(prima lettera al padre)

 

Padre,

ti dedico il verbo sfiorare, perché è in esso che si addormentano i fiori tra le dita, e si rompe il legame del cielo, dei rami ghiacciati in un tremito di rose, e la terra vibra, e le foglie fremono battendo nella polvere, e l’aria infiamma la pupilla, la luce cade, le mani pesano prima che tutto avvenga nelle cose, perché oggi ci hai detto addio tremando, ed io non ti ho baciato per non farti piangere, e la parola alta, la più alta che conosco dopo il tuo nome, dislocata da tutte le cose non sa trattenerti. E per seguire te un istante dopo, ho consacrato gli occhi uscendo e tu toccavi la mia stessa ombra, estesa – di noi ciascuno era metà –, premevi il dito sulla bocca per inghiottire piano un po’ di fiato all’aria scossa, strappare la sillaba del dolore e chiamarmi.
Ma solo a non voltarmi sarei anch’io stato rapido abbastanza, per giungere al tuo petto di vento, calmare forse la bufera.
Oggi come ieri, raduno strette strisce di luce, mi affaccio a un davanzale scuro, mi sporgo alla neve di marzo, su panorami in una primavera da fiorire.
Guardo l’orbita già chiusa dell’insetto che mi cade a fianco. Imparo così a scoprire gli angoli dov’è raccolto il vento.

 

13 comments

  1. anche io ho accompagnato, un giorno, mio padre all’ospedale. anche io ho atteso la speranza inutilmente. poi l’ho trovato disteso senza più alcuna parola per me.

    non posso che ringraziarti.
    è come aver ritrovato le parole che non sono riuscita a dirgli.

    amelia

  2. Ripetuta condizione eppure mai uguale per nessuno.
    Non è di mia comprensione che ti parlo, certamente non ti serve. E’ il tuo scritto che ha compreso me ed è sottile, eppure profonda, condivisione.

    Grazie.
    clelia

  3. “quando la poesia legge la vita poco prima che accada”…
    Ma non è questo, spesso, il compito della poesia, in una sorta di intuizione spinoziana della verità?
    Il testo è affascinante, nella sua pura bellezza e l’uso delle virgole qui mi sembra quanto mai opzionale. Da mantenere, se devono offrire un senso di scansione ritmica, o da sostituire con altro segno… da eliminare, se si voglia proporre una lettura ininterrotta.
    Cordiali e ammirati saluti – come sempre

    1. E’ vero, alla poesia si chiede spesso di farsi ancor più che una cosa sola con la vita, farsi vita stessa, superare la biografia, il tempo, essere di slancio il solco in cui trascorrono gli eventi.
      Il tema della punteggiatura, che questo testo sembra sollevare più di altri, fa parte di quell’eredità invisibile che la poesia ha raccolto dalla musica. Ci sono ritmi interni, letture (esecuzioni), che scavalcano la metrica dichiarata.
      Rifletterò su tutte queste vostre osservazioni, quando sarà tempo di metter mano a queste parole, quando saranno libere dal tempo che le ha ispirate e da questi giorni.
      F.

  4. un pensiero nel giorno della festa del padre..
    il cui ricordo sembra non lasciarci, anche dopo molto tempo ed è giusto così..
    la vita scorre, noi eravamo, siamo e saremo..
    un saluto

    1. La sua osservazione è lecita. E’ un punto delicato, questo della punteggiatura, specie in una prosa che manifesta la propria indecisione poetica. Molte di quelle virgole prima della congiunzione sarebbero cadute (o sarebbe persino caduta la stessa congiunzione) continuando a capo il verso.
      Nel poemetto in inglese/tedesco che sta per uscire, ho abolito i segni convenzionali della punteggiatura, sostituendoli (secondo precise convenzioni dichiarate in appendice e funzionali al costrutto visivo che intendevo dare) con altri, che ricalcano quasi sempre la funzione sintattica originaria.
      Sarebbe un bel discorso da intraprendere: le pause nel testo, la sua ritmica. Diversamente dalla musica, in cui mi pare siano più chiare le regole, qui ci si trova spesso ad indicare una intonazione secondo modalità non del tutto condivise.
      Ho annotato la sua osservazione a margine del testo. Quando si tratterà di rivedere lo scritto per dargli una forma più compiuta, prenderò sicuramente in considerazione l’equivoco che potrebbe sottendere questo mio uso della punteggiatura.
      Sempre la ringrazio per le sue osservazioni.
      F.

  5. Si è spinti alla parola come ci si sporge dalla propria pelle.
    Mi fa paura, tremendamente paura quando la poesia legge la vita poco prima che accada, quando si trova prima nelle parole quella cicatrice che si aprirà nel corpo.
    Oggi è un giorno scuro: ho accompagnato mio padre all’ospedale e il medico non si è pronunciato, ha detto che potrebbe andarsene.
    La poesia si pronuncia e non deve consolare, non deve neppure piangere me o se stessa. Mi aiuta a stare vicino a lui con un po’ di luce.
    F.

  6. Una prosa intrisa di poesia. Un bel modo di esorcizzare quella che mi sembra una dipartita. Ad ogni modo, ogni rigo pare scritto dalla necessità. È forse per questo che il brano è così bello (?)

    Sempre un piacere leggerti

    Luigi

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