n.56 – Un fischio di poiana

Chino su una pietra, ne interroghi le facce più affilate, la soppesi tra le mani, poi la getti al fiume, riconsegnandola a un fondale erboso o a una fessura di roccia, ventre da cui, sbrecciandosi, è venuta.
Scandagli senza pace una terra muta, toccata appena dal vento, spezzi lentamente canne e arbusti secchi lungo i greti, strappi i fogli morti al libro sino al cuore del silenzio. Ogni passo in più è misura di un esilio interminabile.
Con un fischio in cielo, la poiana, creatura senza poesia, mostra quanto è alta invece la vocazione del volo sulla miseria dell’abisso.

n.55

L’oscurità del testo è in sé bagliore delle origini, enigma assoluto.
Strappare l’ultima sillaba al silenzio, fare respirare l’anima oltre le leggi dello spirito, offrire nuda gola alle parole, come un pettirosso il canto alle spine del rovo.

n.54 – Valdinferno, dalla casa in pietra accanto al bosco di betulle

Ci sono diari in cui raccolgo gli arti secchi dei discorsi colti al volo; angoli di casa in cui non poso più la mano, punti inesplorati dove un’elitra sguarnita si riordina alla polvere.
Ci sono luoghi che si volgono a noi sempre da lontano – pareti verticali, guglie, spigoli, ghiacciai spaccati al sole, alpeggi popolati da pastori d’ombre, incamminati lungo precipizi erbosi, dietro greggi inesistenti.

n.53

Comporre lo stesso testo in due lingue, riga dopo riga, è quasi accompagnarsi, lungo un incerto spartito, con due strumenti diversi. Quale deciderà la prossima nota? Quale senso ne ispira il suono?

n.52

Poesia non è un masso rotolato sul sentiero, che si spinge via a fatica, o si aggira per lasciarselo alle spalle. È montagna lontanissima, sempre al centro del paesaggio, forse meta da scalare, che scompare solo quando ci si crede in vetta: per davvero allora il fiato è corto – resta poco o nulla alla scrittura.

n.51

Un’ora accanto al lago, tra betulle filiformi. Una foresta scura, eterna dietro. Una sagoma nera taglia i riflessi dell’acqua allontanandosi da riva. Lo sguardo si acceca nel solco dell’orizzonte. Coprono il mondo parole illuminate.

n.50

Einfache Formen erinnern immer an archaische Motive.
Das einzelne Wort enthält das Enigma des gesamten Textes, der es begrabt hat und aus dem es mühevoll geborgen wurde.
§
Le forme semplici richiamano sempre motivi arcaici.
La parola isolata racchiude l’enigma dell’intero testo che l’ha sepolta, dal quale è stata a fatica estratta.

n.48

Pescano nel lago nero in piena notte. Ritti nell’alone di un fanale, tirano da riva i piombi sopra un punto immobile, sommerso nella macchia lucida stagnante, dove turbina la lotta. L’acqua si richiude cupa dopo il tonfo, sfiora margini lontani senza suono, gonfia i pali conficcati dei pontili. Si distingue appena il gesto ripetuto, che moltiplica il silenzio frantumandolo un secondo.
Spalancato, fa da specchio al buio l’occhio. Un enorme dorso scuro sbuca, a un tratto, da una parte e fila al largo.
Il fondale ora è tutto interiore.