n.6

Entri in un bar con i vecchi tavolini in radica, chiedi una grappa e ti siedi.
La nuova proprietaria ti serve in modo frettoloso e sgarbato. Forse i nomi che porta han condizionato il suo carattere.
Fuori inizia a grandinare. Un’anziana, al tavolino accanto, legge ad alta voce i titoli del giornale, aggiustandosi gli occhiali per mettere a fuoco le parole.
Fuori tuona. Solo una ragazzina gioca nell’acqua, tra le pozzanghere. Il suo è un bel nome: Cecilia.
È bello far da spettatori alle cose, senza dover parlare con qualcuno, senza doverle commentare.

*

Quando le hai chiesto se il lago sia davvero nero, ti ha sorriso.
Quando le hai chiesto perché si chiami lago nero, in un luogo dove non ci sono vulcani, è tornata seria e ti ha detto solo “beh…”, alzando un po’ la spalla sinistra.
Sta di fatto che ci andrai solo, in pieno giorno, per constatare il colore dell’acqua, ma la cosa non ti fa meno paura. I nomi preparano il destino. Non hai però trovato di meglio da un mese a questa parte.

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