n.18

Confronto fra me e il merlo che abita il giardino.
Ci svegliamo ogni mattina alle quattro, chi per scrivere, chi per cantare.
Il suo piumaggio è nero, come quasi sempre il mio umore.
Il suo fischio delimita il territorio, o invita una femmina sul ramo. Il mio verso, un po’ sottotono, pare da tempo l’ultimo in bocca al superstite di una specie, che ha disimparato a farlo, costretto ormai per conto proprio.
La sua libertà m’insegna la mia prigionia, in una gabbia di sbarre invisibili: le ore.
Quando passo sul vialetto del giardino ancora buio, egli tace – ma riconosco, vivo in coda all’occhio, il colore acceso del suo becco chiuso tra le foglie del limone. È allora che ritrovo sulle labbra il fiato per rifargli da vicino un fischio, a cui non risponde. Mi guarda e sa che siamo per la stessa ragione al mondo e per la stessa ce ne andremo un giorno. A me però non tocca la paura indefinita che, come un soffio, resta tesa nell’orecchio, o la gioia pura, scarna e gloriosa, del sole dietro i rami all’alba: mi tormenta ogni momento la certezza.
Ci sono giorni in cui il nulla è al varco, quando un lampo scopre il nido e proietta l’ombra alla parete in fondo nello studio.
Così l’uno non sa consolare l’altro: solo appena incuriosirlo al canto, o impaurirlo con lo sguardo.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s