Emilio Fede si dimette. Il Grande Fratello sospeso. L’Istituto Luce al posto di Bruno Vespa.

Leggendo su Repubblica l’articolo di Filippo Ceccarelli Dal business spregiudicato al crepuscolo del bunga bunga: cala il sipario sulla videocrazia, scopro che, nel volgere di un giorno, l’Italia è tornata quel Paese semplice, operoso e intellettualmente onesto che doveva essere prima dell’avvento di Silvio Berlusconi. Probabilmente fra qualche ora le veline saranno disoccupate e costrette a trovarsi un lavoro inviando curriculum senza “foto ad personam”, citando precedenti esperienze qualificate, titoli di studio e pubblicazioni; non serviranno più sponsor o mance per l’assegnazione di appalti, per partecipare ai concorsi ed entrare nel “giro che conta”, perché su tutti i giri ormai conta il talento; tutti i casting dei reality disertati, le aule di Università e Licei affollate e file di famelici lettori metteranno in crisi le biblioteche; gli stadi delle grandi squadre vuoti, il calcio sarà sport senza premium, testimonial, pay per view ecc.; le classifiche dei dischi ai primi posti avranno artisti sconosciuti, non più i soliti imposti dalle major: la gente si fa forza della libertà di scelta; anche nelle librerie ci sarà rivoluzione: via quei libri tutti culi, fiche, tette (minorenni come Ruby, se possibile), via gli scribacchini servi del potere o chi ha fatto il salto da Drive in a Mondatori, dal canone della Tv spazzatura a quello della Letteratura ecc. – ad libitum
La realtà è invece un’altra (riporto testualmente dall’articolo): «[…] il pensiero va al piccolo trolley del professor Monti, che l’altro giorno è arrivato a Roma con l’aereo di linea e poi è andato a prendere la moglie alla stazione Termini; e c’è una foto di loro due al binario, gente nei pressi, ma per gli affari suoi, e si capisce che nessuno o quasi l’ha riconosciuto; e viene anche da chiedersi se l’Italia non abbia bisogno di semplicità». Ecco servito in perfetta retorica uno struggente quadretto familiare: Mario Monti uno di noi – intonerebbe la curva di uno stadio, dopo i caroselli di ieri sera.
Chissà perché mi vengono in mente le scene di certe assemblee o cortei studenteschi, pieni di inutili slogan, fantocci e trombette, luoghi comuni che uccidono il sacrosanto diritto allo studio non meno di sciagurate scelte politiche, quando un atto di forza schiacciante sarebbe invece sbattere in faccia al potere ignorante quella voglia di studiare che invece manca. La videocrazia si ingrassa e ringrazia.
Berlusconi si è dimesso – questo è un fatto. Ma sia chiaro: non è caduto perché è finito il berlusconismo con tutte le sue appendici, altrimenti sarebbe per prima cambiata la società e certa Tv non avrebbe più spettatori, certi atteggiamenti nella vita quotidiana sarebbero scomparsi. Le dimissioni sono un atto formale, l’uscita di scena di un attore che cede la maschera a un altro, che porterà avanti lo stesso copione.

 

 

5 comments

  1. Ricordo che, mesi fa, quando il Ministro Gelmini la sparò grossa a proposito del presunto tunnel tra CERN e Gran Sasso, qualcuno rispondeva su YouTube all’ironia degli stranieri scrivendo (cito testualmente): “Italia – Resto del Mondo 1-0, la scoperta è nostra!”
    Ecco, questa mentalità becera andrebbe superata. Invece qualsiasi cosa sembra risolversi in un fracasso da stadio, istigato da campanilismi, ignoranza, interessi contrapposti.

  2. a me personalmente – profana degli intestini politici – fanno dubbio le dichiarazioni euforiche a sangue un po’ “troppo” caldo di uomini in trench (Bersani) che scendono le scale (stando fermi) come la Swanson in Viale del tramonto credendosi gli artefici della caduta del diodallamacchina. vedremo… si terranno gli occhi aperti… poi certo il berlusconismo e i suoi – ismi avrà echi lunghi mani lunghe digestioni sibilline ombre difficili da estirpare.
    caro saluto Federico e anche ai tuoi ospiti
    paola

  3. Infatti questo è il punto, Fabio: la fine del “berlusconismo”, della “videocrazia” avrebbe portato come conseguenza la fine di Berlusconi, non viceversa. La “videocrazia” è viva e vegeta, ci mancherebbe.
    E’ come se una casa fosse pericolante e si mettesse un po’ di intonaco nelle crepe, dando una mano di bianco.

  4. se non un copione peggiore, considerato il “curriculum” di Monti (e ancora certe sue ineffabili esternazioni, il suo gradimento, ad esempio, per quanto fatto da Gelmini, da Marchionne). la tecnocrazia – e Monti è un tecnocrate “puro” – può, volendo, ed anzi qui lo ha appena fatto, liberarsi dell’interfaccia fanfarona e “charismatica”; sotto l’interfaccia, gli algoritimi e le disfunzioni della macchina restano uguali, solo meno leggibili.

    un caro saluto,

    f.t.

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