ad Adriano Astesi (lùmina, 4)*

Adriano Astesi è un contadino che vive solo in una casa di pietra, nei boschi sull’Appennino ligure. Ci incontrammo più di un anno fa: io vagavo per un sentiero in mezzo ai castagni, lui era fermo sulla soglia di un teccio e guardava il tetto sfondato dalla neve. Accanto a sé una vecchia oca, che prese a farmi un verso cattivo, simile a un fischio, quando provai ad avvicinarmi.
Trascorsi un po’ di tempo con lui, a parlare degli anni della guerra, dei tedeschi e dei partigiani che si affrontavano da queste parti, del freddo e dell’isolamento dell’inverno già trascorso, dei temporali e della notte in cui vide il grande cinghiale nero nella fascia sotto casa.
Promisi che sarei tornato a trovarlo, per annotare tutto di lui e di quelle storie. Ancora non l’ho fatto e sono triste per questo. A lui sono dedicati i versi, che hanno raccolto i simboli del mito e la loro voce nella sua casa.

 

guarda
                   questo lato della stanza:
dalla cima in fondo al corridoio
pendono due sacchi di patate,
timo secco, tre corone d’aglio,
rosmarino, alloro, un fil di ferro,
punti d’asterischi allineati anche
le lattughe in cespi, i cavolfiori,
su due corde stese le mutande
è l’insuperabile reliquia della casa
il fuoco acceso, la custode luce
d’ogni cosa: i piatti rotti nella neve,
seppelliti sulla soglia, tremano
molti inverni come vetri

 

13 settembre 2010, Finale Ligure

*In lùmina (archivio apocalittico farsesco ecc.) (La Camera Verde, 2012).

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