n.10

Il viaggio interiore è di certo il più avventuroso. Muoversi in terra è solo un pretesto, un pregio estetico a tratti, un modo di accumulare materia per l’altro. Lo stesso vale per la lettura o lo studio intorno a un qualsiasi argomento. Perciò temporeggiare in un quotidiano mercato di affetti e di gesti confusi e inconcludenti mi addossa quel senso di colpa verso me stesso che non si corregge con un consiglio: ora che puoi ancora, perché non parti? Ora che aperta è la gabbia, perché non esci e voli fuori e canti? Temi il ritorno improvviso dietro le sbarre? O il colpo del cacciatore che non aspetta che un frullo nel cielo?
Forse si sono già troppo ferite le ali, sfiancate da tante pareti e catene. Eppure, nel ricordo d’infanzia, né il volo, né il canto hanno perso speranza o ispirazione. Il vento, il più forte, può solo confondere insieme le voci e i rumori, ma non toglie il senso di bocca a chi parla.

3 comments

    1. Vero. Per questo, in un eccesso di razionalità che addomestica l’istinto, si fatica a riacquistare la propria libertà.
      Se ti capita di vedere “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, troverai un bel monologo del pastore proprio su questo tema.
      Un caro saluto
      F.

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