A tea cup in Frankfurt am Main (lùmina, n.29)*

a Eugenio Calabi e Shing-Tung Yau

a parte il capitolo inaugurale del mattino
– a colazione con lettura dei giornali –
in quale spazio di Calabi-Yau somatizzi la storia?
ammetti la tua volatilità verbale
da incantatore di basilico? eh,
ora più vivente che esistente
perfezioni il cibo in punta di forchetta
ingurgiti centimetri di fibre e carni
resisti in ogni specie
                       dal tuo catalogo di universi:
i micromondi, le superstringhe
                                 oblunghe
pendenti al pezzetto duro di lapis lazuli,
la superstizione di parole in-crociate
che si ripetono a frantumi di matière à penser,
di frasi, di forse, di accerchiamenti densi
sorvegliati una volta e l’altra stringati ai denti,
disegni della croce in odor di morte
l’ordinata composizione delle mani, irreale quasi

(aussi faut-il qu’Il soit parfois
assassiné)

*In lùmina (archivio apocalittico farsesco) (La Camera Verde, 2012).
Un’edizione critica può essere ordinata QUI.

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