n.38

Ci sono piante che crescono a fatica una sull’altra e formano cespugli intorno e sotto un sempreverde: con disprezzo o con coraggio, imparano la sottomissione dell’erba. Altre, più sottili, con la corteccia bianca e liscia, spuntano a ridosso di una quercia, ma il suo robusto tronco fessurato, che conosce il severo esercizio delle stagioni, le ignora. Altre ancora, basse e irte di spine, o sorbi di brughiera, coprono radure sterminate e, legandosi in viluppi indissolubili, occupano il prato sino a che il filo di un falcetto o la lingua spessa di una capra arriva e fa giustizia. È raro che una radice forte e vera si mescoli alla macchia, un tralcio che trascini gli altri in alto e fondi un bosco.
La pianta secolare cresce lenta e sola, disprezza l’elemosina del sole e delle stagioni, vorrebbe unire cielo a terra. Le foglie sono spesso alterne e rimanda i primi frutti. Su dieci, una è sacra. La scure che l’abbatte è d’oro. Se fiamma la divora, è viva e chiara.

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