n.13

Se torno al percorso poetico di questi vent’anni, mi accorgo di essermi via via inoltrato in un territorio più spoglio, diradando i versi in una forma breve e dissipando le mille occasioni di scrittura in cerca di una vera autenticità linguistica. Mi sono così concentrato su un unico suono (o pochi suoni) ossessivo, sostenuto, una pronuncia che faccia risuonare il bianco della neve contro il cielo, come una crepa fatta dal peso nel ghiaccio. Un suono che sia esso stesso parola e silenzio, purché nulla di minore intensità sussista.

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