Lettera: Finale Ligure, 7 Agosto 2009

 

cara *,

perché ti defili così in merito alla lettura? Leggere non è vezzo da vecchi, né mai un dispetto alla propria originalità, anzi, l’attenzione verso la poesia si impara proprio leggendo (prima di tutto), poi ascoltando, infine scrivendo. L’ispirazione è un elaborare continuo e segreto che chiede pazienza e di essere nutrita, accudita, nella zona scura dove nessun altro guarda, in un perimetro di figure e suoni circondati da alfabeti. Il testo è un’asportazione successiva di ciò che non è più accostabile a niente, giunto al suo realismo.
Bisogna arrivare a riconoscere in pochi segni le tracce delle parole, che chiedono di essere esaudite, scritte, e stanno lì, impresse nel vivo della memoria, della terra, per essere seguite nel fitto dell’oscurità, acrobatiche impronte di strani animali.
Pronunciare la propria parola ha spesso poco a che vedere con il parlare, lo scrivere di mestiere o d’esercizio. Bisogna coltivare a lungo un’alleanza silenziosa, paziente, perché essa abbia ritmo e respiro, tra tentativi e varianti. Altro è retorica, baratto di segni e cifre convenzionali, conteggio di sillabe a incastri, un po’ come imparare a mente quali chiavi aprono quali porte, senza tagliare muri e varchi nuovi, forgiarne altre.
Perciò non credo affatto a chi scrive trascurando la lettura. In ogni singolo verso andrebbe riportata la forza di una moltitudine di versi, che altri hanno scritto al posto nostro, prima di noi, e in ogni filo d’erba dovrebbe essere la radice del prato, il suo nome, e via dicendo, in una vera catena di affetti. Mai rompere questa alleanza.
Leggendo si prende una lunghissima rincorsa, che dà forza e, insieme, esattezza all’atto, al colpo centrato contro il silenzio. Stagioni intere e generazioni lontane si toccano in questo.

Con un abbraccio
Federico

 

5 comments

  1. La lettura diventa spesso, per lo scrittore, adesione critica o rifiuto, comunque un atto di accostamento a una struttura comunicativa e a un universo creativo che ha le sue regole e, naturalmente la sua collocazione storica. In realtà, la nascita di un prodotto poetico, ma anche di un lavoro in prosa, sono spesso secondari a un periodo di intense letture. Non si deve avere timore di subire l’influenza di altri poeti e scrittori. Se si possiedono una cifra personale e una specifica concezione del mondo, ogni elemento proveniente dall’esterno verrà integrato e rielaborato nel crogiolo della propria scrittura e l’arricchirà.

  2. La lettura è – come dici tu – una condizione chiaramente non sufficiente, ma imprescindibile, perché certe cose possono giungere solo attraverso il suo aspetto documentale (penso, ad esempio, a esperienze storiche lontane nel tempo e nello spazio per poter essere sperimentate direttamente).
    C’è poi da dire che l’atteggiamento di disponibilità verso i testi altrui è una condizione necessaria per costruire una vera comunità (artistica, letteraria) e un senso di appartenenza ad essa. Viceversa, si cresce nel diritto esclusivo di scrivere ed essere letti, un po’ come chi cresce per parlare senza ascoltare.
    Non è forse un caso che oggi sia difficile incontrare poeti autenticamente civili in Italia – ci sfugge un lato della contemporaneità, quello storico, attuale, che nessuno veramente racconta (il testimone è perso) e che sperimentiamo in modo troppo circostanziato, privato, nella vicenda biografica, per ritradurlo in versi.
    Volendo poi estendere oltre i caratteri di questa “coscienza” storica, non bastano neppure la politica, la storia ecc, bisogna essere sapienti anche in scienza: quali nuove maschere del mondo ci stiamo preparando ad indossare, dopo averle provate sull’ombra delle mani? Che cosa ci dicono i simboli in una formula, che cosa c’è dietro i numeri? Vedi, trovo che ci siano sono tante altre domande belle da portare in poesia.
    Concordo con te: un poeta è, in qualche modo “inevitabilmente”, un intellettuale. Non il viceversa, per fortuna. Non basta però forse il genio da solo, a sopperire all’isolamento. Anche la banale operazione di recarsi in un supermercato è una forma di contemporaneità, e, se fatta con coscienza, ci mette in contatto con qualcosa di ineludibile, così come il suono di una televisione, di una radio passeggiando per strada. Sono contatti superficiali, d’accordo, ma alcune di queste esperienze sono state per sempre vietate a Leopardi. Avrebbe scritto a quel modo il suo inno alla Luna, dopo lo sbarco del ’69?
    Non esplicito mai i destinatari delle mie lettere, anzi occulto spesso nomi e riferimenti espliciti al loro interno: cerco di isolare, via via che ci lavoro sopra, il senso dal contesto. Dopo tutto, penso che siano spesso cose che, in questa o altra forma, alla stessa o ad altra persona, chiunque possa scrivere o aver già scritto.
    Con un abbraccio
    F.

  3. Ma un orizzonte di tutti non è alimentato solo da letture e tradizione affinchè la corsa del verso o il nocciolo del dire sia la forza acquisita e dia la ferma sicurezza di tutto quanto maturato nel tempo dai predecessori, occorrerebbe anche vivere nel proprio tempo, conoscere le vicende politiche e sociali, darne una propria lettura, interpretazione, prendere una ragionata posizione, o argomentare comunque le proprie scelte di partecipazione o astensione, di accogliemento o repulsa.
    Conoscere perciò la storia oltre che la letteratura, la politica e l’attualità.
    Occorrerebbe cioè una visione da intellettuale. Eppure non si può da tutto ciò giungere alla conclusione che solo un intellettuale può essere un buon scrittore o poeta. Per quanto una lettura che tocchi le fibre del cuore giunge al cuore degli altri solo se filtrata alla luce di un intelletto -scrittore.
    Non era chiaro nel tuo scritto il riferimento alla scuola, l’essere cara una cara scolara, ma certo è limpido il senso e condivisibile molto (e convincente pure) dell’importanza della lettura.

    un abbraccio

  4. A volte mi “batto” contro la scrittura che esclude (o trascura) un’adeguata lettura a monte. E’ una questione di equilibrio tra l’ascolto e il discorso: bisogna imparare ad accogliere per essere accolti, ad ospitare per essere ospitati. Molto spesso, sono giovanissimi a trascurare la lettura e in questo la scuola ha certo un bel peso (a tutti i livelli) con insegnanti che (non solo in fatto di poesia) attendono la consacrazione di un autore per proporlo e, non indugiando troppo naturalmente, sui cosiddetti “minori”, sino a che non siano cresciuti di statura, cifra critica.
    Chiaramente sto facendo un discorso che vale solo in una certa prospettiva: nel proprio diario si può scrivere anche senza un rapporto con la contemporaneità, perché in quel caso storia e biografia coincidono. Diversamente però accade quando l’orizzonte vuole essere quello di tutti: non basta più attraversare il proprio cuore, toccarne le fibre, anche con pudore e onestà. Occorre, in qualche modo, venire a conoscenza di qualcosa di superiore, che riguarda tutti: la lingua non va lasciata sola. :-)
    F.

  5. Oh e chi sarà mai questa cara che offende la letteratura? Leggere certo è importante. Ci mancherebbe . La mia ultima lettura è Hesse. Attualmente sto leggendo “Il lupo della steppa”. Che non si dica che io non leggo eh, come questa cara che però, già senza conoscerla, mi sta simpatica ;)

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