Lettera: Finale Ligure, 21 Dicembre 2008

 

caro *,

con metodo impegno giorni interi alla scrittura, per non lasciare estravaganti liberi un domani, in mano ad altri, a chi collegherebbe per cronologia i nomi, i luoghi, le date ora imponderabili alla vita. Vorrei si concludesse tutto prima che sia tardi e, giunto a quel momento, riconoscessi che non avrei potuto dir di meglio se anche avessi avuto tempo.
Più volte, seriamente, mi hai chiamato all’ottimismo dei miei anni e contro questa urgenza – non so da cosa ispirata – di governare tutta l’improvvisazione scritta, ripetere tante volte la stesura dello stesso testo, come farei le bozze prima di un dipinto. Ma capita che, rileggendo all’ultimo la prima, la trovi preferibile, consideri così l’arrivo il punto di partenza. La scrittura può avvenire in sé – direi nell’anima, se appena ci credessi – può esser lì che debba io apportare le mie correzioni, toccando la parola che resiste, sino a che si volga in luce e accertare la sua perfezione allora, non la volontà in ciò che è scritto.
È un po’ come guardarsi il palmo delle mani, tenerlo aperto innanzi, chiedendosi come sarà mai il proprio volto in quegli istanti.

Con un sincero abbraccio
Federico

 

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