lettera a * sulla poesia come “equazione perfetta”

cara *,

spesso un blog è come in superficie un fiume, accumula detriti e rami secondo la corrente. Hai fatto bene a cominciare a leggermi scegliendo una sequenza, i testi numerati in progressione. Se avrai pazienza, un giorno li avrai in un libro tra le mani, e troverai che sono un po’ diversi allora, in uno schema forte, che si chiarisce ancora mentre scrivo e che non è una qualità esteriore all’opera, su cui si fonda da principio indiscutibilmente certa. In sé una poesia è incompiuta sempre, e s’apre di continuo al nuovo, lo anima e lo ispira.
Per questo, all’equazione che tu poni “esser perfetta”, si parano dinanzi quei problemi e le contraddizioni, che non vorrei io sciogliere con tecnicismi logici. Da sé la poesia dispone ad essere “risolta”, ma è data dunque l’esistenza di una soluzione esatta? Il fatto di essere equazione, riguarda poi che tra due “cose” esista non la somiglianza, ma proprio identità per certe condizioni.
È suggestivo ripensare ai modi in cui s’indagano equazioni trascendenti, dati per l’analisi teoremi d’esistenza. Algoritmi iterativi, pure sinfonie formali scandite ai clock dei processori, si adoperano a costruire numeri via via più verosimiglianti, sfiorano i caratteri dell’infinitesimo, riducono gli scarti in un’opera meticolosa di calcolo.
La poesia a priori invece non è certa, né in principio vale dire che, già una volta scoperta, si troverà a quel modo sempre nello stesso punto.
Anche la scrittura muove spesso a verosimiglianza, verifica nei versi un suo schema, che non è solo metrico, e che racchiude in sé le strette implicazioni tra fonetica e semantica. In realtà però, alla luce di quanto ho scritto, penso sia impossibile tracciare la demarcazione tra una poesia e la sua parola, con ciò separare l’equazione dalla soluzione, se non in forma astratta, simbolica, così com’è esibire l’allineamento completo di un irrazionale, cogliere la struttura di π o √2, o, dall’altissimo stelo su cui s’arrampicò Diràc, il fiore dell’infinito.
Eppure, vedi, è bello anche il solo parlarne, liberamente interrogare il caso segnando le due facce a una moneta. Qualcosa accadrà.

Un abbraccio
Federico

 

One comment

  1. le conservo tutte le epistole.

    ti lascio dei versi

    Sciacquettìo d’ossa
    ed occhi accecati di sale
    nel riverbero delle reti
    parche di raccolto

    Nella scia della lampara al litorale
    sarà forse la luna ad essermi nemica?

    Grata allo sguardo
    d’un miraggio nella neve
    raccolgo i capelli con una matita

    Li scioglierò coi ghiacci
    a primavera
    per disegnare gemme
    ai mandorli rosa

    Umido tra le scapole
    nel languore d’inverno
    greve la pioggia nelle pieghe del silenzio

    Richiudo nello scrigno il ciarlare della luna
    resta il vapore
    nel respiro della notte.

    Parla di primavera questa foschìa nera.

    Attendo luce a rompere i cristalli
    saranno d’iride i colori sulla pelle

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