28 agosto 2012, sera: lettera di fine estate (in morte di un merlo)

cara *,
non molto tempo fa osservavo nell’orto un merlo costruirsi il nido tra i rami del rosmarino. Ha lavorato per giorni frugando ogni angolo, salendo sul punto più alto del tiglio e del ciliegio, prendendo dal mondo ciò che serviva senza chieder permesso, pagando ogni cosa col rischio della sua stessa vita. Ho visto in un altro vivente incarnata l’unica solitudine terrestre e la figura forse mite di un poeta, che a fatica e con metodo piega le lingue, raccoglie in giro le voci e le riduce nel verso a un intreccio. Di ogni minimo suono parola, ogni passo una misura in meno sulla via del ritorno, ogni piccolo scarto una nuova struttura. E come si aggira quel merlo in giardino, il canto chiuso nel becco a non perdere nulla, così va anche l’uomo tenendo il respiro, in silenzio.
Trascorsa l’estate, ho trovato però una sera il nido vuoto. Ho pensato si fosse attardato, ma nei giorni a seguire non dava più segno. Poi il fatto: spostando due vasi di rose, ho scoperto le sue piume nere strappate su un sasso e il suo becco intatto.
Anche la morte di un animale, che da sé non sa la morte, lascia nel mondo un corpo come noi un nome e ricorda che la morte è di tutti.
Posso ancora sperare in qualcosa, vedendo trascorrere solo il buio sul buio di un’acqua scura?
La luce del fanale sulla porta dello studio fa ora tremare su tutti i sentieri dell’orto i rami sottili come ciglia di un occhio. Il cielo spalanca il diaframma, l’oscurità stringe la terra in un unico pianto e raduna il mondo intero nello sguardo.
A nulla varrà l’aver scritto ogni cosa com’è e com’è stata. Un giorno verrà che non ha testimoni. Sarà un mucchio di polvere ogni alfabeto e tutto inaudito e puro come in principio.
Un abbraccio
F.

7 comments

  1. Per Martina: nell’ordine di un giardino la Natura è solo apparentemente addomesticata. Identica la morte nella polvere e sul marmo, pulita e invisibile come l’ombra.

    Per Chiara: purtroppo non abito ancora abbastanza vicino al bosco. Quando vi riuscirò a entrare veramente, diventerà quella la mia casa. Non c’è possibile prossimità in vita.
    Grazie della tua lettura su queste (e sulle altre) pagine.

  2. Ti ho scoperto attraverso le storie berlinesi, sull’altro sito. In queste lettere mi ricordi Thoreau: comunicano un senso di pace anche quando sembrano toccare i nervi tragici dell’esistenza. Deve essere magnifica la solitudine del luogo in cui vivi…
    Chiara

  3. Anche noi, in fondo non sappiamo la morte. O forse, quando la incontriamo, non la sappiamo più raccontare.
    Mi ha fatto molto pensare la tua lettera.
    A. G.

  4. Per Maria: probabilmente verrà il giorno in cui raccoglierò queste lettere in volume, magari insieme al diario che ho tenuto, sempre su queste pagine, diversi anni fa, ora cancellato.

    Per Roberto Roversi: la ringrazio delle sue parole e della stima accordata a questo lavoro.

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