n.17

Non per accumulo di virtù s’impara a vivere e a volte solo per fortuna.
Non è, tra i sentimenti che legano le persone, estraneo quello dell’abbandono e il lungo tormento del ricordo. Dovremmo insegnarci invece un affetto vero, non insistere sul tempo e imparare come questo sfronda appena l’albero del dolore, mentre la radice intatta scava finché saremo vivi in terra, rimescolando sassi e ossa ai morti. Niente può distrarci dalle loro voci, dal sussurro con cui cercano di dirci che non c’è più un dopo, una ragione o un giudizio, persa ogni idea del corpo.
Perché la nascita e la morte, mentre potremmo stare ad un estremo solo? Forse perché poniamo distinzioni, perché le cose appaiono diverse agli occhi. Non siamo stati messi al mondo, né mai altrove. La moltitudine ci inganna sull’essenza e siamo parte della stessa luce o buio.
Per questo, amico mio, il tuo dolore ci rende indistinguibili e la mia risposta, che a stento qui raccogli, ha già le tue parole in gola.

One comment

  1. forse non si impara per fortuna..imparare presume un’intenzionalità di cui la fortuna è solo l’innesco…
    ciao Betta

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