The trees getting bare in Boston

«If anyone spams you on the right account, just spam his back.»

Rejection sampling is an elementary technique to sample a random variable, based on the idea of uniformly sampling from under the graph of its density function.
With this in mind, I have thought of randomly sampling from the rejectionwiki database, slightly changing sentences here and there, for them to fit into the different contexts and properly reply to the huge amount of requests of buying stuff, subscribing to journals, taking part in events etc. I daily receive.
Never turning the other cheek may be nothing but a joke.


Dear *,
thank you for sending me this outstanding picture of the trees getting bare in Boston which I read with interest, together with the funny joke between Continue reading “The trees getting bare in Boston”

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Rode NTG-2 with Zoom H4n test

Rode NTG2
How I manage Zoom H4N’s lack of gain when paired with Rode NTG2.

Set-up
Microphone: Rode NTG2
Recorder: Zoom H4N
Connection: PROEL XLR cable (2m long)

NTG2 fed through 48V Zoom’s phantom power (no additional battery).

Zoom’s parameters (firmware 1.72)
Recording level: 80%
Mode: STEREO
Lo cut: OFF (both)
Comp/Limiter: OFF (both)
1/2 Link: ON
Level auto: OFF
Mono mix: ON
Recording Format: Wav, 44.1 kHz/16bit

Uploaded test files Continue reading “Rode NTG-2 with Zoom H4n test”

The debt as original sin

I don’t usually like speaking about politics on these pages, since I mainly want to focus on Literature, but after reading the excerpts from different articles collected on the spiegelonline, I do think it’s worth spending a few lines to answer the columnists.
I am going to skip over the general paternalistic arrogance while they threaten further economical retaliations, accusing us, as italian, of being childish to refuse to acknowledge the depth of our economic plight. From their point of view, we missed the great opportunity to vote Mario Monti and let him save us, little by little. Either they know nothing about what Mario Monti did during this last year, or they pretend not to. Of course, he never had sexual intercourse with any curiously alleged niece of Mubarak, nor did he recommend Mister Schulz for the part of a Kapo; he just raised the protest of disabled people Continue reading “The debt as original sin”

La retorica dello sciopero

La retorica dello sciopero, oggi come non mai, mette in risalto l’argine mediatico entro cui è perfettamente confluita e controllata ogni forma di opposizione e protesta: fischietti, tamburi, carote, cori uguali da stadio. Mai un fatto che mostri un’idea alternativa di vita e per lo più una scarsa coerenza tra slogan gridati e condotta. Non serve cercare consensi con estemporanee trovate: un’idea buona dev’essere autoevidente per imporsi. Qualsiasi ideale risulta impraticabile nella sua caricatura, falsato in partenza dal simbolo che lo rappresenta nell’immaginario collettivo.
È questa la più sonora vittoria del sistema: aver garantito solo forme poco più che simboliche di protesta, enfatizzandone i tratti retorici e grotteschi come segni di autentica democrazia attraverso i mass media, rinforzando così le proprie immunità (e impunità) nei casi di prese di posizione più forti e feroci. La singolarità di questa condizione consiste nel trovarsi realmente legati a una catena, liberi di rosicchiarla coi denti. Non è certo un caso che in Spagna si studino regole nuove per le manifestazioni di piazza. La repressione con botte e percosse è sempre giustificata dal potere come non voluta, accidentale o extrema ratio contro una deriva peggiore, facendo leva sulla paura per ottenere il tacito consenso di molti. Alle masse è concessa la scelta tra un’apolitica passività (apocalittica) e l’esercizio di una pressione virtuale, in cui l’urlo, la disperazione individuali sono dispersi, anestetizzati nella voragine della rete e i compiti di rappresentanza sempre più affidati a pochi che imparano in fretta la lingua del potere.
Chi mi legge qui, mi perdoni, ma non trovo nulla di sorprendente in tutto ciò: l’uomo non sa riconoscere il dolore altro che nella propria carne. Sino a che tutti non avremo ricevuto la nostra ferita, non avremo versato il nostro sangue in terra, non muoveremo che carte, allegati e carote. Qualcuno scrive parole più forti – è vero – altri sfilano bene in corteo, le loro bandiere, gli striscioni efficaci e ordinati, ma il potere è reale però e non sfila, non vota, non chiede: picchia giù duro e controlla, sopprime, distorce, controlla e mantiene il consenso.

