n.21

Questo lavoro di scrittura consiste sempre più nel disinfettare il verso, rimuovendo le parole che hanno aperto la ferita. Non si tratta, però, di ricucirne i lembi e lasciare al testo le proprie cicatrici. È piuttosto in quel sanguinare pulito, senza grumi né infezioni, che la poesia sussiste e sgorga.
La lama o il suono che hanno aperto il varco sono un residuo velenoso.
Troppa realtà distrae lo sguardo, come gli occhi in uno specchio.
Esiste, la poesia, in altre forme oltre l’umano e, se la parola è fiamma e non si toglie al fuoco senza darle una materia su cui arda, è nel viaggio immateriale della luce che si compie l’opera.

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