Lettera: Finale Ligure, 3 Marzo 2009

 

caro *,

non la gloria postuma insidia la memoria di un poeta a dispetto anche dell’incredulità, ma quel radicale attaccamento ai versi in chi gli sopravvive, fuori di registro nell’immaginario e adatto poco più che al sentimento. Chi può mai sapere in fondo il senso “vero” dato alle parole, ciò che le precede e le sostiene, come i tratti in un dipinto confusi nell’impasto del colore? Forse le motivazioni sempre oscure ispirano tesi a volte assurde, oltre i meriti del testo. Con ciò l’eternità diviene istanza in un poeta e annulla ogni ritardo con la storia.
Sistematicamente un paio di generazioni in ritardo, si ricompatta una schiera di scopritori, di un libro o di un autore trascurati, come se a garanzia dovesse giungere la morte, armati ora di intenzioni buone e di infallibili ragioni, ma avreste messo altrettanta cura e zelo a lui contemporanei?
È bene ci sia chi dissotterra i sepolti vivi, ma non meno importante è la presenza di chi non seppellisce i vivi anzitempo, o ai più non resterà che una perenne immagine di zuffa, oziosa disputa archeologica nei solchi della storia, tra i litigiosi letterati e i miopi, tra quelli già occupati a rinvenire fossili dovunque o a seppellirne altri, i propri, lasciando ai posteri le regole e le tracce dello stesso gioco.
Sin troppo umana, neppure maliziosa forse, è questa superficialità con cui si ricompensano i rapporti. Si scopre tutto allora dopo per il vuoto, il vuoto vero dico, quello divenuto finalmente incolmabile nel tempo, per sfida giunti alla vera assenza e questo schema sembra ripetersi nella più assidua normalità, senza colpa.
Perdona il contenuto o il tono con cui ti scrivo. Sai che non voglio dubitare della buona fede di chi conosco poco, ma, a tacere, sento un torto fatto a chi è scomparso, in nome di qualcosa di incorreggibile, perpetrato da generazioni e, perché non c’è scampo, sta accadendo ancora, segretamente chissà con chi, chissà per quali nomi appena pronunciati oggi si parlerà di gloria già domani.
Neanche ai Santi spetterebbe forse dopo morti una ricompensa.

Un abbraccio sincero
Federico

 

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