto sommerge. La notte cresce in bocca e scriverne pone scarso rimedio: «non fu per noi minor follia», anzi Continue reading “lettera a un aspirante suicida”