ника турбина – inediti (e altri testi dimenticati)

I testi che seguono sono inediti in traduzione, presentati per la prima volta sull’ultimo numero della rivista Ulisse (n. 15, 2012). Ringrazio la famiglia di Nika Turbina e tutte le persone che le sono ancora vicine per la pazienza e il supporto al mio lavoro. Attualmente è in preparazione un’edizione trilingue (russo, inglese, italiano) che riporti in luce le parti meno esplorate del suo percorso poetico e raccolga a margine alcuni appunti dal diario.

 

Белый лес.
Белые глаза.
Люблю белое.
Хотелось снегурочкой стать –
Строка обгорелая.

Bianco, il bosco.
Bianchi, gli occhi.
Sono bianche le cose che amo.
Il mio desiderio di fanciulla di neve, [1]
ridotto a una riga bruciata.

 

 

Слышу звук свой
Надорванный,
В нем мысли и чувства
Собраны.
Строчку диких рисунков
В стихах запишу –
Почитать бы кому.

Percepisco la segreta
nota del dolore,
dove si radunano
i pensieri e i sentimenti.
Del mio verso farò
riga di selvaggi abbozzi
da leggere a qualcuno.

 

 

Я — клоун.
Хожу по обручальному кольцу.
А с кем я обручен?
Разве только
С разноцветными шарами.

Io sono un pagliaccio.
Percorro un anello nuziale.
A chi sto legato però?
Forse a dei palloncini
di mille colori soltanto.

 

 

Переводя себя на речь,
Душа устала
Земной бездушный мир стеречь.
Любить, прощать,
Меня терпеть.

A forza di farsi parola,
si sfinisce l’anima a vegliare
la pace di un mondo senza cuore.
Ad amare, perdonare,
a sopportarmi.

 

 

Слеп народ, и, не желая думать,
Принимает знаки, как могильный стон.
Постоять у гроба мне недолго надо,
Заберу с собою свет и доброту.

La gente è cieca e per non darsi pena,
accoglie come gemiti di tomba i segni.
Inutile indugiare in piedi accanto ad una bara,
porterò con me la luce e il bene.

 

[1] La fanciulla di neve (снегурочкой) è protagonista di una fiaba del folklore russo.
© Eredi di Nika Turbina
© Traduzione di Federico Federici

15 comments

  1. Il tuo lavoro, Federico, la passione di tutti questi anni nei confronti di Nika, mi fanno pensare a un tentativo di rendere meno scomodo e estraneo il passaggio in questa vita delle Creature assolute. Ne addolcisci la sofferenza, ovunque Esse siano.

    1. Ti ringrazio…
      La fatica profusa, a fronte della freddezza con cui questa dimensione dell’Assoluto è accolta, acuisce però il disorientamento e la stanchezza.
      Sono alla ricerca di uno spazio definitivamente puro e, forse per questo, disabitato.
      F.

  2. V’è chi ha affermato che traduzione e compromesso siano sinonimi. Io non conosco la lingua russa e non potrei leggere l’originale. Percorro il compromesso e ogni bivio e scelta mi astraggono di nitore e afflizione, come se la troppa luce lenisse l’anima, ferendola. Ed è breve dire che è la bellezza, ma è sufficiente che sia solo questo, aggrapparsi all’ossimoro d’ogni istante; far violenza alla riga perché si faccia verso, affiorando note di dolore allo sfinimento. Credo profanamente che la traduzione incarni simile sfinimento. Alla ricerca della scaturigine. Grazie di cuore per questi inediti.

  3. Ringrazio tutti per la traccia lasciata sotto queste traduzioni: la poesia di Nika è per me una “seconda voce”, qualcosa che mi impegna in un distacco difficile da me stesso, in una “non imitazione” per avvicinare la forza dell’originale. A volte mi piacerebbe davvero che Lei ci fosse ancora e che sapesse l’italiano per discutere una parola, un verso.
    Quanto alla possibilità di riprendere nel tuo blog questi testi o altri, non ci sono problemi, Paola. I prossimi inediti li pubblicherò fra parecchi mesi: poi (spero) uscirà il nuovo libro – non credo prima del 2013, però.
    F.

  4. ho letto e amato a prima vista gli scritti, questi precisamente
    la magia del bianco e il distacco dalle cose del mondo
    vi è un nucleo di purezza feroce in ogni parola

    grazie
    elina

  5. i miei complimenti. ho letto la Turbina e amata. traduzione che rivela. il poeta è il poeta. nulla di recitato e l’ interpretazione si schiude come uovo nel suo nido. ogni traduzione è opera alchemica di verbo e di carne così che la lingua della lingua è cibo universale e esatto sentire del lascito.

    un lavoro assai prezioso che mi piacerebbe rilanciare sul mio blog – a te piacendo – Federico.
    paola

    1. Come ho scritto e detto in diverse circostanze, credo che solo traducendo si riesca a entrare davvero nelle meccaniche di un testo e, per esteso, nell’idea stessa di “lingua”. In questo caso, la traduzione ha per me un valore affettivo profondo, essendo l’unico, ultimo legame possibile con la persona scomparsa.

      1. Sono molto molto belle queste poesie nella loro discrezione, ma anche sono secche e decise come il rumore di uno stecco nel silenzio di un bosco. Molto belle. Condivido anche il tuo sentimento verso il tradurre. In un mio post tempo fa scrivevo questo – Le traduzioni sono sempre un gran problema. Ogni volta che ne affronto una per me è come trovarmi di fronte un esercito di parole ben determinate a non essere scalfite né tantomeno tradite, così ogni volta provo una grande gratitudine per il lavoro spesso oscuro dei traduttori ma anche quella febbrile eccitazione che si avverte sempre quando qualcosa ci sfida.
        Attraversare una poesia con altri suoni, con i propri suoni, implica sempre fare delle scelte, sia dal punto di vista formale che stilistico, spesso laddove si soddisfa il primo si è manchevoli nel secondo e viceversa, e decidere quale sia il giusto equilibrio non è sempre facile. Un altro problema lo si deve affrontare nel gestire l’inevitabile osmosi che si va a creare a furia di scavare e scavare girando e rigirando, nel caso di O’Hara, quel cuore fra le mani.
        Nasce una relazione, un’intimità che quasi porta a benedire la difficoltà di sormontare i limiti della lingua poiché ci si ritrova a giungere ad una conoscenza del testo da pensarlo quasi come proprio. Ma così non è. E la danza delle parole che si hanno di fronte non smette di ricordarcelo.
        In realtà ci si ritrova ad arginare un Io, il proprio, eccitato dal trovarsi fra le mani un’emozione, un pensiero che qualcuno ha espresso esattamente come avresti voluto e il minimo che puoi fare è dargli in cambio quella poesia stessa.- che mi sembra coincidire con la tua idea del tradurre. Io la trovo un’esperienza che insegna molto perchè cambia il proprio modo di approcciarsi ad un testo. é un po’ come imparare la lentezza.

        scusa la lunghezza
        grazie
        lisa

      2. Ciao Lisa, nelle tue parole trovo molti punti di contatto con la mia idea di traduzione. Ho sempre pensato che, accettando l’impossibilità di trasferire tutte le proprietà di un testo da una lingua in un’altra, ci si debba muovere quasi dietro le sue quinte, risalire la lingua madre sino alla sorgente, all’ispirazione e da lì deviare corso. A volte ci si riesce, a volte no: le parole nel verso sono un percorso a ostacoli per chi scrive. La poesia vorrebbe continuamente farne a meno, ammutolire. A fatica si mettono le unghie nel silenzio.
        Un caro saluto
        F.

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