n.16

Il sonno è sepolto nel corpo e non lo consuma la notte. L’immagine appena trasuda. La forma su questo lenzuolo è un’eco, un’eco caduta al sonno, fervore residuo alla cenere, polvere accolta sulla rimanenza. Di qui, si scelgono solo le rotte di un cabotaggio a vista, a margine di una regione più nera che mai schiarisce il giorno.
Quando sarò giunto anch’io allo stremo dell’addio, in attesa di chiudere il cerchio del tempo e tornare al suo centro, cercherò di più me stesso, non le persone, come il vento cerca l’erba all’ultimo tremore e i rami a darsi pace e una voce. Scaverò con l’unghia io la mia maceria, in un silenzio che non dà difesa, a vedere se si consuma prima la malattia o la vita, dov’è più ostinata e residua.

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