n.19

Si giunge a un punto in cui bisogna imparare a vivere come se le cose obbedissero davvero a leggi che non si possono cambiare trattando solo con se stessi.
Chi sa quanto sia disgraziata un’intelligenza sprovvista della giusta volontà, assiste persino annoiato a mille suicidi interiori e altrettanti ne calcola con logica spietata, come chi guarda una sera d’estate un insetto attratto da un lume acceso.
Consumata in un lampo la luce, anni d’infanzia trascorsi veloci nell’ora di un sogno, il tempo rallenta e via via ricompone in un ultimo scatto la vita e l’unità del ricordo.
Chi nella cosa più semplice non ha la forza di un segno, di un nome con cui ricucire lo strappo dell’incauta scoperta e prontamente rivolgere gli occhi accecati sul mondo, si è perso per sempre.

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