Appunti dal passo del lupo #2

Messo di fronte a un albero come a me stesso: non so dare voce al vento; non so lasciarmi avvicinare dagli uccelli; non so offrire riparo nel mio corpo, senza dolore; non resisto all’accanito assalto degli insetti, alle prodigiose armate di formiche, decise al contrabbando di un’artiglieria di briciole e di semi, alle bande di termiti nel fragrante impasto della notte, ai bruchi pelosi e lenti, ai ragni appesi alle loro bave, solitari; conosco i buchi e le trincee, i bivacchi aperti a scariche di colpi, divenuti prima nascondigli, poi tombe; i prati crivellati dai proiettili, come dai fiori; l’affanno della marcia, l’ansia dei passi felpati nel buio; i visi calpestati dei sepolti, coperti di tralci precoci, o quelli scavati dal fiume: le loro ossa, trascinate in nessun porto, s’incastrano ai sassi nei muri – perciò la casa non ha pace e l’erba trema.
Come l’albero, però, so restare solo, nel mio bosco.

Per ordinarne una copia, scrivere qui, con oggetto “appunti del lupo”.

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