n.1

Dopo quasi tre anni di lettere, dialoghi a tratti immaginari con figure lontane, destinatari appassionati ma sconosciuti, torni al monologo, quasi stupito di poter raccontare ancora qualcosa a nessuno.
Qui riuscirai finalmente a metter da parte smisurati entusiasmi per l’inaudita stranezza di certe scoperte e a concentrarti nel renderle vere così come sono. Potrai essere infinitamente conciso senza il timore di farti scoprire affrettato o sbrigativo e, in una linea purissima, tracciare lo spunto di un raggio di sole in terra senza moventi sentimentali o cavare parola a parola dal vivo disordine di ogni discorso. Sarai perciò libero di frantumarla, squadrarla di nuovo e impiantarne radice nel verso o di strapparla prima che torni a mentire, già frastornata al rumore del mondo.
In questo buio le parole sono suoni, foglie staccate a un albero lontano.
Chi non parla a se stesso, non sa ascoltare.

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