n.26

Certa prosa (o certa poesia) imbarbarisce, perché chi la scrive cerca solo gli occhi di un lettore. Non che nel testo accadano cose più grandi di entrambi e tali da sopraffarli e indurli a solidarietà spontanea. Al contrario, nessuno è mai troppo distratto dalla propria vita e dona alla parola un alibi per essa.
In questa farsa, il testo non prende mai una piega, come se possedesse il cuore di chi legge offrendosi da specchio.

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