Ai ricchi non manchi mai l’elemosina dei poveri

Una ricchezza invisibile ci sta divorando: indici, titoli, debiti sono le cifre della miseria. La bestia ferita aggredisce, mena i suoi colpi nel vuoto, tenta di restituire quello fatale. La sua lingua di segni vuoti ma tangibili ora è insignificante, perché la dolcezza dei consumi ha prezzi troppo alti.
Qualcuno auspica l’inizio di una rivoluzione totale, amputazione di questa cancrena, che sia rivoluzione inconcludente però, perché, sfogata la rabbia espiatoria dei contestatori, si possa ben dire che avevano torto, che erano pochi, istigati e violenti, e lentamente rifare poi tutto com’era: ai ricchi non manchi mai l’elemosina dei poveri.
Altri insistono nel ripetere che non vi sia alternativa al sistema, alle sue minute declinazioni sociali, perché legge di Natura. È come trovarsi nel pieno di un’avaria ad alta quota: il pianto e le grida sono reazioni istintive, ma inefficaci e a nulla serve cambiar di posto col vicino di fila. Peggio sarebbe dubitare dell’abilità dei piloti, bisogna anzi riporre fiducia e cercare di non generare scompiglio in cabina con quegli schiamazzi. La morte, sempre possibile, vuole decoro.
Il Grande Evasore rivendica giustizia per chi non ha nulla, ma non cade neppure una briciola dalla sua tavola. Sa che non c’è nulla da temere specialmente nell’invisibile, ma che gli spettri rendono l’uomo obbediente. Il tono mellifluo è quello di tutti i potenti meschini e l’offesa, portata con naturalezza, ha il suono di un complimento incompreso.
La miseria, la pura degradazione su cui ogni giorno si posano gli occhi, appare un fatto straordinario nella cornice perfetta dei luoghi comuni. La cronaca gratifica la morale borghese con le atrocità del mondo: il dolore è di pochi, dobbiamo essere felici del nostro malessere.
La voce deve cadere sempre dall’alto, da dietro, da dentro una scatola di cavi e circuiti stampati. Chi parla è più forte nell’autorità fuori campo. L’informazione passa da pochi a molti in verticale, abolisce la distinzione tra fatto e interpretazione. Non c’è più obiezione, solo vizi di forma. Non sussiste alcuna “democrazia” nei rapporti: chi parla non ascolta e chi ascolta obbedisce. L’occasione a tutti concessa è formale: elezioni, censimenti, referendum, una conta di dati a spartire il potere.
Chi manifesta un dissenso ha spesso l’aria di essere lì per caso: nella vita di ogni giorno non è mai stato così onesto e puro come in quel momento. Altri fiutano il vento e stan buoni, per non compromettere il nuovo col vecchio. Molti organizzano circoli, mostre, concerti, pubblicazioni, ma l’impressione è che tutto rimanga tra loro e si contino senza guardarsi attorno.

Una Biennale in miniatura (nell’erba)

Non si tratta di Maurizio Cattelan, né di Bill Viola, ma l’ultima installazione di Joseph Ribbentrop farà certamente discutere, più dei robot disattivati e seppelliti nella sabbia di Miami (2009), o dei ritratti su goccia d’acqua esposti sui vetri di un vagone ferroviario alla Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera (2011).
L’attacco agli stereotipi della democrazia è portato questa volta miniaturizzando opere che hanno fatto la Storia dell’Arte degli ultimi secoli (dal celebre Autoritratto di Van Gogh, all’Urlo di Munch, sino ai concetti spaziali di Fontana o alla reinvenzione bidimensionale dei cretti di Burri) attraverso la tecnica dell’ologramma, su una carta che ricorda quella delle banconote. I lavori così ottenuti sono organizzati lungo un vero e proprio percorso museale nell’erba, in un prato diviso in “zolle tematiche”. Questa Biennale in miniatura, quasi invisibile a occhio nudo, è fatta invadere da una schiera di formiche rosse, liberate da un tronco di pino e la loro fruizione dello spazio, insieme caotica, indifferente e aggressiva è documentata da diversi punti di ripresa disseminati lungo il percorso, come si trattasse di telecamere di sorveglianza a circuito chiuso.
Il video, riprodotto su una matrice di micromonitor disposti a guisa di celle fotorecettrici negli occhi di un insetto, verrà proposto in anteprima nei giorni 29, 30, 31 agosto 2012 presso la sala Blauer Reiter (Maulbeerstr. 13, Bern). L’installazione sarà poi collocata stabilmente presso lo Spot an! di Francoforte sul Meno a partire dal mese di ottobre.

Bat box (much ado about a box)

[solo uno sguardo leggero sulle polemiche in giro]

 

errata: Upupa, ilare uccello calunniato/ dai poeti […]
corrige: Autoprodotto, ilare poeta calunniato/ dagli uccelli […]

 

TRASLATO

I poeti sono mammiferi antichissimi, efficienti e innocui alleati dell’uomo nella lotta ai lettori deboli e agli inetti dannosi alla cultura.
Negli ultimi decenni si è notata una drastica riduzione nella popolazione di Performer (poeti) in Europa.
 Ciò è dovuto all’alterazione del loro habitat naturale a causa dell’uso indiscriminato di Facebook che infastidisce le loro prede e alla mancanza di ripari idonei.
I poeti, forse per il loro aspetto e per la loro abitudine notturna, Continue reading “Bat box (much ado about a box)”