n.31 arbeit macht frei

Il sarto ha preso le misure una volta sola e per tutti. Magri o grassi, sembriamo solo ammaestrati, disperati o goffi negli abiti indossati già da altri, sformati o stretti. Eppure ugualmente sconsolati sono i gesti, ripetuti senza un’invenzione o un guizzo, induriti dai legami. Gli occhi sono asole scucite, circoscritte al vuoto e sempre più terrificanti i volti, su cui neanche più distingui il trucco della smorfia esagerata in scena. L’uomo è diventato ciò che rappresenta. La miseria vera ha drappi alla finestra. L’anima invoca un soffio d’aria pura.
Un giorno, un fatto inaspettato ci regalerà la morte, un attimo in cui si abbatterà su noi la scure che recide il tempo e impedisce ai giorni di restarci addosso, alla nostalgia di superarli per insegnarci il ritorno.
Spezzato il vincolo, la piaga che ci divorava resterà nel corpo, si farà erba o fiore. Torneremo tra i non nati, nell’Universo inoperoso degli spiriti, nella semplice corrente degli elementi, nel dolcissimo disordine del buio e di una luce che ci spegne senza affanni.

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