Lettera: Finale Ligure, 19 Luglio 2009

 

caro *,

che piacere risentirti!
Ho letto già diverse volte quello che hai spedito, ieri notte al rientro e stamattina, poco prima di scriverti.
Hai scoperto molti segni indecifrati sulla tabula rasa del testo, hai fatto quasi una mappa sottile di tutte le cavità di tarli nel suo legno antico. Ci sono spunti che tracciano al di là di quei confini scritti, delimitati in versi, idee nuove che chiariscono altrettante cose nuove in quello che ancora non hai letto, a cui lavoro già da molti mesi. Le tue parole gettano barlumi su un’altra strada – di ciò ti sono grato, sinceramente. Non penso affatto che la tua riflessione sia pesante, circostanziata troppo, di certo non per chi desideri la mappa di una città, non la sua guida turistica.
“L’ago della fiamma” – in tutte le varianti che hai annotato – ha origine nel quotidiano di certe pratiche in laboratorio all’università. Spesso mi trovavo a contemplare l’esile figura di una fiamma, il filo azzurro per sterilizzare, incidere, fondere, piegare. In essa la ragione degli elementi e delle loro ponderate combinazioni. E similmente, l’ardere di un cero che non fa rumore o molti ceri nei luoghi di culto (chiese, sepolcri, templi) mi hanno avvicinato a una sorta di culto privato del fuoco. Il colore di certe fiamme, così vicino a quello dei cieli, così vicino al buio anche, la forma stessa di fiammelle indisturbate, quasi ad ogiva, verticali, insensibili al loro peso, non all’aria, o come aperture, occhielli, crune di luce – che incanto!
Se poi hai per caso visto il film che ho montato da alcuni estratti del libro, avrai notato come la penultima scena centri la comparsa/scomparsa di un volto di ragazza nella luce artificiale/sacrificale di un fiammifero.
Questo è per ora il modo in cui mi sento di circoscrivere (consapevolmente) il dettaglio che hai colto.
C’è poi sicuramente una persuasione più misteriosa, musicale, certo più legata al significante sonoro: la consonante che lega due vocali in successione, l’aperta e la chiusa. Per questa ragione, in passato, ho avvicinato talvolta ago/agio, come si mettono a fuoco, a contrasto, colori vicini. Ma qui ci addentreremmo in un friabile terreno, non sicuro, saldamente acceso forse in un substrato psichico, da cui si può pescare solo senza fare luce.

Sperando di avere presto di nuovo tue notizie.
Federico

 

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