Giancarlo Rossi su “Mrogn”, Premio Pagliarani 2016

Mrogn: entroterra appartato tra Piemonte e Liguria, sparsamente popolato, ma non tagliato fuori dai conflitti che definiscono la Storia, quelli tra uomo e uomo, e tra Uomo e Natura. È al bivio tra Storia e leggenda che si potrebbero intravedere, in una macchia appena rischiarata da raggi solstiziali, i protagonisti del dramma corale inscenato in questa raccolta. Un popolo diffidente e pauroso, che ricaccia fuori la notte serrando «a due mandate/ celle e porte»: gli esecutori di una pena che non può che essere capitale – cacciatori, bracconieri o tiratori scelti – avidi di colpire e delusi nella mira «ad arma bianca»; la morte e i morti docili a seguire «sul vuoto/ gli oracoli dei vivi». Un habitat immenso e claustrofobico, racchiuso nel segno senza nome: «[…] non si penetra nell’ombra./ Entra in noi l’ombra del bosco». Pure il cardine è invisibile, non rappresentabile, né ricostruibile secondo il paradigma indiziario suggerito dai reperti (pezzi di roccia, cortecce incise, piume, peluria e schegge d’osso), dai rilievi (foto, mappe, filmati) e dal sonoro (spifferi d’aria, fischi di serpi, legna spaccata e parlate in dialetto). Chi, o cosa ha lasciato quelle tracce? Ogni scorcio di paesaggio adombra una vittima senza essere, colta sempre un attimo prima del trapasso e sempre libera di contraddirsi, in quella sospensione tra vita e morte consegnata al lettore in frequenti koan («Non c’è/ prima dello sparo,/ mira!»). Quante figure si potrebbero cernere, nel vuoto che l’autore insegue dando magistralmente suono e parola (voce?) all’angoscia! Il nome resta però anelato e sconosciuto («Lasciateci da soli/ a cercare il nome», «lascia perdere/ il bersaglio/ – è il nome», «Lo scomparso, col mio nome/ in bocca […]»).
In un tempo di penuria e complessità, di anomia incombente e assenza di critica fondamentale, scorgo, nella preda qui braccata, il profilo del soggetto contemporaneo, inseguito da conflitti irrisolti, lottatore obbligato e senza scampo, perdente senza identità o ragion d’essere se non quella di tentare «di non morire mai senza volerlo». Reietto e in cerca di un rifugio nel buio più fitto, sa però che non sarà scoperto finché lo sguardo che perlustra il bosco non si rivolgerà a se stesso.

Giancarlo Rossi

Mrogn, di Federico Federici, Zona 2017 ISBN: 978-8864387024
In tutte le librerie, su  zona, amazon e i principali rivenditori online.

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