n.47

Rasi a palmo aperto l’erba, ari e rivolti zolle, la mano porta lo scompiglio: fende come un ferro nero l’unghia, di minuscoli segmenti vivi e larve disperde una distesa e di altri svelti e pronti a fare buchi ed interrarsi. Nella lotta cresce il corpo, le dita si spalancano in radici, dissodando solchi illuminati di silenzio.
La tua gioia sboccia nell’esilio dall’umano.
Ogni gesto si precipita nel vuoto, ombra di una nube in corsa sopra il prato.

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