Giancarlo Rossi su “Appunti dal passo del lupo” (Quaderni della Luna, 2013)

Gli Appunti dal passo del lupo di Federici, usciti nella collana “Quaderni della Luna” curata da Eugenio De Signoribus, offrono lucide meditazioni intorno ai temi della scomparsa e dell’abbandono. Ambientati in paesaggi nei quali sembra caduto un inverno perenne, che quasi cancella il corso delle stagioni, insistono sulla figura dell’Uomo, essere consapevole della morte, che conferisce alle cose la propria tragicità e si fa testimone e custode della creaturalità degli animali, o del segreto delle piante nel cuore del bosco. Qui, la Storia si concretizza nei manufatti dispersi tra i ruderi sull’Appennino, nei rifugi di guerra scavati nella pietra, o nelle trincee crivellate di colpi, dove i soldati, feriti o dispersi, hanno lasciato combattendo una sete d’aria e di luce inestinguibile.
La fatica di chi tira su ancora i tronchi con le funi dai fossi, o risale sentieri coperti di ghiaccio da solo, l’incontro fortuito con una volpe, o l’estenuante lotta tra insetti su una pietra infuocata dal sole ispirano la stessa gioia amara della contemplazione.
Pur trattandosi, almeno formalmente, di prose, la parola è tesa e asciutta, quasi rispetti la cadenza di un verso, ma quella misura è anzitutto morale e non retorica.
In appendice, le struggenti lettere al padre che, lasciando alle spalle ogni suggestione biografica, raccontano la solitudine e la paura dell’abbandono senza essere intimistiche ed esprimono quel mistero senza svelarlo.

Giancarlo Rossi

Per ordinarne una copia, scrivere qui, con oggetto “appunti del lupo”.

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