Fratelli d’Italia, Amici Miei, Vitelloni – 25 settembre (con cuore)

Errata
polemica ridicola
Corrige
ridicola politica

Caproni(smo)

 

Leggendo il comunicato sul sito del MIUR in data 24 settembre 2011, e senza dovermi giustificare attraverso sofisticati strumenti di analisi linguistica, ritengo che esso sia di una tale insincerità ed arroganza da aggravare le posizioni e le affermazioni contenute in quello precedente che tenta di correggere. Espressioni quali «L’ufficio stampa del Ministero precisa che, ovviamente (etc.) [corsivo mio]», oppure «Questo è di facile intuizione per tutti (etc.) [corsivo mio]», scritte nel chiaro intento di rendere strumentale la polemica, ribaltando l’ignoranza e la menzogna (45 milioni di euro iscritti a bilancio per cosa, dunque, se il tunnel non esiste?) in malafede e ignoranza altrui, non fossero opera di adulti, parrebbero l’estrema, disperata difesa di un adolescente colto in fallo e a corto di argomenti.
Con un po’ di malizia, emerge però un altro dato sottile, certo non trascurabile per capire “l’alto profilo” di questa classe politica. Il comunicato del 23 settembre mostra il Ministro in persona rivolgere il suo plauso e le sue sentite congratulazioni alla Comunità Scientifica e, segnatamente, agli italiani in essa impegnati, validamente supportati dagli investimenti di un Governo che ha sempre creduto nell’importanza della Ricerca. Il comunicato del 24 settembre è invece genericamente a firma dell’Ufficio stampa del Ministero, sorta di bodyguard intellettuale che interviene a disperdere i sediziosi del pensiero critico, ma, non potendo rimuovere l’oggetto del contendere, sferra colpi a vuoto, appellandosi impropriamente a ragioni di evidenza ed ovvietà. Nulla di nuovo, a dire il vero. Chi è abituato a parlare da un pulpito o da una cattedra col dito alzato, ha bisogno di una platea ordinata, seduta e bendata, possibilmente sorda e con le mani legate, come in un sofisticatissimo gioco erotico, per non sentirsi minacciato, sempre sul punto di essere preso alle spalle nel contraddittorio e di passare, con forzata accondiscendenza, da master a slave. La sublimazione più autorevole di questo meccanismo si realizza attraverso la televisione, dove, a differenza della rete, è strutturalmente bandito il commento dello spettatore e l’unica possibilità di reazione, peraltro manipolabile attraverso i dati Auditel, consiste nel cambiare canale. La paura nei confronti dei social network è tutta qui e la proposta di modifica n. 50.0.100 al DDL n. 733, presentata dall’Onorevole D’Alia e approvata, fornirà potenzialmente nuovi strumenti di controllo.
I modelli culturali, comportamentali, sessuali (etc.) dominanti devono essere quelli rappresentati dall’alto, senza ulteriore verifica o contestazione. Per farli attecchire occorre però arginare o incanalare ad hoc qualsiasi idea di rinnovamento, impedire che l’inventiva (o l’invettiva) di uno o di pochi, estromessi o mai entrati nell’élite, sia contagiosa. Perciò è bene che riviste, giornali, blog, libri, forum, film (etc.) si allineino ai cliché autorizzati. L’iniziazione verso un unico status quo condiviso è prevista per tutti, ma deve essere graduale e inconsapevole. Le forme della cultura operino semplici sostituzioni di simboli e di segni per distinguersi tra loro (cito a caso: Scamarcio-Clooney, Moccia-Faletti etc.), non siano mai critiche, né problematiche, ma umili circenses. Unica eccezione alla norma deve essere l’abuso di potere che confermi la regola, mostrato quasi sempre attraverso la dialettica della burla, dello scherzo, del gesto un po’ estremo di chi non ha resistito per un attimo alla bellezza della vita. L’inaccettabile richiesta di benevolenza che ne consegue si fonda sulla tacita allusione che, un giorno, potrebbe toccare a ciascuno di noi cogliere quel frutto, con ciò rendendoci complici a priori e a oltranza, e tutti innocenti. Per questo anche il Ministro Gelmini ha, a suo modo, scherzato ed ora tenta di porre in malafede chi non è stato al gioco, ovvero mezzo mondo. Insomma, dovremmo smetterla di polemizzare e rassegnarci: ci siamo cascati tutti anche stavolta, come quella del Premier a tempo perso, o quell’altra della figlia di Mubarak, perché siamo in fondo in fondo sospettosi e pieni di rancore al limite della violenza e non sappiamo invitare gli amici nostri a cena con eleganza come ad Arcore.
Se dopo tante bastonate, colpi, umiliazioni intellettuali e morali, in un clamore di scandali e smentite continue che ci frastorna, qualcuno osasse mai dire una parola di buon senso, sarebbe colta? Ci sarebbe ancora tempo per farla propria? La mia paura è che a coro risponda coro, come tra le curve di uno stadio e che ciò faccia parte del gioco.
Ma la gara che continua giova a turno solo a chi la gioca.

 

Aggiornamento del 30 settembre 2011

Come risulta chiaramente da questa foto, o come si può facilmente constatare visitando l’archivio sulla pagina del MIUR, il comunicato del 23 settembre è stato rimosso. Un tentativo maldestro di disinnescare la polemica? O un’implicita ammissione dell’errore? Il comunicato del 24 resta quindi ufficialmente isolato, a precisare l’imprecisabile. La cosa mi ha colpito soprattutto in relazione a un altro aspetto buffo, che non avevo notato prima. Su YouTube, il Ministro ha registrato come proprio Paese gli Stati Uniti. Non è chiaro però chi sia in fuga da chi: se lei o il cervello.

 

2 comments

  1. Oggi più che mai credo che sia compito di qualsiasi persona di buon senso provare a ispirare, con poche e semplici parole, quello stesso buon senso in chi l’ha perso. Non servono palchi e palchetti per farlo, adunate sotto i riflettori, pubblicazioni maliziose o altre manifestazioni piene di retorica e narcisismo. Solo un po’ di pazienza, buona volontà e nessuna vocazione all’apologia. F.

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