n.9 – Cecilia e il temporale

Cecilia, tra i lampi del 24 luglio, non fu molto più del gioco che faceva, creando le sue regole incosciente per saltare da una pozza all’altra, oltre il temporale. Del resto, non doveva raccontare la bufera, il mondo o l’Universo, in cui ricade tutto come nulla veramente accada. Stendeva i palmi aperti sopra gli occhi, tinti come ali di farfalla e saltellava.
È singolare annotarlo ancora, dopo molto tempo, sul versante della mia scrittura, dove cerco invece le parole con le cose (e viceversa) e a tentoni, come un cieco, tasto e chiamo i nomi intorno. Ciò che di più misterioso è nel mio gioco lo rende insieme esatto e necessario: non sempre si dispone di un ricordo per affrontare il mondo.
Spesso impiego regole incredibili a colmare una minima distanza, fare un passo tra le righe staccandomi dal verso, saltellando anch’io tra specchi sparsi ovunque in terra, tra gli scatti e i lampi neri del silenzio, incosciente al temporale che mi infuria intorno.

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