Una sottrazione di vite – colle del Melogno, 29 marzo 2013

Tirando le somme, caro *, ho una vita sociale, una lavorativa, una artistica, una personale, una sentimentale… Di quante morti dovrò morire a mia insaputa? La morte – si sa – è una e sola e questa stramba teoria di “vite”, che mi si offre, è il trauma di un linguaggio frastornato, frantumato, a scanso di equivoci, in ripetuti e brevi avvisi.
La scrittura è un atto vero, di libertà, rivoluzionario, arbitrario, sconosciuto a chi va via per scorciatoie e cenni di saluto.
La scrittura è una ferita misteriosa e che a stento si rimargina e ogni tanto prende a sanguinare, uno strumento umano, delittuoso o utile, un coltello a doppia lama teso ai nervi delle dita.
La calligrafia è già voce, intonazione: la parola trema in ogni fiato che la sfiora, vibra un po’ per chi le dona l’eco in corpo, prima di rivolgersi sul mondo.
Iniziando il conto delle “vite”, scoprirò qual è la vera, uccidendo l’altra, quale le racchiude tutte, l’unica nella quale convivono senza toccarla.

6 comments

  1. le ho amate tutte, tutte
    per scriverne una

    *

    La scrittura è una ferita misteriosa e che a stento si rimargina e ogni tanto prende a sanguinare, uno strumento umano, delittuoso o utile, un coltello a doppia lama teso ai nervi delle dita.

    è una ferita, a stento si rimargina, sanguina. uno strumento delittuoso, un coltello a doppia lama.
    sanguina.
    (grazie per queste parole)

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