n.56 – Un fischio di poiana

Chino su una pietra, ne interroghi le facce più affilate, la soppesi tra le mani, poi la getti al fiume, riconsegnandola a un fondale erboso o a una fessura di roccia, ventre da cui, sbrecciandosi, è venuta.
Scandagli senza pace una terra muta, toccata appena dal vento, spezzi lentamente canne e arbusti secchi lungo i greti, strappi i fogli morti al libro sino al cuore del silenzio. Ogni passo in più è misura di un esilio interminabile.
Con un fischio in cielo, la poiana, creatura senza poesia, mostra quanto è alta invece la vocazione del volo sulla miseria dell’abisso.

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