Lettera dietro il muro di Berlino (rinvenuta in una casa d’affitto)

elke

a Elke Weckeiser

 

 

19 Febbraio 1968, Berlino

Mia cara Elke,
ogni volta l’esito è più incerto. Ho vissuto un’intera vita con il muro addosso, fino al crollo: la mia ombra mai più nera della sua, né più lunga o alta, tutta tesa a scavalcarlo, attaccato con le dita a una fessura, per succhiare luce e buio all’altro lato. Nella crosta in terra, le radici affondate nel cemento sono artigli, ferro, tubature d’acqua e sfiati d’aria.
La mia casa intorno è morta, la precipita il dolore pietra a pietra. Resterà solo una macchia, una fila di mattoni contro il muro, col passar del tempo.
Non c’è forza di tirarsi in salvo, di insegnare al corpo un passo silenzioso, d’infilare un varco tra folate d’aria, scivolare in un cunicolo da un buco e riaffiorare dietro il muro. Sopra, il peso è tanto e si sbriciola la terra a seppellirti mentre scavi, o compatta il cielo contro cui dibatti l’ala.
Non ci resta da scalfire che la pelle con le unghie, farsi un buco in testa o in petto.
Si è nascosti bene e salvi solo dopo morti.
Ti abbraccio
Dieter

 

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